Il carabiniere ucciso e i migranti, entrambi vittime della povertà

Assistiamo, in quest’epoca di falsi progressi sociali, ancora a tragedie che vedono coinvolti soprattutto coloro che non detengono alcun potere, non solo quello economico,  ma anche quello, giuridico ed etico, di rivendicare la propria dignità e la propria sacralità in quanto esseri umani

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Quanti morti in mare! Troppi. Si direbbe quasi un genocidio, che – tra salvataggi e finti salvataggi – si consuma tragicamente nel Mare Nostrum.
Sono poveri, solo e soltanto poveri i troppi naufraghi. E da qui il pianto di Dio che vede le sue umili creature vittime di violenza.
Così, allo stesso modo, il carabiniere ucciso per difendere la legalità della nostra nazione è un uomo del popolo, di umili origini. Non vi è dubbio che chi svolge il lavoro di carabiniere non è certo “figlio di papà”.
Assistiamo, in quest’epoca di falsi progressi sociali, ancora a tragedie che vedono coinvolti soprattutto coloro che non detengono alcun potere, non solo quello economico,  ma anche quello, giuridico ed etico, di rivendicare la propria dignità e la propria sacralità in quanto esseri umani.
L’ennesimo naufragio dei migranti e la truce morte del carabiniere, seppur tragedie verificatesi per motivi diversi, possono essere considerate due facce della stessa medaglia: la povertà.

Il vice brigadiere dei carabinieri ucciso a Roma con undici coltellate

Spiace osservare che il mondo politico tratti i due tragici avvenimenti sfoderando la solita pusillanime demagogia,che elude, proprio in quanto tale, i necessari interventi concreti, volti a sanare definitivamente tali miserabili piaghe.
In fiumi di parole, encomi e rammarico si riassume l’atteggiamento del mondo politico e poi nulla più.
I naufragi e le morti di tanti esponenti delle forze dell’ordine testimoniano che non solo a livello  nazionale, ma anche a livello internazionale, vi è un’assenza spaventosa di legalità. Difatti, chi può negare che i continui naufragi dei barconi che contengono sacre vite umane, riecheggino drammaticamente i crimini contro l’umanità, che, nel corso della storia umana, si sono spaventosamente verificati e sono culminati, nello scorso secolo, con l’eccidio degli ebrei innocenti. Due temi si stagliano chiari sullo sfondo sociale ed etico della realtà contemporanea: quello della minaccia della sicurezza e quello dell’umanità in fuga, che sembrano essere distanti e di scarso rilievo per coloro che sono seduti sugli scranni del Parlamento, ma che convergono e diventano raccapriccianti per molti cittadini se si pensa che tali fenomeni rimandano ai crimini contro l’essere umano.  Non irrilevante, inoltre, è chiedersi quale legame vi sia tra politica e coscienza umana. Anzi, occorre chiedersi: “La politica si approprierà mai della consapevolezza di uniformarsi alle regole morali della coscienza umana?”  La società contemporanea, che afferma di essersi evoluta e di dirigersi sempre più verso forme più elevate di civiltà, appare subito essere smentita dai fatti. Difatti, due forme di povertà si tendono dolorosamente la mano: quella dei migranti e quella degli italiani poveri che sacrificano la propria vita, gli uni per realizzare il sogno di una vita migliore, gli altri per difendere la sicurezza dei cittadini di uno Stato evoluto, che denota la propria fragilità nell’assicurare l’incolumità di chi si pone al servizio della difesa della vita umana.