Ci sono i ricordi e ci sono le emozioni che questi provocano. E capita spesso che, pur sbiadendo i primi, restino pienamente stampate nelle nostre coscienze le seconde. È il caso delle brutalità, delle efferatezze, degli omicidi e delle violenze del clan Maiale. Pochi ricordano con precisione tutti gli episodi e i fatti accaduti ad Eboli, e zone limitrofe, tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Tutti, invece, conoscono il nome di Giovanni Maiale e del suo clan. Un nome, come quello di altri boss della malavita organizzata, che ancora oggi non passa inosservato. Tanti esponenti di quel clan, legato alla Nuova Famiglia degli Alfieri e dei Galasso, oggi sono morti. Non Giovanni Maiale, boss assoluto del sodalizio criminale che ha pagato il suo conto con la giustizia ad un prezzo scontato, come previsto dalla legge sui collaboratori di giustizia. Già, perché Maiale, dopo aver seminato il terrore nella Piana del Sele, ha deciso di pentirsi e di far condannare ex sodali ed ex nemici, ottenendo uno sconto della pena.

Dal 21 marzo scorso, Giovanni Maiale è un uomo libero. La notizia del suo ritorno ad Eboli, dopo circa 25 anni, ha provocato timori istituzionali e particolari movimentazioni in alcuni ambienti che non sono passate inosservate agli occhi della Procura. D’altra parte, secondo le relazioni semestrali della Dia al Parlamento, il clan Maiale non è mai effettivamente sparito dalla circolazione. Nell’ultima relazione – quella del secondo semestre 2017 – si legge chiaramente “non va trascurato il ritorno sullo scenario criminale di Eboli di esponenti di spicco del clan Maiale e della famiglia Procida”. Oggi Giovanni Maiale vive tra Eboli e Roma, dove sono sua figlia Asia ed altri familiari. Non è necessaria la sua presenza in città, come del resto non lo è stata negli ultimi 25 anni, per confermare una posizione che, almeno simbolicamente, non è mai tramontata.

Una vecchia foto segnaletica di Giovanni Maiale

Se sulla forza evocativa del nome di Giovanni Maiale non ci sono dubbi, cosa resta del suo potere? Basta ricordare alcuni recenti episodi di cronaca per capire come le attività dei rampolli del clan siano ancora in vita. Nel 2013 furono confiscati immobili tra Roma e la Provincia di Salerno per circa 800mila euro a Felice Balsamo, ritenuto contiguo al clan Maiale. Nel febbraio 2017 un sequestro da mezzo milione di euro ad Eboli e Giffoni Valle Piana a carico di Alessandro Stabile, anche lui vicino al clan. Nello stesso anno, a novembre, un altro sequestro ad un imprenditore legato al gruppo criminale, del valore di 500mila euro, a Pontecagnano Faiano. Ancora prima, nel 2011, un sequestro da ben 17 milioni di euro a Antonio Campione, ritenuto il cassiere del clan Maiale, il principale interlocutore per ripulire il denaro sporco derivante dai proventi del malaffare. Tra il 2007 e il 2008, nell’ambito del processo “California”, che aveva parzialmente stroncato l’attività del clan Maiale, fu sequestrato a Campione un patrimonio del valore di circa 18 milioni di euro. In quel procedimento, peraltro, era stato condannato per riciclaggio per aver rivestito il ruolo di principale interlocutore per ripulire il denaro sporco proveniente dalle attività delittuose poste in essere dal sodalizio camorristico che gestiva le attività illecite in tutta la Piana del Sele. Un anno dopo, nel 2009, l’imprenditore di Battipaglia era stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale dopo un sequestro di beni per un valore complessivo superiore a 25 milioni di euro.

Ma non solo sequestro di capitali raccolti nel corso degli anni. Gli ultimi adepti del clan hanno fatto di tutto per mantenere inalterata la loro fama. E spesso sono stati pizzicati. Il 3 ottobre scorso, i carabinieri di Eboli hanno fermato Cosimo Maiale e suo cognato, Antonio D’Amato. Si erano impossessati dell’incasso di una slot machine all’interno di un bar in località Santa Cecilia di Eboli. Secondo le indagini, all’interno del locale avevano ricordato la loro appartenenza al clan con frasi come “Ma tu lo sai chi sono io? Io sono Cosimo Maiale”. Nel febbraio 2009, i carabinieri avevano smantellato una piazza di spaccio in zona Borgo di Eboli, dove Gianluca Pesce, 31enne figlio di Giovanni Maiale, vendeva cocaina.

