I dubbi sulla Delu-card: «Eguaglianza in ballo»

Il certificato di avvenuta vaccinazione previsto da una ordinanza regionale. Per cerimonie, spettacoli, turismo si vogliono attuare le linee guida nazionali, dove non si parla di documenti. Perplessità dei costituzionalisti: rischio discriminazioni e “abuso” di potere

0
281

Ma dove vai, se la Delu-card non ce l’hai? E invece, tra i costituzionalisti, i dubbi affiorano. Perplessità espresse all’indomani dell’ordinanza numero 17, firmata giovedì dal governatore De Luca. Ma anche molto prima, a gennaio. Quando la card vaccinale si è materializzò, come idea, durante un’ordalia del venerdì. Elementi problematici circa «i profili di eguaglianza nei diritti di cittadinanza» li scorge Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale della Federico II di Napoli. Certo, l’ordinanza va approfondita. Ma una prima cosa è chiara. «Se la card si fonda su un atto legislativo nazionale, allora – spiega Villone – rientra nello schema costituzionale per cui ci possono essere limitazioni alla libertà, costituzionalmente garantite». Se l’atto promana dalla Regione, viceversa, non è lo stesso. Due le direzioni indicate dall’ordinanza. In entrambe, si menziona il certificato di avvenuta vaccinazione, o la smart card. Documenti da consegnare ai cittadini, per «comprovare lo stato di vaccinazione nonché di guarigione in caso di pregressa infezione da Covid-19». In un caso, si formula indirizzo «ai direttori sanitari delle Rsa e agli altri soggetti competenti: – di consentire l’accesso alle strutture, nel rispetto delle misure di sicurezza fondamentali (obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, frequente igienizzazione delle mani e degli oggetti) ai visitatori che comprovino, attraverso esibizione di certificazione/smart card, di aver completato la vaccinazione, secondo quanto prescritto dalle indicazioni del Ministero della Salute; di adottare ogni ulteriore misura organizzativa idonea a favorire nella massima sicurezza possibile gli accessi di familiari e visitatori e le uscite programmate degli ospiti, tenendo conto del possesso della certificazione vaccinale/smart card». Nell’altra fattispecie, si demanda all’Unità di crisi regionale «la predisposizione, di concerto con le associazioni di categoria rappresentative degli operatori economici, dei protocolli attuativi/integrativi delle Linee guida approvate in data 28 aprile 2021, prevedendo regole certe di prevenzione». Si intendono varare «adeguate misure per assicurare l’accoglienza sicura e la promozione della fruizione in sicurezza dei diversi servizi – turistici, alberghieri, di wedding, trasporti, spettacoli, etc.– anche attraverso facilitazioni all’accesso dei servizi e/o deroghe alle misure di sicurezza più restrittive. Le “facilitazioni” riguardano: il contingentamento delle presenze e al distanziamento interpersonale, per cittadini in possesso di certificazione/smart card di completamento della vaccinazione. «Fermo l’obbligo di utilizzo – precisa l’ordinanza – dei dispositivi di protezione individuale e di osservanza delle altre misure di prevenzione di base». E qui sorgono i problemi. Anzitutto, nelle Linee guida – approvate dalla Conferenza delle Regioni – non paiono contemplate certificazioni o smart card. «Che io sappia – conferma Villone – non se ne parla, questa è una iniziativa di De Luca». Quindi il dato delle somministrazioni: al 5 maggio (ore 6.11) in Campania risulta immunizzato il 9.3% della popolazione (fonte Fondazione Gimbe). Cioè, la card può creare corsie preferenziali per – al momento – un ristretto novero di persone. Un 10% di privilegiati. «Certamente ci sono dubbi e probabilmente – anticipa Villone – qualcuno finirà in carte bollate». A gennaio – in previsione di quanto annunciato dal governatore – era giunto l’allarme dell’Osservatorio permanente sulla Legalità Costituzionale. A presiedere l’organismo Alberto Lucarelli, ordinario della Federico II.

I rilievi dell’Osservatorio. «Il Presidente della giunta della Regione Campania ha espresso ieri (l’8 gennaio, ndr) l’intenzione, non precisando con quale strumento normativo e/o amministrativo, di introdurre nella Regione Campania la tessera di avvenuta vaccinazione. Mai come in questo momento storico, anche per questioni di natura antropologica e sociologica, occorre tenere ben salda la bussola in direzione della tutela dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali». Così esordiva, cinque mesi fa, una lunga nota dell’Osservatorio. «Il timore maggiore, in questo particolare momento storico, è – proseguiva la nota – che con l’emergenza sanitaria si diano per scontate, e si accettino in maniera acritica, compressioni e limitazioni della democrazia. Com’è noto, per adottare provvedimenti legislativi (riserva di legge assoluta), che si muovano nel perimetro costituzionale, occorre il consenso dei cittadini per la diffusione dei dati sanitari. Anche supponendo che i vaccinati vogliano acconsentire alla schedatura, i non vaccinati, infatti, non potrebbero essere esclusi dall’accesso ai luoghi pubblici. La ragione è che la vaccinazione, ai sensi dell’art. 32 Cost., non si può imporre, se non per legge statale espressa e mai nel caso di lesione della dignità umana».
«Come è noto, l’art 32 della Costituzione – specificava l’Osservatorio – prevede che i trattamenti sanitari obbligatori (come potrebbe essere un vaccino) sono legittimi solo se disposti espressamente da una legge statale. Solo in questo caso, e sempre che si tratti di una legge costituzionalmente orientata, sarebbe possibile adottare atti di tale natura, nel fermo rispetto dei principi di proporzionalità, adeguatezza e ragionevolezza. In conclusione, nessun atto normativo, o ancor meno amministrativo, con cui la Regione Campania dovesse introdurre la carta, individuando delle discriminazioni tra vaccinati e non vaccinati, sarebbe legittimo». Per concludere: «Assegnare al cittadino la carta che attesta la sua avvenuta vaccinazione: non implica che lo stesso si renda in seguito disponibile ad esibirla; non consente l’inibizione dell’accesso dei non vaccinati nei locali; non garantisce affatto una miglior godibilità nei servizi, poiché come ben chiarisce la stessa Aifa nel proprio sito ufficiale “è plausibile” la capacità immunizzante del vaccino, ma ad oggi non v’è certezza scientifica e conseguentemente le misure di prevenzione dei contagi (maschere e distanze), allo stato delle cose, non potrebbero venire meno». Dopo 5 mesi, gli interrogativi restano.

(Dal Quotidiano del Sud – l’Altravoce della tua Città in edicola oggi)

Gianmaria Roberti

Gianmaria Roberti

Gianmaria Roberti

Latest posts by Gianmaria Roberti (see all)