I ritardi incolmabili delle banche italiane: i servizi di pagamento a imprese e famiglie

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Nel grafico della BCE sono riportati le operazioni con carte di pagamento (card payments), con bonifici (credit transfer), con addebiti diretti (direct debits) ed assegni (cheuqes). I dati sono in miliardi e si riferiscono ai 28 paesi UE.

Da anni il sistema bancario italiano soffre di 3 mali strutturali rispetto ai principali sistemi internazionali ed europei. Sono strutturali nel senso che necessitano di interventi specifici.

Essi sono i seguenti. Assetti di comando aziendale pletorici e poco efficaci caratterizzati dalla presenza di fondazioni e migliaia di azionisti. Un nucleo duro che vota sempre gli stessi manager. Elevata quota di crediti deteriorati, frutto della crisi ma anche di cattiva gestione. E infine povertà di servizi bancari alla clientela, in specie quelli di pagamento. Le banche sono piene di soldi in contante perchè così funziona l’economia.

Questi fattori sono ormai atavici.

Faticosamente e con molto dispendio di risorse si stanno cambiando i consigli di amministrazione delle principali banche italiane. Parimenti, si sta ponendo un argine alla montagna di crediti deteriorati. L’uscita dal tunnel è ancora lontana e il conto per le casse dello Stato sarà un vero salasso.Tuttavia, queste problematiche, per molto tempo neglette, sono oggi all’attenzione dei vertici delle banche e dei nostri governanti.

Sulla povertà dei servizi di pagamento vi è il silenzio più totale da parte delle banche, delle tante autorità di tutela dei consumatori e del governo. Eppure è una situazione unica nel mondo occidentale. Situazione che opera come un freno all’ammodernamento del nostro sistema economico. Sono numerose le implicazioni in negativo che derivano da questa situazione: inefficienze, riciclaggio, corruzione ed evasione fiscale. Non ci sorprendiamo più a vedere le lunghe file di persone, soprattutto anziane, davanti agli uffici postali per pagare tasse e utenze o per ritirare soldi in contante.

La situazione in Europa

La Banca Centrale Europea – BCE pubblica ogni anno in settembre un voluminoso rapporto di oltre 1000 pagine sulle statistiche dei servizi di pagamento nei Paesi UE e in quelli di Eurolandia. Vediamo che cosa racconta di noi e degli altri paesi.

Il numero totale dei pagamenti non in contante ha raggiunto i 134 miliardi di operazioni nel 2017, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedete. La quota predominante è appannaggio delle carte di pagamento con il 52% grazie a 812 milioni di carte emesse, 1,6 in media per ogni cittadino europeo. Seguono i bonifici con il 24% e gli addebiti diretti con il 19%. Nel panorama europeo possiamo ritenere che gli assegni bancari e postali siano pressochè estinti, seguendo un trend di riduzione che dura da decenni come evidenziato dal grafico in alto. Alla fine del 2017 sono meno di 3 miliardi in circolazione nei Paesi UE.

I principali mercati EU sono dominati da pochi Paesi. La Gran Bretagna ha quasi 30 miliardi di transazioni non in contante seguita  dalla Francia con 22 e dalla Germania con 21 miliardi. L’Italia ha un peso davvero marginale con 6 miliardi di transazioni pari al 4,5% del totale.

Anche in termini di transazioni procapite l’Italia è in condizioni di forte arretratezza raggiungendo a stento le 100 operazioni di pagamento annue. La media dei paesi UE è circa 260, ma vi sono ben 8 paesi con valori superiori a 300.

Su 28 paesi siamo penultimi insieme alla Grecia che nel frattempo ci ha raggiunti. Peggio di noi fa solo la Bulgaria. Abbiamo addirittura peggiorato la nostra posizione: da penultimi a ultimi. Non si puo’ fare di più.Interessante il caso greco che ha quintuplicato le transazioni non in contante in pochi anni. Il governo greco riconosce infatti una detrazione fiscale se il contribuente raggiunge una soglia di spesa con carte di pagamento. In un prossimo articolo vedremo più da vicino il “miracolo” greco, sperando cha possa accadere anche in Italia.

La familiarità di utilizzo dei pagamenti non in contante in Italia è bassa per tutti gli strumenti di pagamento. Un italiano in media in un anno fa 23 bonifici, contro 63 della media UE. Ricorre agli addebiti diretti per pagare le utenze 14 volte contro 49. E usa le carte appena 46 volte contro 135 di un cittadino europeo.

Amiamo il contante ma abbiamo tantissimi POS

L’Italia ha invece la più sviluppata rete di POS d’Europa. Su 13,6 milioni di macchinette sparse nei Paesi UE ben il 20% sta in Italia con 2,5 milioni di pezzi. Se guardiamo al numero di POS per milione di abitanti, noi ne abbiamo 41 mila contro una media europea di 27 mila. Una enormità in rapporto all’uso che ne facciamo.

Il quadro è sconfortante e non merita altri commenti. Si rischia di annoiare. Il nitore dei numeri fa venire a mente qualche domanda senza risposta. Perchè una tale situazione? Chi paga in definitiva per la rete di POS così grande, visto che nessun pasto è gratis e il sottoutilizzo della rete è palese? Che cosa pensano di questa situazione le numerose Autorità che si interessano dei consumatori e del settore dei pagamenti?

Padoa Schioppa, l’ex Ministro del Tesoro, ricordava alle banche che è come aver costruito una efficiente rete ferroviaria, con gallerie, ponti e stazioni e poi non vi transitano i treni.

Non ci illudiamo che arrivino risposte sensate proprio perchè si tratta di problemi strutturali, che esistono da tempo e che richiedono strategie dedicate. Tuttavia la situazione descritta e’ un record negativo assai costoso senza che vi sia nessuna seria agenda per affrontarla.

Sta a noi cittadini e consumatori porvi rimedio, imparando ad usare sempre di più carte di pagamento, bonifici ed addebiti diretti. Proprio come fanno tutti gli altri cittadini europei.