Francia, Macron pronto a dichiarare lo stato di emergenza

Oltre 100 feriti e 270 fermi il bilancio degli scontri di ieri: convocata una riunione d'emergenza

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Una riunione d’emergenza dell’esecutivo francese per fare il punto sull’inasprirsi della protesta dei gilet gialli. A volerla il presidente Emmanuel Macron, di ritorno dalla riunione del G20 a Buenos Aires. Il pesante bilancio della giornata di ieri – a Parigi si sono registrati a sera 270 fermi di polizia, 110 feriti e ben 190 focolai d’incendio – ha costretto il presidente a convocare all’Eliseo il primo ministro Edouard Philippe, il ministro dell’interno Christophe Castanaer e i vertici dei servizi. Il timore è che la protesta della piazza – già sono annunciate nuove manifestazioni in tutta la Francia – possa non solo allargarsi, ma lasciare ancora maggior spazio alle frange più violente di contestatori.

A testimoniare la crescente preoccupazione del governo transalpino ci sono anche le parole del ministro dell’Interno Christophe Castaner che, in un’intervista rilasciata nella giornata di ieri, ha dichiarato che da parte dell’esecutivo non c’è “nessun tabù” sulla possibile dichiarazione dello stato di emergenza. “Esamineremo tutte le procedure che ci permetteranno di stare più al sicuro – ha detto Castaner-. Nei confronti di qualsiasi cosa ci garantisca di più, io non ho tabù. Sono disposto a valutare tutto”.

Ma le manifestazioni dei gilet gialli oltre che un problema sotto il profilo dell’ordine pubblico – anche se limitato di fatto alla capitale -, rappresentano un enorme problema politico per il presidente Macron, già alle prese con un notevole calo di consensi sul fronte interno. È evidente come l’attuale inquilino dell’Eliseo non abbia valutato le possibili conseguenze della sua decisione di innalzare il costo del carburante. Una misura che Macron ha giustificato come necessaria per l’ambiente, ma che per buona parte della Francia profonda – quella che non gode di un sistema di trasporto pubblico che rappresenti un’efficiente alternativa all’uso dell’auto – costituisce un costo difficilmente sostenibile. Ma è una più generale ostilità alle politiche del presidente francese quella che è emersa in questi giorni, tanto che ormai più che di proteste contro il caro carburante è possibile parlare di proteste anti Macron. Difficoltà interne che finiscono per appannare notevolmente anche il profilo europeo del presidente francese. Con quali conseguenze sull’imminente campagna elettorale per le elezioni europei è ancora tutto da vedere.