Haber è Andrea, la sua vita oltre la malattia

L'attore in scena, da giovedì 21 a domenica, al Verdi di Salerno con Lucrezia Lante della Rovere nello spettacolo “Il padre” del giovane drammaturgo francese Florian Zeller, per la regia di Pietro Maccarinelli

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Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere in un momento dello spettacolo

Sarà in scena al teatro Verdi di Salerno da giovedì 21 (0re 21) a domenica 24 (ore 18,30) la pluripremiata pièce “Il padre” del giovane drammaturgo francese Florian Zeller, per la regia di Pietro Maccarinelli. I protagonisti sono Alessandro Haber , nel ruolo di Andrea, anziano ingegnere, Lucrezia Lante della Rovere, sua figlia Anna, cui si affiancano gli attori Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo e Riccardo Floris, su scene di Gianluca Amodio, con i costumi di Alessandro Lai, le musiche di Antonio Di Popi ed il disegno luci di Umile Vainieri.
Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere incontreranno il pubblico venerdì 22 alle 18.30 al teatro Verdi per “Giù la maschera”, ciclo di confronti tra gli artisti e gli spettatori. Ingresso libero. Ancora disponibili biglietti presso il botteghino del teatro, infoline 089662141.

Abbiamo chiesto ad Alessandro Haber di parlarci del suo spettacolo.

“La pièce è stata scritta da un autore geniale che ha saputo trattare il tema della malattia di cui soffre il protagonista, probabilmente il morbo di Alzheimer, con ironia e drammaticità. Il testo è stato pluripremiato il Francia, Inghilterra e Stati Uniti e in Italia sta riscuotendo un grande successo, tanto che siamo alla terza stagione”.

Chi è Andrea?
Andrea vive in una famiglia borghese, è un uomo molto attivo e ironico, che non vuole arrendersi al ruolo di ammalato cui la figlia preoccupata per sua salute precaria vuole relegarlo. Ma la sua malattia prende il sopravvento e lo porta ad essere come un’isola che appare e scompare fino a sparire del tutto. A volte ha un comportamento aggressivo, a volte si smarrisce, per poi far riaffiorare nei ricordi la sua genialità.

Come ha interpretato questo ruolo?
Rispetto al testo ho aggiunto dei particolari, che l’autore ha apprezzato molto, siamo riusciti perfettamente ad entrare in empatia con il pubblico che resta spiazzato per poi entrare nella testa del personaggio.

Non sarà stato facile interpretare un uomo affetto da un male che purtroppo è comune anche in tante famiglie italiane. Qual è la risposta del pubblico?
Molte persone a fine spettacolo sono venute a ringraziami commosse per aver suscitato in loro una funzione catartica perché hanno rivissuto la loro tragedia familiare e grazie allo spettacolo sono liberati dei loro fantasmi.