Europee, l’irrecuperabile inutilità del voto utile

Esso è ispirato da una visione ottusamente maggioritarista, il cui portato inevitabile è una caduta rovinosa del sostrato etico – ideologico dei sistemi nei quali “la sovranità appartiene al popolo”: la fondamentale importanza delle minoranze, condannate non all’irrilevanza, ma all’estinzione

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Comincia la settimana del voto utile. Una settimana in cui i giornaloni mainstream sembreranno scritti dalla stessa mano, quella della buonanima di Montanelli, tanto saranno pieni di sottintesi inviti a turarsi il naso (mai farlo troppo a lungo: può insorgere l’abitudine a respirare solo con la bocca), e di ipocriti appelli al senso di responsabilità. Il voto utile, meglio dirlo subito, è il più subdolo tentativo di truffa in democrazia. E’ – per rimanere nella metafora penale – un’istigazione alla bancarotta per distrazione: spinge l’elettore al fallimento (morale, ideale: cos’è infatti la dissociazione dalle proprie idee?), invitandolo a “distrarre” l’unico bene di cui dispone. Il voto utile è ontologicamente un imbroglio: non serve – per esplicita ammissione di chi lo richiede – nella competizione per la quale viene chiesto, e tutto ciò che non serve è, a rigor di logica, inutile. La teoria e la pratica del voto utile rappresentano i danni collaterali dell’implosione di un sistema politico. Perché mortificano il destinatario della richiesta non meno del mittente. Del primo, ridotto a mero numero, sterilizzano l’orientamento ideale; del secondo, certificano l’abissale indeterminatezza programmatica, la cosmica vacuità ideologica, l’angosciante inconsistenza politico – culturale. Il voto utile, suprema forma di mercificazione del consenso, si fonda sull’urlo disperato e disperante di Montale: “Non domandarci la formula che mondi possa aprirti/sì qualche storta sillaba e secca come un ramo./Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo/ciò che non vogliamo”. L’appello al voto utile – è un classico – si articola sulla sottolineatura cinica e spregiudicata di una paura: i barbari alle porte. Niente di più falso, soprattutto perché quando scatta l’appello solitamente i barbari sono già arrivati, e hanno trovato le porte aperte. Spalancate. Il voto utile è, dunque, un’escrescenza purulenta, infetta, sul corpo di una comunità democratica. E’ indice primario di un’alterazione della fisiologia e quindi, nello stesso tempo, il sintomo di una patologia preoccupante. La democrazia è – tra tutti quelli tramandati dalla tradizione Otto e Novecentesca – il sistema politico maturo per antonomasia, fondandosi sul principio dell’autodeterminazione dei governati. Ma basta poco perché questo equilibrio fragilissimo, probabilmente tra i più fragili in natura, salti aprendo la strada a una degenerazione, a torsioni violente e drammatiche della sua articolazione nella realtà storica. Perché il voto utile, aggredendone la forma – il meccanismo attraverso il quale una democrazia si sviluppa, si nutre, si rigenera periodicamente – ne intorbida pericolosamente la sostanza. Esso è ispirato da una visione ottusamente maggioritarista, il cui portato inevitabile è una caduta rovinosa del sostrato etico – ideologico dei sistemi nei quali “la sovranità appartiene al popolo”: la fondamentale importanza delle minoranze, che il voto utile intende condurre non all’irrilevanza, ma all’estinzione. E’ un virus, questo, contro il quale le democrazie più moderne e avanzate sono vaccinate; la nostra, fondata su una presunzione di perfezione mai aggiornata ai tempi, no. L’utilità del voto è misurabile con il grado di aderenza che esso ha con i principi morali, ideali, politici di chi lo esprime. C’è, e ci sarà sempre in democrazia, un rapporto di proporzionalità diretta tra le due cose, pena uno svuotamento di senso del rito elettorale. Per questo, se durante l’ultima settimana di campagna elettorale qualcuno vi chiederà di dare un voto utile, diffidate di lui e allontanatelo, come si fa con i turlupinatori. Perché, nel momento stesso in cui vi avrà parlato della necessità che il vostro voto serva a qualcosa – ai suoi scopi, principalmente – l’avrà condannato a un’irreversibile, inemendabile, irrecuperabile inutilità.