Francesco, il pazzo di Dio

Ancora oggi, il suo messaggio di pace e di bene, in perfetta letizia, accompagna questa nostra umanità, che soffre e geme, anela ed ansima

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Correva l’anno 1220 dell’era volgare.
L’esercito della quinta crociata, da tempo, assediava Damietta, in terra d’Egitto.
Malik Al Kamil, sultano ed Imam sufi, era preoccupato della dilagante epidemia di colera e peste in città e in tutta la periferia.
Amico fraterno di Federico II, specchio e stupore del mondo, mirava alla pace.
Nel campo avverso, tanti i cristiani delusi, gli avventurieri, di ogni sorta, partiti con le flotte delle Repubbliche Marinare, con tanto di benedizione papale ed iniziale entusiasmo, unito a sete di conquista e di ricchezze.
Spesso non si gioiva e, per sedare il malcontento e la fame, si ricorreva alla decimazione.
Le truppe della croce miravano ad altri territori, che avrebbero fornito beni materiali, ori e spezie.
Tra gli occupanti accampati, un panorama variegato di credenti, uniti nel “Gott mit uns” (Dio è con noi), dal pezzente al cavaliere, tutti in cerca di gloria e fortuna.
Proprio tra essi, il poverello venuto da Assisi, denutrito, per i lunghi digiuni e penitenze, in cerca di pace e santità, anche tra i nemici.
Dopo inutili imbarchi, era giunto, finalmente, in terra africana, col calore della sua Parola.
Vestito di un umile panno, alla sufi, senza niente, tranne la sua fede appassionata, voleva incontrare il sultano.
Giunto, miracolosamente incolume davanti alle mura nemiche, scalzo ed inerme, col rischio della vita, venne accolto in città, al cospetto del capo degli infedeli.
Studioso ed esperto di lingua latina, provenzale ed araba e, già figlio di un ricco mercante, Francesco, pur avendo rinunciato a tutti i suoi beni, espose le ragioni della sua presenza, con un chiaro invito alla pace tra i popoli, figli di un solo Dio, comunque e qualunque Esso fosse, con tutti i Suoi attributi.

Sono migliaia le opere pittoriche ispirate dal carisma del Santo di Assisi

Anche nel paradiso islamico ci sono tanti punti di contatto con il cristianesimo, dal cielo di Isù, figlio di Maria Vergine, fino al cielo di Ibraim, nostro padre Abramo.
E ersino il cugino di Gesù, il Battista, è venerato con l’appellativo di Ja Ja.
Certamente, Francesco, come poco dopo Dante, conosceva il viaggio notturno di Maometto, accompagnato dall’Arcangelo Gabriele.
I punti – ponti di contatto, esistevano, dunque, da sempre, persino tra la povertà francescana ed il sufismo islamico.
Il riferimento ad un unico Padre, che abbraccia con la Sua misericordia tutti i figli, annullando spazio e tempo, era già condiviso da spiriti illuminati di razza e religione diversa, animati da fraternità universale.
Già allora, come sempre, sotto la pelle ambrata, bianca o arsa dal sole, lo stesso sangue scorreva nelle stesse vene fino al cuore, il centro propulsore della vita.
Al creatore di tutte le creature, di ogni cosa visibile ed invisibile, va attribuita ogni lode, se la Sua creatura sarà capace di liberarsi da tutto e di legarsi, anello di una catena infinita, alla fraternità che supera ogni distanza, ogni diversità, ogni interesse materiale.
Così, solo nella povertà, intesa come ricchezza e stile di vita, si potrà trovare la pace e la concordia e la bellezza dell’amore profondo e dilagante cospargerà, con il suo coinvolgimento planetario, l’intero universo.
Con Francesco, nel sogno di un mondo più umile e, finalmente, più umano, si troverà la vita nella morte, la gioia nelle sofferenze, la luce nelle tenebre.
Ciò che è in alto sarà portato in basso e persino il finito sarà nuova scintilla dell’infinito.
Lo stesso sultano, ricco del pensiero di quelli della panca, i maestri-sceicchi, accoglierà, in fraternità, questo umile fratello che “O è pazzo o è profeta illuminato”.
E probabilmente, è l’uno e l’altro.
Così, la pazzia di un uomo diventa santità ed il cantore delle laudi, ricevuto come un fratello, avrà un salva condotto, che lo porterà, incolume e riverito, fino al Santo Sepolcro, ed a Betlemme, dove sorge, ancora, una comunità francescana.
Si creano, già da allora, i ponti – punti della futura fraternità planetaria.
La stessa accoglienza fra le mura islamiche dei poverelli di Assisi, rimane, così, carica di sacralità mistica ed umana.
La fraternità, tra i seguaci di Francesco e i sufi di Alì e Fatima, sarà, sempre, un exemplum.
Nello stesso cammino nella povertà, senza alcun mezzo di sussistenza, si educa l’umanità intera alla condivisione di un sorso d’acqua e di un pezzo di pane, viatico per altro cammino.
Ed anche i confratelli sufi pregano, con lui, nel lungo cammino verso i luoghi sacri.
Dopo tante peregrinazioni, il Santo ritorna in Italia per riorganizzare il suo esercito scalzo, armato di sola fraternità ed amore.
Eguali e liberi, tutti condividono, quel poco che hanno, con gli ultimi.
L’amore dilaga e nascono nuovi cenobi, nuovi conventi, retti da serafica bontà e luce cherubica.

I prodigi di San Francesco hanno ispirato molti capolavori della pittura rinascimentale

Tutto e tutti, con la loro presenza, testimoniano la grandezza di Dio, dall’acqua al fuoco, dalla terra all’aria, tutto è immagine del Suo grande disegno.
Anche l’albero, espressione di vita, con la sua mole tesa verso l’alto, assieme con la più crudele e lupigna bestialità animale, tenderanno, così, verso la santità.
Puntando oltre la morte e la vita, in un transito alterno, da e verso altri destini, tutto e tutti aspireranno al cielo.
Anche quella donna che sposò Cristo sulla croce, abbandonata e derelitta, millecento anni e più, fu accolta, come sposa e compagna di vita, nel quotidiano di Francesco.
Ancora oggi, il suo messaggio di pace e di bene, in perfetta letizia, accompagna questa nostra umanità, che soffre e geme, anela ed ansima.
Rendendola capace di apprezzare l’aria che respira, l’umiltà che la sorregge, il cielo che la ricopre, nelle tenebre e nella luce, tutto acquista nuova luce.
In questa globalità irenica, trova espressione la comunione eucaristica della pace.
Ancora figli di un solo Padre, in questo atomo opaco vicino al disgregarsi, con Francesco, ci si avvia, ognuno con la sua parola e il suo anello, verso il sigillo dell’unico Padre.
E vincerà la filia e l’Amore che move il sole e l’altre stelle.
Solo in questa prospettiva, si salverà il mondo dall’incubo dell’uragano e, dopo il tempo del Padre e del Figlio, verrà, finalmente, l’età gioachimita dello Spirito Santo, della vita nova.