Il convegno del Gruppo Logos a Palazzo di Città

“Oltre 1900 famiglie accolte e seguite in trent’anni di attività: è tutto qui il senso della nostra attività”. È con queste due cifre che Nello Baselice, tra i fondatori del sodalizio, sintetizza l’impegno del Gruppo Logos, l’associazione nata nel novembre del 1988 per sostenere non solo le vittime della dipendenza – alcolismo in primo luogo, ma non solo – quanto le loro famiglie, in un percorso di recupero che tenesse conto delle esigenze e dei problemi dell’interno nucleo familiare. Un traguardo, quello dei trent’anni di attività, che è stato al centro del convegno svoltosi quest’oggi a Palazzo di Città. Un appuntamento non rituale, bensì proiettato al futuro, alla ricerca di una sempre più stretta collaborazione con tutte le istituzioni chiamate, a vario titolo, a far fronte al fenomeno delle dipendenze. Una collaborazione che il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha assicurato, sottolineando l’importanza di dedicare una specifica attenzione ai giovanissimi, prime vittime di comportamenti devianti.

Un fenomeno mutevole nel tempo, come dimostrano i dati raccolti in questi trent’anni di attività del gruppo Logos. Se in origine, infatti, era l’alcolismo a costituire la quasi totalità dei casi di dipendenza trattati, all’inizio degli anni 2000 inizia a conquistare prepotentemente spazio la ludopatia, ovvero la dipendenza da gioco d’azzardo. Se nel decennio 1998/2007 i casi di ludopatia seguiti dal Gruppo Logos erano il 16,6% del totale, dieci anni dopo sono balzati al 47,1%. Un problema trasversale, che tuttavia in questi ultimi anni cresce in particolare tra disoccupati e precari. Ma la vera, preoccupante, novità è costituita dalla crescita esponenziale della polidipendenza, ovvero situazioni complesse in cui la persona è vittima di dipendenza patologica da più elementi. In questo caso, inoltre, si segnala la presenza della dipendenza da web, pari oggi ad un 5% dei casi trattati.

Situazioni complesse, di cui spesso sono vittime i più giovani, che richiedono strategie d’intervento parimenti complesse, “è necessario lavorare sulla multidimensionalità del disagio” sottolinea Baselice. Più di tutto, però, è necessario investire sulla prevenzione. “Siamo qui per dimostrare – dice ancora Baselice – che facendo rete è possibile trasferire un’esperienza ampia e radicata in una programmazione territoriale”. La sfida è complessa, anche perché in assenza di una strategia complessiva, avverte Baselice, “perdiamo la battaglia contro le dipendenze”.