Il libro di Ruggero Cappuccio sarà presentato alle 17,30 di domani, lunedì 25 novembre, a Sarno, presso l’auditorium dell’Istituto comprensivo “Giovanni Amendola” di Sarno: dopo i saluti di Antonella Esposito e di Vincenzo Salerno, discuteranno con l’autore Giuseppe Canfora, Rosa Maria Grillo e Andrea Manzi. Modererà il confronto Maria Manzo.

Ruggero Cappuccio, Paolo Borsellino Essendo Stato, Milano, Feltrinelli, 2019

A quindici anni dalla prima uscita torna in libreria Paolo Borsellino Essendo Stato di Ruggero Cappuccio. Una “partitura aperta” lo definisce l’autore, che ha viaggiato “parallelamente alle vicende giudiziarie e umane”; allo stesso tempo, un lavoro ancora in fieri dentro il quale Cappuccio ha sentito la necessità di aggiungere “nuove parole che raccontassero nuovi avvenimenti”. Si amalgamano così, in questo libro polifonico, voci e forme diverse: tutte però perfettamente funzionali all’intreccio narrativo, tutte indicative dell’originale esercizio di scrittura offerto in quest’opera multiforme. Diventa, ad esempio, preziosa la fedele testimonianza storica (graficamente proposta con un carattere di stampa differente da quello usato nel testo) resa al lettore attraverso la riproduzione di alcuni stralci delle dichiarazioni rilasciate da Paolo Borsellino e Giovanni Falcone al Consiglio Superiore della Magistratura il 31 luglio 1988. Altrettanto importante risulta – come atto connotativo della ‘storia’ di Paolo Borsellino scritta da Cappuccio – la scelta di citare, a mo’ di epigrafe di ciascun capitolo, passi tratti dall’Epitafio di Pericle per i caduti del primo anno di guerra di Tucidide, capaci di allineare e accomunare sullo stesso asse temporale due vicende lontane nel tempo: “Lasciarono la vita/non nel momento/del supremo terrore/ ma al culmine della gloria”.
Un comune sentire che si rivela anche scorrendo l’indice, nella scelta dei titoli delle undici sezioni della prima parte del libro: in latino, ricavati dai versi dello Stabat Mater (e, in particolare, sembra essere la versione musicata da Pergolesi il testo di riferimento), inevitabilmente accostando la sofferente madre di Cristo all’altrettanto “dolorosa” madre del giudice che lo aspettava proprio nel giorno del suo assassinio. Non va però dimenticato che la scrittura di Ruggero Cappuccio è – o, forse, è prima di tutto – quella del drammaturgo e del regista. Nei due anni successivi alla prima edizione Essendo Stato fu rappresentato con successo in numerosi teatri italiani (il Piccolo di Milano, la Pergola di Firenze, il Mercadante di Napoli, il Biondo di Palermo); e letto in affollatissimi incontri pubblici nei licei e nelle università, col sostegno di Pietro Grasso, di Franco Roberti e di Oscar Magi. Sempre rispetto alla versione iniziale, il libro si arricchisce adesso dei disegni (“movimenti” numerati) di Mimmo Palladino che aprono – riassumono e interpretano – ogni singolo capitolo della storia; e delle fotografie di Lia Pasqualino nella seconda sezione del volume intitolata “L’arte della giustizia”. In queste pagine Ruggero Cappuccio può raccontare la genesi del testo: la sua officina di scrittura (la lingua, l’uso delle parole e gli scrittori chiamati in causa, partendo dalla poetica di Tomasi di Lampedusa attraversando l’“inclinazione archeologica” dei pensatori siciliani Pirandello, D’Arrigo, Bufalino, Sciascia, Brancati, Verga per finire con Lucio Piccolo); il primo incontro con la moglie del magistrato, Agnese Piraino Leto e la telefonata ricevuta dalla vedova dopo un mese. Si scusava per il ritardo, imputabile alla lettura di Essendo Stato: “Ho potuto leggerne solo una pagina al giorno. Le lacrime annebbiano la vista”. Diario intimo, “lettera post-mortem vitale e intima”, testo pensato per una messa in scena teatrale (e diventato poi sceneggiatura televisiva): sono, anche in questo caso, molteplici e tra loro diversi le opzioni di lettura suggerite nelle pagine conclusive del libro. Tutte però sembrano perfettamente convergere nel riconoscimento di un duplice privilegio offerto a Ruggero Cappuccio quando ha deciso di occuparsi di Paolo Borsellino: “Il primo sta nel sentire come, capovolgendo il senso ambiguo di quelle parole che furono donate all’uomo per nascondere i pensieri, si possa raggiungere invece la limpidezza di quei pensieri che furono donati all’uomo per pronunciare parole sincere. Il secondo privilegio si collega alla memoria della forza e del sorriso di sua moglie Agnese. Quella forza e quel sorriso non hanno mai smesso di vivere in quanti, come me, l’hanno conosciuta. In essi c’è il sigillo etico e vitalissimo che mi ricorda ogni giorno quale sia il modo più giusto per stare al mondo”.