Fitoterapici molto utili, ma attenti all’uso

La fitoterapia, madre dell’attuale farmacologia, spesso confusa con l’assunzione dei famosi “rimedi della nonna”, è da considerarsi una branca della medicina naturale e non può definirsi “alternativa”.

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La fitoterapia, madre dell’attuale farmacologia, spesso confusa con l’assunzione dei famosi “rimedi della nonna”, è da considerarsi una branca della medicina naturale e non può definirsi “alternativa”. Da piante, funghi, licheni, alghe e altri prodotti vegetali si possono estrarre i fitocomplessi. Questi cocktail di principi attivi, dotati quindi di effetto terapeutico, hanno una specificità d’azione su organi e agiscono per sinergia: una strategia terapeutica che colpisce contemporaneamente vari bersagli dello stesso organo con un’azione meno mirata rispetto a un farmaco sintetico, ma efficace più a lungo.
Come tutte le medicine, anche la fitoterapia ha i suoi limiti, le indicazioni d’uso principali sono rivolte ai disturbi cronici: ad esempio un mal di testa occasionale è difficile che passi con trenta gocce di fitocomplesso “x”, ma una cefalea cronica può essere attenuata con l’assunzione prolungata di rimedi che agiscano sulla causa, così nella prevenzione delle malattie da raffreddamento l’echinacea, indicata per potenziare le difese immunitarie contro virus e batteri, va consigliata particolarmente nei periodi invernali. Estratti secchi, estratti liquidi, tinture madri, gemmoderivati, olii essenziali di prodotti vegetali riempiono gli scaffali di erboristerie, sono reperibili in farmacie e si possono acquistare sul web. Bisogna però fare molta attenzione sulla competenza e affidabilità della ditta produttrice, tracciabilità e metodo di trasformazione del prodotto, perché uno dei rischi connessi all’assunzione continua di prodotti fitoterapici è quello della contaminazione della materia prima di pesticidi, metalli pesanti, batteri e tossine. È importante sapere che molti rimedi naturali, in virtù della loro azione terapeutica, possono avere controindicazioni ed effetti collaterali: il ginklo biloba e l’olmaria non devono essere assunti da chi prende anticoagulanti, l’iperico può potenziare l’effetto di alcuni antidepressivi, la bardana interferire con gli ipogliceminizzanti. In gravidanza e allattamento si sconsiglia l’uso di fitoterapici se non dietro prescrizione del medico competente, infatti anche alcuni “banali” lassativi quali senna, cascara e frangula possono determinare contrazioni uterine: pochi sanno che la ruta ha proprietà abortigene. Insomma, i fitoterapici vanno assunti con cognizione di causa. Attenzione particolare ai cocktail dimagranti che possono far gola per gli effetti miracolosi con cui vengono proposti sul mercato, certo che per ottenere un fisico perfetto è più semplice acquistare e ingurgitare il prodotto di turno piuttosto che affrontare il sacrificio che impone il far proprio un corretto stile di vita. Ricordiamo che la salute non ha prezzo, infatti la salute non si compra!