Grave e inopportuno il gesto del cardinale Krajewski

L'iniziativa del porporato polacco di togliere i sigilli e consentire l'uso dell'energia elettrica agli occupanti abusivi di Roma infrange, per l'ex parroco di Scampia, un principio inviolabile, che cioè carità e misericordia non possono essere disgiunte dal principio di legalità. «Il cardinale poteva pagare e poi avviare una campagna per i più deboli, il Vaticano e la Chiesa hanno i soldi per adempiere»

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Il cardinale Krajewski, che si è calato nella centralina elettrica per ripristinare la corrente nell’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme abitato da 450 persone, non ha reso un buon servizio alla società, proprio nel momento in cui la violazione delle leggi è diventata un’emergenza che ci pone ai primi posti tra i paesi più “illegali” dell’Unione Europea.
Non sento di essere in sintonia con il porporato polacco che, anziché lanciare questo devastante messaggio, avrebbe avuto il potere e la ingente forza economica del Vaticano a disposizione per adempire e pagare i 300 milioni di evasione accumulato dalle sfortunate famiglie. Certo, la carità costa, ma se la si invoca va pure praticata con gesti energici e responsabili, pagandone il doloroso onere. Dopodiché, cioè dopo aver pagato, il Vaticano avrebbe potuto premere sui pubblici poteri, attraverso una vasta campagna di opinione, per ottenere provvedimenti, magari leggi, con i quali affrontare e fronteggiare le situazioni estreme come quella di Via Santa Croce in Gerusalemme.

Don Aniello Manganiello, fondatore dell’Associazione Ultimi contro le mafie ce per la legalità e Garante nazionale del Premio Paolo Borsellino

Nel mio piccolo, mi è capitato tante volte di soccorrere privati e nuclei familiari in assoluto stato di necessità, soprattutto figli e familiari di detenuti, ma l’ho fatto sempre facendo ricorso all’elemosina ed ho pagato bollette e tasse di famiglie povere o comunque nella impossibilità di pagare. Ho usato misericordia… ma non ho mai consigliato di rimuovere i sigilli o di venir meno agli impegni nei confronti dello Stato.
Legalità e misericordia non possono essere separate, perché in questo modo si rischia una deriva sociale ed etica che ci può portare a conseguenze inimmaginabili.
Il Vaticano e la Chiesa gerarchica, che non hanno pochi beni e risorse a disposizione, diano un segnale concreto di adesione agli stati di necessità ed operino spogliandosi di tanti orpelli e di vistose ricchezze per soccorrere l’umanità che soffre, ma non tocchino la certezza del diritto che è già tanto violato quotidianamente. Non sono i gesti “eroici” che servono, ma è la giustizia sociale che occorre promuovere, dando innanzitutto l’esempio e conducendo battaglie forti e civili nei confronti di uno Stato ingiusto e corrotto. Eppure, giornali ed opinioni pubblica risultano incantati da un gesto che nulla aggiunge alla crisi contemporanea e soprattutto nulla risolve. Anzi, aggrava la solitudine degli Ultimi che, a questo punto, non avranno più alcuna fiducia nelle leggi e nelle regole di convivenza e soprattutto si sentiranno liberati da quei doveri senza i quali i diritti rappresentano soltanto un involucro vuoto.