Ha ragione Francesco, meglio atei che cattivi cristiani

Francesco evidentemente pensa che un ateo lo puoi sempre recuperare sulla strada di Damasco, mentre un cattivo cristiano può restare tale a vita

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E così, quest’uomo di bianco vestito, dal tono equilibrato e dal carattere mite, umile pensatore e sobrio negli atteggiamenti, che risponde al nome di papa Francesco, ha sdoganato di nuovo gli atei. Già di per sé si tratta di un atto rivoluzionario, agli antipodi rispetto alla tradizione più conservatrice della Chiesa, ondeggiante tra la convinzione di detenere il primato religioso nel mondo – convinzione che ha animato a suo tempo le Crociate – e la persuasione che l’ateo sia un peccatore da additare quasi al pubblico ludibrio. Ma la Chiesa, come ben si sa, è sempre stata prismatica nei suoi comportamenti, per cui, accanto al rigido conservatorismo, ha messo in campo anche tolleranze e aperture di varia natura, spesso imprevedibili, delle quali oggi papa Francesco rappresenta il massimo ispiratore e interprete, ricevendo il conforto e il plauso di gran parte della comunità cristiana del pianeta. Ma il ragionamento del pontefice di apertura verso gli atei ha avuto un preciso scopo: provocare e sferzare bruscamente i cristiani, perché ha detto a chiare lettere che è meglio essere atei che cattivi cristiani. Meglio, cioè, non credere in Dio che battersi il petto in chiesa, pregare, confessarsi, comunicarsi, ossequiare il sacerdote e poi, nella vita di tutti i giorni, attaccare i migranti, osannare chi ha chiuso i porti, chi non perde mai occasione per rivendicare il primato dell’interesse degli Italiani rispetto alle regole di pacifica coesistenza tra gli uomini, chi non accetta la lezione di solidarietà che è insita nel Vangelo e via di questo passo.

Coraggiosa presa di posizione del Papa contro l’ipocrisia di alcuni sedicenti cristiani

Ergo: l’atto d’accusa di papa Francesco non è stato una sdolcinatezza da prestigioso capo religioso del cattolicesimo, ma un atto di straordinario valore politico sapientemente nascosto (ma neanche tanto nascosto, invero!) nelle pieghe di una legittimazione culturale del non credente. Insomma, Papa Francesco parlava a nuora perché suocera intendesse. In fondo, un ateo lo puoi sempre recuperare sulla strada di Damasco, mentre un cattivo cristiano può restare tale a vita. Nel suo ragionamento, egli ha soltanto omesso un nome e un cognome a cui rivolgersi direttamente, perché oltre ad essere un capo religioso è un capo di Stato e sa bene che non può occuparsi di un ministro di un altro Stato, nello specifico l’Italia, né infrangerne la sovranità. Non avrebbe potuto neanche far cenno alla recente legge sulla sicurezza approvata dal governo e ispirata dal ministro degli Interni, né dire liberamente ciò che pensa di lui e della sua pericolosa escalation in chiave anti-migranti e filo-razzista. Una deriva che non collima con le ‘leggi’ di chi si richiama al cattolicesimo e con il concetto-chiave di solidarietà che dovrebbe invece animarlo e guidarlo nella sua azione di governo. ‘Meglio atei che cattivi cristiani’ diventa, per l’ennesima volta, uno slogan che mobilita le reti di volontari, le legittima, le sostiene, le incoraggia, le aiuta. L’universo solidale è chiamato a dare risposte, ad accogliere ed aiutare i migranti, ad aprire le chiese, a raccogliere coperte, tende, cibo. Questa è la risposta alla politica che sta fomentando odio e risentimento abusando del concetto stesso di sicurezza. Infatti, c’è una via alla sicurezza che si può costruire con il rispetto, la tolleranza, la solidarietà, la fraternità, le buone regole sociali, e c’è una via alla sicurezza che si può raggiungere con i toni minacciosi, i porti chiusi, la paura del diverso. L’uomo di bianco vestito ci ha fatto capire da che parte sta.