Greta, la rivoluzione sostenibile

Una ragazzina svedese di 16 anni sta scombussolando il mondo intero con le sue accorate parole sull’ambiente, al punto che circola il suo nome per il premio Nobel

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Daje dentro, Greta, daje. Questa ragazzina di 16 anni, Greta Thunberg, svedese, sta scombussolando il mondo intero con le sue accorate parole sull’ambiente, al punto che circola il suo nome per il premio Nobel. Mi sono chiesto come faccia questa ragazzina ad essere così comunicativa e dirompente, superando brillantemente il morbo di Asperger di cui è affetta e che potrebbe renderla tendente “all’isolamento sociale, alla rigidità di pensiero e ad abitudini e stili inusuali di comunicazione”, come si può leggere a proposito di questa patologia. L’ho ascoltata con molta attenzione, senza il filtro della traduzione. In apparenza glaciale, senza un cedimento sul volto, senza una smorfia, un sorriso, una moina, una smanceria, senza leziosità. Come una veterana che sa il fatto suo, un’adulta seria e compita. Essenziale, pungente e determinata, così mi è apparsa. Buca lo schermo con le sue parole, non con le treccine bionde, e fustiga i potenti del mondo da mesi sul disastro ambientale del pianeta, denunciato senza mezzi termini e con un’oratoria senza slogan o ridondanti giri di parole, ma con frasi dirette, immediate e terribilmente efficaci.

Greta, la studentessa svedese di 16 anni che sta rivoluzionando le coscienze mondiali in difesa dell’ecosistema

Greta è così. Pare che abbia interiorizzato i mali del mondo, li senta sulla sua pelle e li riversi addosso a chi deve prendere delle decisioni, senza alcuna pietà. Già perché Greta si rivolge in prima istanza agli uomini della politica, alle istituzioni mondiali ed europee, affinché ora, e non domani, agiscano per arginare le gravi catastrofi dell’ambiente, prima che siano del tutto irreparabili.
Greta coltiva anche il sogno di smuovere le coscienze dei giovani, svegliarli dal sonno profondo in cui sono caduti, affinché si mobilitino e protestino contro gli scempi che sono sotto gli occhi di tutti: inquinamento ambientale, fogne a cielo aperto, plastica in mare, rifiuti tossici ovunque, degrado causato da pesticidi e dall’uso di potenti misture chimiche in agricoltura, smog, nubi tossiche, e via discorrendo. E i giovani sembra stiano rispondendo, a giudicare dal Global Strike (lo sciopero globale) lanciato in molte parti del mondo, con una mobilitazione per salvare il pianeta, che non si vedeva da decenni.
Più Trump rinnega il caos climatico, il riscaldamento del pianeta, in nome del profitto, dell’industria americana, dei dollari a palate per i suoi elettori insensibili, più lei alza la posta dei suoi lucidi ragionamenti, più sembra incupirsi e lanciare anatemi che colgano Trump e tutti quelli che pensano al dio-danaro e non si preoccupano del futuro, suo, e di tutti i giovani.
E non poteva che essere svedese Greta, proveniente, cioè, da uno dei paesi all’avanguardia sul piano del rispetto ambientale. La Svezia è “sostenibile” per vocazione e per decisione politica, e questa sua logica si misura in alcuni tratti rivoluzionari, come sanno essere rivoluzionarie le cose semplici e culturalmente condivise da tutti: 1) gli Svedesi sono amanti della natura; 2) la maggior parte di essi ha una casa di campagna e si gode gli spazi in ambienti incontaminati e protetti; 3) essi vivono la natura anche grazie al Diritto di Pubblico Accesso (Allemansrätten), che permette a tutti escursioni nel verde e tra i parchi, nel massimo rispetto dei luoghi; 4) la Svezia diventerà il primo paese al mondo che non utilizzerà più combustibili fossili; 5) i Comuni attuano il risparmio energetico; 6) nelle città si sviluppano da tempo l’apicultura e l’urban farming, per la riappropriazione di spazi abbandonati da coltivare. Greta, tu le vivi queste cose giorno per giorno, perciò puoi dare lezioni al mondo. Noi, noi siamo con te. E non da oggi.