Viaggio in Irpinia, nella tenuta di Gerardina, dove i sapori delle erbe entrano in pietanze saporite, naturali e dal grande potere depurativo

È il 1767 quando un medico e naturalista fiorentino scrive il “De alimenti urgentia”. Giovanni Targioni-Tozzetti spiega nel suo trattato la possibilità di affrontare le carestie, l’ultima si era allora conclusa nel 1964, servendosi dei prodotti autoctoni della terra e principalmente delle erbe spontanee. Conia il termine “alimurgia”, definendo un primo approccio scientifico all’alimentazione con le piante selvatiche.
È dalle sue origini che l’uomo, non ancora coltivatore, raccoglie frutta ed erbe che sono sufficienti al suo fabbisogno. L’ortica, ad esempio, ha cinque volte più Ferro e sette volte più vitamina E degli spinaci. Le foglie di tarassaco vantano  un contenuto 17 volte maggiore di vitamina A rispetto agli spinaci, e sono persino più ricche in beta-carotene delle stesse carote.
Val bene dunque un tentativo provare a riaggiungerle nella nostra dieta quotidiana. È il periodo giusto per iniziare la raccolta e per cimentarsi nelle tradizionali preparazioni. In Irpinia nel periodo di Pasqua si prepara la “pizza con l’erba”. Siamo andati ad assaggiarla da Gerardina, titolare dell’azienda agricola “La donzelletta” i cui terreni coltivati si estendono sulle colline di San Gregorio, nella provincia di Avellino. È uno di quei posti che valgono una gita: una stretta stradina delimitata da filari d’uva e noccioli conduce a casa della nostra coltivatrice, una donna che ha sempre vissuto a stretto contatto con la terra insieme ai suoi genitori, già coltivatori, che si impegna per promuovere la biodiversità delle specie domestiche attraverso l’agricoltura biologica.
Gerardina ha raccolto per noi cardilli, borragine, scaroline, cerfoglio e cipolline fresche che una volta cotte sono state infornate avvolte nell’impasto del pane. Nulla di più semplice e gustoso. Possiamo provarci anche noi: la sua casa ogni sabato mattina è anche il punto vendita dove presenta agli affezionati clienti il raccolto dei giorni precedenti. Un lavoro emozionante ma duro: “Voglio inoltre fare un vino che esprima il terroir ma anche la simbiosi con l’uomo che lo coltiva, lo osserva, lo scruta da lontano, lo difende, lo protegge e alla fine con le proprie mani raccoglie e sceglie le pigne che daranno vita ad un vino Vivo, un vino sincero” ci spiega Gerardina che con queste intenzioni prenderà parte al Van di Roma il 9 e il 10 Marzo che raduna tutti i vignaioili artigiani naturali d’Italia e dove porterà la sua pizza con le erbe, già presentata all’Expo del 2015, e le sue nocciole biologiche, importante tipicità irpina.
Realtà come questa ci permettono di riavvicinarci alla natura e ai suoi naturali cicli di prodotti che per questo sono più ricchi di nutrienti rispetto a quelli delle coltivazioni intensive. Apportare dei piccoli accorgimenti qualitativi alla nostra vita è davvero semplice e non così dispendioso come si pensa. Guardarsi intorno e cercare di sostenere progetti simili: è un bene che facciamo anche a noi.