Greco: “Tamponi? Tutto da rifare”

La denuncia del luminare di infettivologia: «Burocrazia pazzesca. Assurdo far aspettare a casa per il test chi sta bene. La gente può venire in spazi dedicati, c’è Torre Angellara. E sulla medicina territoriale in Campania gravi ritardi»

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Un altro appello contro l’allarmismo. Ma anche una denuncia: su medicina territoriale e tamponi, la Campania sta facendo molti errori. «Una burocrazia assurda» si sfoga l’infettivologo Luigi Greco, un luminare nel suo campo.
Dottore, ma questo aumento di contagi deve allarmarci?
Le conseguenze sono quelle che stiamo vedendo, se io in un contesto del genere non seguo le indicazioni che sono state date, ossia il non andare all’estero, e quindi se non rinuncio a fare questo tipo di vacanza. In più, mettiamoci tutti gli stranieri che stanno venendo in Italia. Non credo siano tutti Covid free, qualcuno senz’altro non lo è. Stiamo vedendo le conseguenze di queste “importazioni”, non certo dei poveri neri che sbarcano a Lampedusa.
Questo mi pare evidente. Ma quindi ci dobbiamo preoccupare o no?
Ma direi di no. Perché poi, finite le vacanze, verrà una prossima ondata, che sarà quasi un’influenza. Là ci dovremo preoccupare, perché l’influenza è tale e quale al Covid. E non vorrei, con l’animo preparato agli allarmismi più assurdi che stiamo sviluppando in questi tempi, si andasse incontro ad un’epidemia di influenza che crei il terrore, così come l’ha creata il Covid. Andiamoci piano.
Cosa intende?
Abbiamo un dato di fatto. Per l’influenza nei paesi dove è già passato l’inverno, parlo dell’Australia ad esempio, è stata documentata una marcata riduzione delle infezioni da influenza, dovuta al fatto che hanno preso quelle misure che servono per proteggerci dal Covid. Incominciamo a fare capire questo alla gente: quanto stiamo facendo adesso per il Covid servirà anche a proteggerci dall’influenza. Cioè vediamo le cose in positivo.
Da quanto lei afferma, ne deduco che oggi non stiamo vivendo nessuna seconda ondata.
No, nel modo più assoluto.
Ma la seconda ondata arriverà in autunno?
E se arriverà in autunno, quando ci sarà pure l’influenza, prepariamoci a tenere ancora ferme queste cose che dobbiamo accettare come regole di vita. Come la mascherina quando andiamo nei luoghi chiusi: non ne facciamo una tragedia. Anche se io non riesco ancora a immaginare i bambini che devono andare a scuola con la mascherina.
E come mai non riesce?
Ancora oggi noi abbiamo dei dati chiari che non sono i bambini che contagiano. Nel modo più assoluto: chiariamolo questo discorso. Siamo noi adulti che eventualmente potremmo contagiare i bambini, che grazie al cielo sembrano poco recettivi al Covid.
Senta, lei sta sicuramente seguendo questo dibattito sulla riapertura delle scuole.
Se vogliamo fare il discorso di aver paura di andare a lavorare, perché si contrae il Covid, allora andiamoci piano. Dobbiamo tutti uscire da questa logica, dobbiamo riprendere a lavorare. Non possiamo stare qui a bivaccare, pensando di stare a casa per l’eternità. Tanto più che i dati che si stanno evidenziando adesso, sono tutti di intensità e mortalità minore rispetto al passato. Nella stragrandissima maggioranza dei casi abbiamo degli asintomatici. Così come noi ci aspettiamo che siano i casi che occorrono ai giovani. Perché la maggior parte dei casi sono giovani.
Ma si registrano anche casi drammatici, relativi a persone di giovane età.
Sono quei casi eccezionali che possono capitare anche per altre infezioni virali respiratorie. Dobbiamo cercare la normalizzazione, che significa accettare questo tipo di infezione, come accettiamo tutte le infezioni delle vie respiratorie. E cerchiamo soprattutto di raccogliere il messaggio che ci dà il Covid.
