Fonderie Pisano, la sentenza per il 22 ottobre

Nuove carte dei pm

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Processo Fonderie Pisano, la sentenza arriverà il 22 ottobre. Nell’udienza di ieri, controreplica del pm Mariacarmela Polito, titolare dell’accusa con il collega Marco Guarriello. La procura di Salerno ha presentato un’ulteriore memoria, fondata su una relazione dell’Arpac, per riassumere le presunte violazioni ambientali dello stabilimento di Fratte. Le irregolarità contestate sono tutte precedenti al 2014. Il gup Maria Zambrano – dinanzi a cui si celebra il rito abbreviato – ha ammesso il documento agli atti. I legali della difesa potranno replicare, depositando altre memorie, entro il 15 ottobre. Alla sbarra i titolari della Fonderia: Guido, Roberto, Ciro e Ugo Pisano. Con loro, accusati in concorso, il dirigente pubblico Antonio Setaro e l’ingegnere Luca Fossati. Per gli imputati, i pubblici ministeri chiedono la condanna ad un anno e sei mesi di reclusione, e una provvisionale di 150mila euro. All’ultima udienza presente il Codacons, con l’avvocato Matteo Marchetti, costituito parte civile insieme ad altre 50 persone. L’associazione denuncia altre emissioni, nella giornata di lunedì, quando «si registravano fumi e polveri provenienti dalle Fonderie Pisano ampiamente documentate e filmate». Il Codacons annuncia un’altra denuncia alla procura della Repubblica
L’attacco alla Regione. A margine del processo, si registra un altro attacco alla Regione. A firmarlo è ancora Lorenzo Forte, presidente dell’associazione Salute e Vita, anch’essa parte civile, come Wwf, Legambiente Campania, Medicina Democratica ed Impatto Ecosostenibile, rappresentate dall’avvocato Fabio Torluccio. «Ricordiamo che a costituirsi parte civile – dichiara Forte – sono stati anche il Ministero dell’Ambiente ed i Comuni di Baronissi, Pellezzano e, anche se in ritardo rispetto agli altri due, il Comune di Salerno. In questa filiera istituzionale, però, risultava un grande assente: la Regione Campania, i cui rappresentanti hanno tradito ancora una volta la popolazione che soffre, si ammala e muore, grazie alla politica complice del governatore Vincenzo De Luca insieme al suo vicepresidente Fulvio Bonavitacola. Ancora una volta hanno avuto la capacità di mentire, affermando fino all’ultimo che si sarebbero costituiti nella prima udienza del processo».