Il Sud è terra arsa, abbandonata, il ventre molle di tutti i mali che affliggono le fantasie del Nord comprese le guerre puniche. È funestato dagli interessi della malavita e della malapolitica, da collusioni marziane e misteriose. Al Sud appartengono i lunghi tempi di attesa, il sovraffollamento, gli ambienti ospedalieri fatiscenti, la carenza di personale imposto dai piani di rientro, l’inadeguatezza tecnologica, le linee ferroviarie a un solo binario, dove i treni si autoscontrano per gioco nel Luna Park della vita negata. Il Sud è assenza dello Stato e, dulcis in fundo, il pungiglione della xilella che uccide millenarie piante d’ulivo.
L’aspettativa di vita al Sud si è ridotta rispetto alla media nazionale, mentre il danno all’ambiente ha fatto della Campania felix una terra di veleni, vittima della sua stessa inciviltà. Un Sud rassegnato e sconfitto non ha divenire, sarà la “favola” inutile che i giovani continueranno ad abbandonare alla ricerca di una diversa dignità e condizione di vita lasciando in solitudine gli affetti, lo scheletro senza anima di mille paesi.
Negli ultimi 16 anni sono emigrati quasi 2.000.000 di giovani molti di loro con un alto grado di istruzione. Una perdita di capitale umano del quale il sud era ricco. “Se Atene piange, Sparta non ride”. L’azienda Italia perde il mito e diventa Cenerentola senza un Principe che la inviti a corte. Vive di nostalgia e illusione ma non risolve i problemi. Chiama i suoi figli e non riceve risposta. Non sarà il Vesuvio a risolvere i suoi mali, neppure lo Scirocco il vento africano che brucia con il suo calore bagnato le regioni meridionali o il Po che affoga il Polesine o il Vajont che vomita una montagna di corruzione e disprezzo per la vita.
Una indagine conoscitiva sul fenomeno della violenza svolta dall’Ordine dei Medici di Venezia e dalla FNOMMceo su un campione di 498 medici per il 60% ultra 65enni, ha messo in evidenza uno stato di generale sofferenza della categoria a causa dell’eccesso di burocratizzazione, turni massacranti e ferie non godute.
Molti medici, soprattutto, di età tra i 41 e 55 anni e in particolare di sesso femminile sogna la fuga verso il prepensionamento, l’estero o la professione privata. 7 giovani su 10 potrebbero emigrare dall’Italia nei prossimi anni attratti da stipendi migliori e migliori condizioni di vita e lavoro. L’amara conclusione è che se si dovessero realizzare queste condizioni potremmo ritrovarci   in una crisi socio-sanitaria irreversibile.