Gambino non è decaduto, deciderà il Consiglio

La Prefettura, che non ha poteri in materia, ha notificato soltanto un parere. L'organo su cui ricade la decisione, per via naturale, è la massima assise cittadina. In assenza di tale iniziativa, il destino del sindaco resta nel limbo dell'incertezza legale

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La prefettura di Salerno non ha notificato alcuna decadenza ad Alberico Gambino, rieletto sindaco alle ultime comunali. Inesatto, quindi, quanto circola da stamane sui siti di informazione. Fonti del palazzo di governo precisano che, al segretario generale del comune, è stato consegnato «un parere del ministero dell’interno su richiesta della prefettura di Salerno». Un parere che, ovviamente, tiene conto della sentenza di Cassazione, con cui il neo sindaco è dichiarato incandidabile. Ma allo stato, non vi è «nessuna decretazione» sulla posizione di Gambino. Non sarebbe possibile: la prefettura e il ministero, in questa fase, sono incompetenti. Siamo, tuttavia, in un «work in progress» specificano. A questo punto si apre una partita complessa. Da quanto trapela, Gambino valuta i prossimi passi, inclusa l’eventualità di ricorsi. Tutto nasce dalla guerra a carte bollate, aperta dallo scioglimento del comune di Pagani nel 2012, per infiltrazioni camorristiche. Lo sbocco finale è la sentenza della Suprema Corte del 16 maggio. Il verdetto aveva respinto il ricorso di Gambino contro la declaratoria di incandidabilità definitiva. La pronuncia, quindi, avrebbe dovuto inibire la candidatura al turno elettorale del 26 maggio. Quella, e non altre, sarebbe la prima tornata elettorale successiva alla sanzione di incandidabilità. Dalla prefettura, però, ricordano che «occorre una presa d’atto», per quanto la decadenza operi «in forza di legge». L’organo su cui ricade tale incombenza, per via naturale, è il consiglio comunale. In assenza di tale iniziativa, il destino di Gambino resta nel limbo dell’incertezza legale. Contro la proclamazione del sindaco, comunque, è ammesso ricorso. Un reclamo forte proprio della sentenza. Ma mai dare nulla per scontato. «Si aprono diversi scenari» aggiungono in prefettura, tenendosi cauti. Insomma, la matassa è ancora da sbrogliare.