Gran caos a Curteri, malato Covid per ore in ambulanza

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Il Ruggi deve muoversi per salvare l’ospedale Fucito ormai abbandonato a se stesso in una condizione che ne mette in evidenza la difficoltà di sopravvivenza. L’ospedale è dal I agosto senza un responsabile del Pronto soccorso, preso d’assalto da una utenza sempre crescente e da casi Covid che si aggiungono ad un flusso già di per sé insostenibile. Ieri mattina, la degenerazione organizzativa di una gestione più politica che sanitaria ha creato ulteriori disagi. Vi sono stati, infatti, due casi di Coronavirus che hanno intasato la capienza prevista. A questo punto si è presentato un altro ricovero Covid (conclamato), provenente da Angri, che non è stato possibile accogliere nel plesso. L’ambulanza con il positivo al test a bordo ha stazionato all’ingresso del Fucito dalle 11 del mattino alle 18,30 (è l’ora in cui stiamo scrivendo) senza che i sanitari abbiano potuto consentire l’ingresso del paziente, peraltro con febbre e difficoltà fisiche evidenti. Alla impossibilità manifestata dal medico del Pronto soccorso è stato risposto picche. Non c’è stata iniziativa tendente al ricovero della persona bisognosa di cure in altro ospedale. Un tira e molla che si è consumato nell’arco dell’intera mattinata e del pomeriggo senza trovare soluzioni. Questa incredibile e ostinata resistenza ha creato un profondo disagio nel presidio, dal momento che i due ricoveri hanno impegnato i locali del Pronto soccorso, determinando una chiusura del presidio ai codici gialli e una agibilità del servizio soltanto ai casi di estrema urgenza. «Abbiamo fatto presente che non siamo nella possibilità di ospitare altri ricoveri oltre quelli previsti dai nostri protocolli – afferma il dottor Pasquale Santoro, in servizio al Pronto soccorso, esperienza trentennale nella medicina d’emergenza – ma nonostante le nostre indicazioni alla centrale del 118 la situazione non si è sbloccata. Da parte nostra, non c’è stato alcun rifiuto di assistenza, ma soltanto la necessità di poter far al meglio il nostro lavoro in una situazione che è di emergenza quotidiana, a prescindere dal Covid». Carabinieri, sindaco di Mercato S. Severino e consiglieri comunali si sono recati nel presidio per verificare l’impossibilità opposta al ricovero, mentre l’ambulanza con il paziente continuava a stazionare all’ingresso dell’ospedale. La situazione non si è però sbloccata per una evidente incapacità organizzativa del presidio. Le pressioni esterne miravano a far occupare, per il ricovero richiesto, la postazione Covid prevista in Rianimazione, ma non vi erano i presupposti per dar corso al ricovero in un settore che doveva essere preservato per eventuali urgenze di casi più gravi. Per foruna non vi è stato alcun cedimento su questo punto, perché in pomeriggio uno dei due ricoverati in codice giallo ha avuto bisogno della Rianimazione per un aggravamento delle sue condizioni. La situazione non gestita adeguatamente dal Ruggi e dalla sala delle emergenze ha determinato comunque la impossibilità di assistenza per il paziente rimasto per ore in ambulanza e il blocco delle attività ordinarie in codice giallo presso il Fucito, struttura che risente di una cattiva gestione da parte del Ruggi, che dal I agosto ha inviato in loco un responsabile del Pronto soccorso, il dottor Petrocelli, che non si è visto mai a Curteri. La sua presenza ha avuto soltanto la funzione di evitare che divenisse esecutiva la nomina a sostituto reggente del dottor Pasquale Santoro, così come indicato dal primario Raffaele Maio all’atto del suo pensionamento. Una stravagante degenerazione organizzativa che continua a riflettersi sull’organizzazione e sui diritti della popolazione sempre più indignata.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno in edicola oggi)