Forza Italia, De Siano verso le dimissioni

Sotto il giogo di lotte intestine e liste pulite: altre fibrillazioni dopo la rinuncia di Cesaro

0
435
Domenico De Siano

Scosse telluriche agitano Forza Italia, in piena campagna elettorale. Le onde sismiche farebbero dimettere il coordinatore regionale, Domenico De Siano. Novità importanti potrebbero esserci lunedì, sussurrano ai piani alti del partito. Lo stesso partito oggi diviso, lacerato da lotte intestine. Il detonatore è stato il caso liste pulite. Uno slogan usato come clava dalla Lega, in vista delle regionali. Come un effetto domino, sta decapitando la leadership forzista. Prima l’autoesclusione del capogruppo Armando Cesaro, messo sulla graticola dagli alleati, quindi costretto al «passo di lato». Ora l’addio su cui medita De Siano. Cesaro jr, figlio del senatore Luigi “Giggino”, è uscito di scena nel gelo. Annunciando di non ricandidarsi, ha sottolineato il silenzio assordante, intorno a lui, tra i maggiorenti di Fi. E adesso, senza la sua macchina da voti, Forza Italia inizia a tremare. Sulla scia di quei veleni, potrebbe lasciare anche De Siano. Il coordinatore è già indebolito, dal siluro “liste pulite”, piombato sull’asse con Cesaro. Ora vacilla la diarchia al vertice di Fi in Campania. Le dimissioni, per fonti interne, sarebbero un «segnale di disimpegno al partito per le scelte non condivise». Ovvero la mancata difesa di Cesaro, l’assenza di una linea garantista, di fronte agli assalti di Salvini. «Invece nessuno si è esposto – spiega qualcuno -, a momenti è arrivata più solidarietà da Fratelli d’Italia». Ora come ora, tra De Siano e il partito esisterebbe «un solco». Una voragine da cui potrebbero scappare molti voti. I Cesaro sono la cassaforte dei consensi forzisti, in Campania. E al di là dei proclami, una sensazione aleggiava, durante la presentazione di Caldoro. Quel giorno, Armando Cesaro ha postato un selfie dalla spiaggia. Come dire: altro che lavorare pancia a terra, per portare acqua al mulino di Fi. Un messaggio plateale, ma anche un allarme per il candidato presidente.
Lo strappo di Cesaro. Otto giorni fa lo strappo di Cesaro. Il prologo, forse, di quello di De Siano. La rinuncia a candidarsi spiegata in conferenza stampa. Agli atti, frecciate al suo partito e a Caldoro. Per carità di patria, salva «il presidente Berlusconi» e De Siano, seduto di fianco a lui. Così. in Forza Italia, inizia la notte dei lunghi coltelli. Cesaro rifiuta pure il coordinamento provinciale di Napoli, offerto dal coordinatore regionale. La frattura è ampia, e non la nasconde. «Il presidente Berlusconi mi aveva richiesto di essere in campo e aveva dato il via libera alla mia candidatura – racconta Cesaro jr – . La scelta di candidarmi o meno è diventata una decisione personale, mia e di nessun altro. Dopo aver riflettuto a lungo, ho deciso di fare un passo di lato nella serenità che mi ha sempre contraddistinto. Lo devo a me stesso, alla mia serenità ai miei cari, alla mia compagna, ai ragazzi che hanno condiviso con me il percorso politico». I toni sono diplomatici, per forza di cose. La realtà però è più cruda. Dal giorno del sudatissimo accordo sui candidati presidenti – il 22 giugno – è partito il timer per lo scalpo di Cesaro. Un minuto dopo l’ intesa, Salvini emetteva il diktat, al grido di “liste pulite”. Da allora, in Forza Italia non si è levato un fiato, per difendere il capogruppo, la cui dinasty politico-imprenditoriale è travolta dalle inchieste. Agli atti, solo una difesa d’ufficio del coordinatore De Siano, al primo colpo di mortaio, sparato dall’emissario leghista Molteni. Poi il nulla. «Quanto ti sei sentito tutelato dal tuo partito?» gli chiedono in conferenza stampa. «Quanto avete letto» risponde laconico. Ossia: quasi zero. E se l’ostilità per Salvini, ricambiata, è palpabile, nell’aria si coglie il disappunto per Caldoro. Ma Cesaro e De Siano, in tandem, colpiscono di fioretto. Il primo cita Filippo Turati («La ferocia dei moralisti è superata soltanto dalla loro profonda stupidità»). Il secondo riesuma un celebre aforisma di Pietro Nenni («A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura»). Non sono nomi a caso: «Veri socialisti» chiosa caustico Cesaro, rifilando una stoccata al socialista Caldoro, rimasto muto sul caos “liste pulite”.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)