Che sia Dio ad accecare chi vuole perdere, come recita un detto ebraico, o  che sia Giove a togliere il senno a chi vuole rovinare, resta sconcertante quanto avvenuto questa estate in Italia. Salvini che sfiducia il governo Conte di cui pure ere il ‘dominus’ invocando lo scioglimento del Parlamento come fosse il Presedente della Repubblica, in un crescendo di delirio di onnipotenza che lo aveva visto chiedere agli italiani addirittura ‘pieni poteri’, come un ‘dittatorello’ qualsiasi. Sarà stato l’effetto ‘combinato e disposto’ del solleone e dei sondaggi  sfornati oramai a minuti dai ‘media’. Elezioni anticipate che chiedeva ad alleati ‘grillini’ e Presidente Mattarella di concedere, ma che avrebbe potuto  ottenere con le semplici dimissioni,  sue e i suoi. Con questa mossa maldestra otteneva che si parlamentasse la crisi facendo emergere una improbabile figura da ‘statista’ di Giuseppe Conte. Conte che guadagna di colpo considerazione e stima strapazzando il ‘capitano’ bullo-leghista in Senato. Ma la ‘resistibile ascesa’ del nuovo Arturo Ui era già naufragata in Europa, quando si ritrovò isolato anche dai suoi affini ‘sovranisti’ in occasione dell’elezione del nuovo Presidente di Commissione Ue Ursula von der Leyen. Quindi né Dio, né Giove hanno perso il nostro ‘bullimbusto’, ma questa ottusa estraneità allo scenario della politica internazionale, questa ignoranza della storia e delle tradizioni da cui nasce l’Unione europea. Aggiungiamoci i maneggi con l’entourage affaristico di Putin e gli ammiccamenti con gli ideologi ultraconservatori dell’’amico americano’ Steve Bannon, che hanno allarmato, per paradosso, sia Putin che Trump. Si configura così un contorno più articolato della ‘caduta’ del ‘re di agosto’. Rimaneva il flirt con il suo sodale 5Stelle ‘Giggino’ Di Maio, che Salvini ci ha lasciato come ipoteca nel nuovo governo: il Conte2. Un governo, il Conte2, che Pd e Liberi e Uguali avrebbero chiesto di ‘alto profilo’ per affrontare gli impegni gravosi che si ergono sul suo cammino e per fronteggiare la prevedibile propaganda populista montante. Ma anche qui due elementi preoccupanti: la resistenza del Pd a recuperare il ruolo di partito di popolo e di massa, radicato rappresentante degli umori e dei bisogni degli ultimi e non solo capace di amministrare gli interessi dominanti; e la riconfermata egemonia di Di Maio nella composizione della delegazione ‘grillina’ al governo. Con lui, Giggino, già Ministro del lavoro senza che ne abbia mai avuto uno, e ora Ministro degli Esteri senza conoscere le lingue. Ma nemmeno la Storia e la Geografia.