Qual è questo messaggio?
Cerchiamo di vivere una vita più sana.
Ma quindi si può tornare a scuola in sicurezza, e non avrebbe senso posticipare la data del 14 settembre?
Cosa cambia una settimana? Mi sembra che non sia un’esigenza scientifica. Non so se rendo l’idea.
Però lei accennava alla sua contrarietà a far indossare le mascherine ai bambini a scuola.
Sicuramente. Se vogliamo trasmettere il nostro allarmismo già a quell’età, creiamo dei danni enormi. Molti ragazzi rimasti in lockdown sono rimasti fusi con la testa, e non ci stanno ancora adesso. Un mese di lockdown prevede un periodo di riadattamento di almeno 5 mesi. Se poi a questo discorso di distruzione della generazione vogliamo aggiungere anche i bambini, allora dico: lasciateli stare.
Ma lei quali misure adotterebbe per una ripresa scolastica in sicurezza?
Il discorso di base è quello dell’educazione sanitaria nelle scuole, che non si fa da anni. Ricordo che quando ci fu l’epidemia dell’Aids, noi andavamo in tutte le scuole a fare informazione. Fondamentale è iniziare a far capire ai bambini cosa significa lavarsi le mani. E cosa bisogna fare quando si ha il raffreddore. Ai bambini, che sono molto più recettivi degli adulti sull’informazione sanitaria, potrebbe servire molto più delle mascherine. E potrebbe servire anche agli insegnanti.
Vale a dire?
Molti insegnanti temono di tornare a scuola, perché dicono che alla loro età si rischia molto di più dei bambini di morire. Ma la dobbiamo finire con questo discorso di morte col Covid.
Scusi, ci spieghi meglio.
Non possiamo continuare a immaginare quello che è successo in maniera straordinaria nel Nord Italia. Non si dovrà ripetere, e non si ripeterà, perché noi siamo preparati. Ma soprattutto perché quello che è fondamentale, e lo stiamo capendo, è il territorio.
A proposito, in Campania come si procede con la medicina territoriale?
In Campania siamo a 26 Usca, quelle unità che sul territorio devono seguire i malati che devono fare il tampone. Anzi, erano 26: ora ne sono rimaste 13. Non togliete queste unità operative del territorio, sono fondamentali! E continuano a fare sempre il discorso degli ospedali, ma perché? Il territorio è fondamentale anche per l’educazione sanitaria. E io sono disponibile ad andare nelle scuole, anche tutti i giorni. Dobbiamo preparare le nuove generazioni alle future epidemie, questo è solo un timido segnale di quello che potrà capitare.
Quindi in Campania siamo ancora in ritardo per la medicina territoriale?
Sì, enormemente. Anche sotto il profilo culturale: non si arriva a capire che l’ospedale è il fallimento della medicina. La gente non deve arrivare in ospedale: abbiamo fatto degli ospedali che non sono per isolare i malati, ma per isolare quelli che sono positivi. Una pazzia assoluta. E poi c’è un’altra cosa.
Cosa?
Incontro molta gente che rientra dall’estero o dalla Sardegna e mi chiede dove fare i tamponi. Ma voi sapete che ancora oggi, dopo 6 mesi, per fare i tamponi ci vuole la mano di Dio? Ma è mai possibile che non si possano fare i drive in per i tamponi, come hanno fatto in tutta Italia? Si è organizzato un servizio per andare a fare i tamponi a casa di gente che sta benissimo. Ma piuttosto organizzate un posto dove tutti possano venire a fare i tamponi, perché così si perde un sacco di tempo. Uno che sta bene si muove e va a fare il tampone, non deve aspettare a casa, in attesa che glielo vengano a domicilio.
Lei come organizzerebbe il servizio?
Abbiamo il vecchio ospedale di Torre Angellara, è fatto apposta per fare questo. C’è tutto lo spazio, si può andare in auto, lasciare i dati anagrafici in corridoio e fare subito i tamponi.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)