Il centrodestra “candida” De Luca

Lega, Fi e FdI non trovano ancora l’accordo sul nome e il governatore si accaparra i loro transfughi e gli elettori

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Ci scherzava, ma non troppo: «Il capo della destra europea sono io, incarno tutti i capisaldi della dottrina». Vincenzo De Luca si è sempre fatto beffe delle divisioni ideologiche, fin da quando regnava al Comune di Salerno. E così ammoniva “l’opposizione” di centrodestra, pur provenendo dal Pci. Destra, sinistra: gli opposti estremismi, residui di storia novecentesca. Pure decorazioni, nel luccicante disegno di potere. Oggi il governatore – autoricandidato a forza di like e sondaggi – ambisce a coprire tutto lo spettro della politica locale, o quanto ne rimane. Quel che un tempo si chiamava arco costituzionale, ora un pallido simulacro del passato. De Luca, ovviamente, si annette pure il centro. Con il 71enne presidente uscente, c’è una sorta di Villa Arzilla dello scudocrociato: Ciriaco De Mita (92 anni), Clemente Mastella (73 anni) e Paolo Cirino Pomicino (80 anni). Ma dove pesca a piene mani, è a destra, sull’onda di martellanti campagne securitarie. Un inno alle paure, alla ricerca dell’uomo forte, letteralmente esploso nell’era Covid. Il richiamo ha già portato sotto le sue insegne Mario Ascierto. Ex consigliere regionale di Alleanza Nazionale, fratello dell’oncologo Paolo, dell’idillio racconta ad anteprima24.it: «Mi candido su Napoli e provincia dove Ascierto e De Luca vanno d’accordo su tutto, dalla sanità alla ricerca, quindi è un binomio vincente sul piano dell’impegno e della solidità». Secondo alcune fonti, inoltre, sarebbe in piedi un dialogo tra deluchiani ed ex leghisti, per una lista d’appoggio tutta a destra. Chissà se i contatti andranno in porto, per aggiungere un’altra freccia al variopinto esercito, già forte d’una decina di sigle. Non pervenuto, intanto, il Pd: nulla si conosce, sull’opinione del Nazareno, circa il reclutamento di destrorsi e vecchi marpioni democristiani. E chi tace, si sa, acconsente. Ma anche qui nulla di nuovo. Già 5 anni fa, nella lista Campania in rete, De Luca schierò Carlo Aveta, ex dirigente de La Destra di Storace. Nel 2015 finì nel mirino per vecchie foto a Predappio, davanti alla tomba di Mussolini, e per un post accusato di omofobia. A difenderlo ci pensò proprio il futuro governatore: «Aveta è una persona perbene. Le battute sui gay sono sciocchezze». Nel 2015, De Luca non si fece mancare nemmeno spezzoni in uscita da Forza Italia. Ad esempio, un ex fedelissimo di Nicola Cosentino, come Alfonso Piscitelli, oggi tornato all’ovile del centrodestra, con Fratelli d’Italia. Già, il centrodestra: in Campania batterà un colpo, mentre il governatore prova a svuotarne l’elettorato?
Il candidato del centrodestra. Lo stallo è evidente da quelle parti. Prima dell’emergenza sanitaria, si dava per imminente un incontro al tavolo di coalizione. Invece Berlusconi, Salvini e Meloni devono trovare ancora la quadra. Tutto nasce dall’insofferenza della Lega per Caldoro, candidato designato da Forza Italia in Campania. Un veto che ha rimesso in discussione gli accordi già presi. La regione spetterebbe ai forzisti. Ma nulla è più sicuro. Sulla sfondo resiste la candidatura “di bandiera” per Edmondo Cirielli, proposto da Fratelli d’Italia. Un nome utilizzato in chiave tattica, per insinuarsi nel dissidio tra Salvini ed Arcore. FdI non si oppone a Caldoro, ufficialmente: ma è bene premunirsi, qualora le cose precipitino. Intanto, l’impasse non si risolve. E la clessidra gioca a favore di De Luca, in campagna elettorale permanente, e decollato nelle rilevazioni d’opinione, durante lo tsunami coronavirus.
Il rebus Salvini. Non si può prescindere da Matteo Salvini, per spiegare il rapporto contorto, perfino freudiano, tra De Luca e la destra. Di fatto, è il capo del Carroccio a condizionare i giochi nel centrodestra campano. Ciò avviene nel quadro di relazioni complessive, con gli alleati, in una visione nazionale. Ma il risultato è la paralisi, nei piani per la terza regione d’Italia. Del suo rapporto con De Luca molto si è detto, in passato. Si è parlato perfino di un asse, nato da un incontro pubblico a Salerno, nel 2014, infranto alla vigilia delle politiche 2018. Ma la rottura è sempre apparsa di facciata, non di sostanza. Calibrando il solito registro teatrale, De Luca, anni fa, si definì «maestro» dell’allievo Salvini. E il lùmbard non potè che abbozzare, riconoscendogli un primato spirituale, se non altro. Ieri Salvini è tornato ad attaccare il governatore, sul presunto scioglimento per camorra dell’Asl Napoli 1. Una notizia seguita da rapido dietrofront, dopo la smentita del Viminale. «Il presidente della Regione del Pd – aveva dichiarato il leader leghista – viene smentito perfino dal governo nazionale di cui fa parte il Pd, su un tema così importante e dopo altri scandali come l’ospedale di Caserta sciolto per infiltrazioni pochi anni fa. Invece di prendersela con i giovani, con i baristi e con i pizzaioli, dovrebbe preoccuparsi degli ospedali, chiusi e aperti, della Campania». In piena pandemia, peraltro, Salvini aveva elogiato il governatore («Ha capito subito la gravità del problema e ha preso provvedimenti giusti»). Una prova di come, tra i due, il rapporto viva in altalena, fra sbandate e testacoda. Fu la Lega, nel governo gialloverde, a far muro contro l’incompatibilità di De Luca, ai tempi del commissariamento alla sanità. E il presidente restò commissario, in barba ad una legge appena approvata. Una “intelligenza col nemico” che armò i sospetti dei grillini, pronti a vaticinare – un anno fa – una desistenza tra via Bellerio e il governatore, per queste regionali. Suggestioni, prive di conferme oggettive. Ma intanto, il centrodestra non riesce a liberarsi del “complesso” di De Luca.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)