Il bluff dell’ispezione: Campania sempre più sola

Si fossero spinti fino a Salerno, gli 007 del ministro Speranza avrebbero avuto molta difficoltà a fare una sintesi della vergognosa situazione che si sarebbe presentata ai loro occhi. E, probabilmente, la soluzione del commissariamento della Campania avrebbe assunto i caratteri di un imperativo etico

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Man mano che passano i giorni e ci allontaniamo da un fine settimana tra i più burrascosi della storia politica e civile della Campania, caratterizzato dall’ennesimo, sconcertante crollo di credibilità e autorevolezza della più importante istituzione pubblica regionale, si fanno più netti i contorni della partita che si sta giocando sulla gestione della pandemia. L’impressione, ora che la polvere si sta depositando e l’orizzonte diventa sempre meno opaco, è che nel week end degli insulti, dello scontro a distanza (molto presunto) tra Palazzo Santa Lucia e Palazzo Chigi sul passaggio della Campania dalla zona gialla a quella rossa, della rissa verbale tra Regione e Comune di Napoli, sia andato in scena l’ennesimo, irresponsabile gioco delle parti. Andiamo subito in medias res. E cioè, all’unica cosa che avrebbe potuto (e dovuto) invertire l’inerzia della sciagurata gestione dell’emergenza pandemica da parte della Regione Campania: la visita degli ispettori spediti dal ministro Roberto Speranza. Dalle notizie di stampa pubblicate negli ultimi due giorni risulta che gli 007, affiancati dai carabinieri del Nas, in 72 ore hanno visitato quattro ospedali napoletani: il Cardarelli, il Monaldi, il Cotugno e l’Ospedale del Mare. Al termine della loro ricognizione, che aveva tempi molto contingentati perché Speranza aveva fretta di firmare l’ordinanza con il cambio di fascia, hanno consegnato una relazione di tre – dicasi tre – paginette. Per quanto ammirevole, lo sforzo di sintesi non può non essere andato a detrimento della completezza delle informazioni che la gravità della vicenda richiedeva. Infatti, il contenuto dello striminzitissimo dossier  – così come riferito dalle notizie di stampa – sarebbe in realtà un sunto di quello che telegiornali, siti web e giornali avevano già riferito – con maggiore ricchezza di particolari – nella settimana precedente all’ispezione. Quando l’Italia intera si era indignata per le immagini dei pazienti attaccati all’ossigeno nelle automobili in fila davanti agli ospedali, per il malato di Covid morto per insufficienza respiratoria in un bagno del pronto soccorso del Cardarelli, per i racconti agghiaccianti degli operatori dei 118, sballottati per ore da un ospedale all’altro in cerca di un posto letto per pazienti in fin di vita nelle ambulanze. Solo di striscio gli ispettori si sono occupati del giallo dei dati sui posti letto disponibili e di quello dei tamponi effettuati. Un passaggio molto approssimativo e sommario è dedicato alla totale mancanza di un piano di coordinamento tra Usca (quasi tutte istituite da poche settimane), Asl, aziende ospedaliere e medicina generale. Il vero cuore della catastrofe campana. La certificazione del fallimento completo, irredimibile, della gestione regionale. Restringere il campo dell’ispezione alla sola Napoli è una scelta che andrebbe spiegata. Fuori dai riflettori sono rimasti gli ospedali-lazzaretto della provincia (Castellammare, Giugliano, per esempio) e quelli del Salernitano: lo scandaloso Ruggi, il Fucito, per non parlare dell’Umberto I o del Martiri di Villa Malta. Si fossero spinti fino a Salerno, gli ispettori avrebbero avuto molta difficoltà a fare una sintesi della vergognosa situazione che si sarebbe presentata ai loro occhi. E, probabilmente, la soluzione del commissariamento avrebbe assunto i caratteri di un imperativo etico. E’ sfumata un’occasione d’oro per evitare che la terza regione italiana, un decimo della popolazione nazionale, sprofondi sempre più nel burrone scavato da 8 mesi di inazione completa e di politicizzazione esasperata della pandemia. Passata l’ispezione, figlia di quella che ha tutta l’aria di essere stata una raffinata operazione gattopardesca, scippata anche della ribalta mediatica dallo scandalo calabrese, la Campania ora è più sola di prima davanti al mostro. Dio non voglia che, per salvarne uno solo, Speranza e il governo abbiano condannato tutti gli altri campani.

Da “Il Quotidiano del Sud – L’altra voce della tua città”