Tutti gli uomini del presidente, ed anche una donna. Segni particolari: sono stretti collaboratori del governatore De Luca, ma con problemi giudiziari. L’ultima disavventura è di Patrizia Boldoni, consigliera per i beni culturali: condannata a Napoli, in primo grado, ad un anno e 4 mesi con l’accusa di aver eluso le cartelle del fisco – doveva oltre 11 milioni -, donando alla figlia oltre 3 milioni. Fino a 3 anni fa era titolare di un doppio incarico, sommando anche la presidenza di Scabec, la partecipata di promozione dei beni culturali, da cui si era poi dimessa. Ex moglie di Corrado Ferlaino, il patron del Napoli, Boldoni aveva dischiuso a De Luca le porte dei salotti buoni in città, durante la campagna per le regionali. Oggi preannuncia ricorso in appello, dichiarandosi innocente. Ma la doppia poltrona era un segno di riconoscimento anche per un’altra figura chiave del potere deluchiano: Franco Alfieri, «notoriamente clientelare» secondo il ritratto dello stesso governatore. Fino a marzo era il capo segreteria di De Luca, il vero braccio destro. Conserva però il ruolo di consigliere per caccia, pesca e agricoltura. Alfieri è passato alla storia per le fritture di pesce, da elargire ai riottosi elettori del referendum costituzionale del 2016. Oggi le cronache giudiziarie si rioccupano di lui, candidato sindaco a Capaccio, dopo due mandati ad Agropoli. La Dda di Salerno gli contesta una raffica di accuse, nell’ambito dell’inchiesta ribattezzata “Sistema Cilento”: scambio elettorale politico-mafioso, concussione, violenza privata e minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso. Scambio elettorale è anche l’ipotesi per il fedelissimo Adamo Coppola, successore al comune di Agropoli. A inguaiare entrambi sono le indagini per i presunti rapporti con la famiglia Marotta, “il clan degli zingari”. Peggio, però, è andata a Pasquale Mirarchi, luogotenente di Alfieri ad Albanella, dove è il candidato sindaco del centrosinistra. La Dia di Salerno lo ha arrestato giovedì, perché trovato in possesso di una pistola con la matricola abrasa, durante una perquisizione. Nell’indagine sul “Sistema Cilento”, Mirarchi compare in alcune intercettazioni. Il pm Montemurro sospetta un sostegno elettorale ad Alfieri, tramite l’imprenditore Roberto Squecco, condannato in via definitiva per associazione mafiosa. La poltrona di capo segreteria, a Santa Lucia, decisamente non porta bene. Prima di Alfieri vi sedeva Carmelo Mastursi, condannato in abbreviato ad un anno e sei mesi per induzione indebita a promettere. Mastursi, dimessosi ad indagine deflagrata, era rimasto impigliato nel caso del giudice Anna Scognamiglio. La donna era collegio giudicante sul ricorso contro la sospensione di De Luca, decretata per la legge Severino: adesso è alla sbarra per  concorso in induzione indebita. Miglior destino quello di Enrico Coscioni, primario cardiochirurgo del Ruggi d’Aragona e consigliere del governatore per la sanità. Assolto in primo grado dall’accusa di tentata concussione, gli contestavano pressioni a tre manager della sanità, per costringerli a lasciare, all’indomani dell’arrivo di De Luca alla Regione. Per il tribunale di Napoli «i fatti non sussistono», ma la procura ha annunciato ricorso in appello.