Il caos mascherine

L’ultima ordinanza di De Luca si trasforma in un giallo

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Mascherine: nella fase 2 in Campania sono obbligatorie per passeggiare, ossia “l’ora d’aria” nelle fasce consentite. Ma mentre il governo nicchia ancora, sull’uso tassativo, c’è un giallo nell’ultima ordinanza di De Luca. Nel provvedimento del 25 aprile, seguito da due note di chiarimento, si parla inequivocabilmente di obbligo. «Si precisa che l’attività motoria, come da ordinanza n.39 del 25 aprile 2020 – recita il chiarimento-, è consentita esclusivamente con l’uso obbligatorio delle mascherine». L’ordinanza si richiama espressamente all’uso del «dispositivo di protezione individuale di cui all’art.16 del decreto legge n.18/2020». Si tratta del decreto Cura Italia. All’articolo 16, in realtà, si considera un caso diverso dalle passeggiate. «Per contenere il diffondersi del virus Covid-19, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020 – si legge-, sull’intero territorio nazionale, per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (…), le mascherine chirurgiche reperibili in commercio». Si parla quindi di ambienti di lavoro, quando peraltro non si può tenere un adeguato distanziamento. Dunque, o la Regione equipara le camminate ai posti di lavoro, circoscritti a situazioni anguste. Oppure, più probabilmente, dispone l’uso di mascherine chirurgiche, nell’obbedire a tale obbligo. Di sicuro, resta l’ennesima stretta del governatore. Una via su cui presto si accoderà l’Emilia-Romagna, decisa a imporre l’obbligo di mascherine. Diversa l’idea del governo. Almeno per ora, questi dpi sono solo raccomandati. Ma, per chi esce all’aperto, non c’è un dovere di indossarle. L’obbligo, viceversa, sussiste in ambienti chiusi ed affollati, a partire dai mezzi di trasporto pubblico. Pesa l’ultimo report del comitato tecnico scientifico. Ci sono delle «incertezze sul valore dell’efficacia dell’uso di mascherine per la popolazione generale dovute a una limitata evidenza scientifica, sebbene le stesse siano ampiamente consigliate». Rimangono, per il Cts, una serie di variabili non controllabili, come «il comportamento delle persone dopo la riapertura in termini di adesione alle norme sul distanziamento sociale ed utilizzo delle mascherine e l’efficacia delle disposizioni per ridurre la trasmissione sul trasporto pubblico. Elementi questi che suggeriscono di adottare un approccio a passi progressivi». Per gli esperti del governo sono due le misure fondamentali: distanziamento sociale, igiene personale ed ambientale. Ma in Campania valgono regole diverse, e guai a infrangerle. «Il mancato rispetto delle misure di contenimento e prevenzione del rischio di contagio di cui al presente provvedimento – avverte l’ordinanza di De Luca -comporta (…) l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria (pagamento di una
somma da euro 400 a euro 3.000)».
Il prezzo calmierato, scoppia la polemica. Un’ordinanza del commissario Domenico Arcuri prevede il prezzo calmierato delle mascherine, a 50 centesimi. Il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, alla Camera annuncia la riduzione dell’Iva al 5%, per chi le vende. Ma questo non argina le polemiche. C’è chi comunica il ritiro dal mercato del dpi, come il Gruppo Crai. Via dai negozi le mascherine chirurgiche, a causa del prezzo imposto massimo di 50 centesimi. «Siamo nell’impossibilità – afferma una nota – di vendere le mascherine ad un prezzo inferiore al loro costo di acquisto. Confidiamo che il governo voglia risolvere al più presto tale situazione in modo da consentirci di riprendere la vendita delle mascherine in questione». Secca la replica di Arcuri: «Questa azienda non ha fatto un contratto con il commissario straordinario, non deve rivolgere a me la domanda».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)