Ma c’è anche chi, negli anni, ha provato a ribellarsi. Lo scorso maggio, Giovanni Maiale junior, nipote del boss omonimo “senior”, era stato aggredito e pestato da due commercianti di Eboli. Il 44enne era stato ricoverato all’ospedale di Eboli ed ancora oggi non sono chiare le cause del pestaggio. Quell’episodio, tuttavia, aveva fatto arrabbiare molto il giovane Giovanni Maiale. Che, stando ad alcune intercettazioni rese note a giugno, aveva deciso di vendicarsi. “Oggi viene la guerra, per tutti quanti sto in guerra, sto ammazzando, sto ammazzando a questi zingari che mi stanno sfidando … hai capito? A questa razza di m…”. Che fosse furioso dopo il pestaggio, lo testimoniano alcune sue invettive contro i “due macellai” fatte in ospedale, nelle quali manifestava l’intenzione di vendicare l’affronto. Sulla sua fama aveva fatto leva proprio durante la richiesta estorsiva, scrive il gip. Suo cognato Prinzi, detto “il Ninja”, davanti al secco rifiuto dei commercianti di pagare il “pizzo”, gli ricordava: “Cacciate i soldi! Voi lo sapete chi è mio cognato?”. E poi la minaccia di Maiale: “Non hai capito che t’appicciamm ‘o locale”.

Giovanni Maiale oggi

È molto più recente la notizia di estorsioni ad Eboli nel nome del clan Maiale, ma c’è anche chi giura – nonostante l’assenza di precise notizie in merito – che ex membri del clan e nuovi adepti abbiano agito anche in altre occasioni. E se sulla fama passata e presente del gruppo camorristico non ci sono dubbi, la vera domanda sorge in merito ai beni del clan Maiale. Uno di questi, la villa bunker confiscata al clan, sarà abbattuta dopo 23 anni di imbarazzi istituzionali. Per 23 anni il Comune di Eboli non è riuscito a realizzare alcun progetto. La posizione decentrata della villa e il timore di ritorsioni da parte dei parenti di Maiale, oltre a madornali errori istituzionali, hanno stroncato sul nascere ogni iniziativa. Basti pensare che già l’atto di confisca fu sbagliato. Il giudice dell’epoca consegnò al Comune di Eboli la villa, ma i terreni circostanti rimasero nella disponibilità dei parenti di Maiale. La dimora rimase inaccessibile, nessun politico, nessuna associazione riuscì a entrarci. Per anni fu complicato reperire anche le chiavi d’ingresso. Il giorno del riscatto dello Stato si trasformò in una pagina imbarazzante.

E tutti gli altri soldi? Il vero tesoro del clan Maiale dove sta? Di certo, beni, appartamenti, conti, auto e terreni sequestrati negli anni non hanno leso in maniera determinante i beni del sodalizio criminale. I soldi accumulati dai Maiale sono stati reinvestiti da componenti, affiliati ed amici in attività commerciali e beni immobili. Qualcuno racconta che i soldi siano ancora in giro, tra società di trasporti, ristoranti e case mantenute in fitto. Chi raccoglie i proventi di questi affari? Questa è la vera domanda a cui bisognerebbe fornire risposte. E se oggi qualcuno del clan Maiale, uscito il boss di galera, rivolesse indietro i suoi beni con gli interessi dai vecchi amici? Ed è un caso che ex protagonisti del vecchio sistema oggi siano spariti dalla circolazione? È un caso che da qualche mese, soprattutto la sera, ad Eboli si respiri un’aria diversa, fatta di desolazione e silenzi? È un caso che le auto di qualche esponente politico e di qualche noto imprenditore siano state incendiate? È un caso che ad Eboli qualcuno stia pensando di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine? E se tutto questo è un caso, siamo sicuri che oggi del clan Maiale non sia rimasto veramente nulla?