Forniture in Regione in mano ai deluchiani

Il ruolo equivoco del consigliere Cascone alla Soresa

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L’inchiesta di Fanpage sul ruolo avuto dal consigliere regionale Luca Cascone negli appalti relativi all’emergenza Covid conferma lo strettissimo legame esistente tra De Luca, Regione, Soresa e ditte, una vera e propria catena di comando. La presenza di Cascone, uomo fidato del governatore – amicizia sperimentata dal presidente in cinque anni di convivenza alla Regione e in sette al Comune di Salerno – non aggiunge, per la verità, granché a un assetto politico verticistico e al controllo asfissiante da esso esercitato su ogni fornitura. D’altra parte, un precedente, clamoroso servizio di Fanpage sugli appalti relativi allo smaltimento dei rifiuti, pur nella conclamata irrilevanza penale dei fatti denunciati, già evidenziava una gestione addirittura familiare dei negozi giuridici regionali. Il servizio su Cascone si pone, perciò, in linea di continuità con la datata denuncia giornalistica di una discutibile gestione delle attività della pubblica amministrazione regionale. La Soresa, questo emerge a chiare lettere, è una scatola vuota, i cui funzionari e dirigenti “prendono ordini” o “eseguono ordini” da un livello politico strettamente legato alla figura dell’onnipotente governatore. Certo, è un quadro che sgomenta, alla luce delle puntuali previsioni del Codice degli appalti che, per ogni fornitura, prevede procedure rigorose, ispirate al principio di fondo che tali attività, anche se talvolta discrezionali, non debbano mai essere arbitrarie o “privatizzate” o, comunque, ispirate da personaggi esterni all’amministrazione stessa. La Soresa, grande polmone per la gestione di appalti e forniture, nasce proprio per svincolare il potere politico dalle attività concrete di amministrazione. E il servizio dimostra, in maniera palmare, come la legge possa diventare, in tali circostanze emergenziali, lo scudo dietro il quale si muovono, con padronanza della macchina, altre forze e altre realtà che, per la loro natura, non hanno come fine l’interesse pubblico e il dovere della trasparenza, ma la redditività politico-pratica di ogni azione. Cascone, nella sua autodifesa imbarazzata, è costretto a scagionarsi nell’unica e goffa maniera possibile, dicendo che era al centro della dinamica degli appalti e delle forniture Covid in qualità di volontario, con tutto quanto ne derivi in termini di offesa alla più nobile e gratuita attività civica. Detto questo, il servizio, da un punto di vista rigorosamente giornalistico, lascia un po’ di amaro in bocca, perché non penetra al di sotto di un’evidenza già a tutti visibile da oltre un ventennio, con riferimento al sistema di potere deluchiano. Latita l’autorevolezza delle fonti (compare un anonimo e improbabile broker che discetta con fare assertivo senza qualificarsi), non vi è alcun accenno alla congruità delle forniture, nessuna dettagliata e certificata modalità delle presunte intermediazioni di Luca Cascone. Un’inchiesta, se è davvero tale, copre spazi e talvolta segnala episodi concreti sfuggiti alla stessa magistratura, indica persone, luoghi, circostanze, e lo fa con tempi dilatati ma puntuali rispetto a quelli tradizionali della cronaca. Invece, nulla di tutto questo: si è scomodato un genere giornalistico, l’inchiesta appunto, che è il banco di prova del giornalismo maturo, per confezionare indicazioni generiche di un giornalismo da tavolino, in grado di generare, tutt’al più, polemiche da tinello, incapaci di creare conseguenze concrete e addirittura con il rischio di uno spaventoso, e per il ceto deluchiano provvidenziale, effetto boomerang.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)