Il commissariamento di CARIGE

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Per una banca il tempo è una immagine immobile

Mentre si celebrava il pranzo di Capodanno, l’anno nuovo è iniziato con il commissariamento temporaneo di Carige.E’ la decima banca italiana con oltre 500 sportelli e quasi 4.300 dipendenti. Non è un buon inizio per il nostro acciaccato sistema bancario. Ed è un vero primato perchè è la prima volta che la BCE commissaria una banca.

Una breve storia per illustrare che è una partita di andata e ritorno. E persa entrambe le volte. Nel senso che è una crisi che viene da lontano.

Una prima partita nella quale sotto la guida del Presidente Berneschi, rimasto ai vertici per decenni, la banca si era espansa a dismisura. Poi giunse il crollo 10 anni fa per operazioni avventate. Il suo storico banchiere in tempi diversi sarà cacciato, processato e condannato per truffa e riciclaggio.

La vicenda ebbe toni da commedia all’italiana come riportarono i giornali dell’epoca.Siamo nel maggio 2014 quando Berneschi fu arrestato. Egli non decadde dalla carica di Vice Presidente dell’ABI perché non c’era una sentenza.  Lo spiegò il Presidente Patuelli, a margine di un convegno. E sottolineò che «gli effetti dell’arresto hanno una ripercussione in automatico nell’Associazione», in quanto Berneschi «non parteciperà alle riunioni perché é arrestato». Patuelli infine ricordò che nel giro di pochi mesi l’Abi «vedrà per intero rinnovati i propri vertici». Fine ingloriosa della prima partita. Qualcuno con una punta di malizia ricordò pure che Berneschi fu nominato numero 2 dell’ABI dal Comitato esecutivo presieduto da Mussari. Il brillante ex presidente del MPS, travolto anche lui dalle inchieste giudiziarie. Una mano lava l’altra si direbbe.

La seconda partita dura fino ai giorni nostri, durante la quale la banca entra di nuovo in crisi, dopo un via vai di amministratori delegati, aumenti di capitale falliti e aiuti in extremis del sistema bancario. Con l’obiettivo di tenerla in vita, esausta, per un altro po’ di tempo. La situazione cancella il proverbio latino che recita Ne bis in idem. Mai due volte la stessa cosa.

Eravamo in molti a chiederci da lungo tempo quando finisse la via crucis dell’azienda genovese. Poi rapidamente, ecco l’epilogo con un ultimo disperato tentativo prima di Natale. Un aumento di capitale programmato e mancato, seguito dalle dimissioni a raffica della maggioranza dei membri del Consiglio di amministrazione. Quel che è stato il 2 gennaio lo lasciamo raccontare proprio alla BCE. E’indispensabile per capire quel che accadrà alla banca e soprattutto ai risparmiatori.

Quel che sta accadendo

La Banca centrale europea (BCE) ha nominato il 2 gennaio tre commissari straordinari e un comitato di sorveglianza formato da tre membri che subentreranno al Consiglio di amministrazione nella guida di Banca Carige…..

Le dimissioni della maggioranza del Consiglio di amministrazione hanno reso necessario l’insediamento di un’amministrazione straordinaria che guidasse la banca al fine di stabilizzarne la governance e di perseguire soluzioni efficaci per assicurare in modo sostenibile la stabilità e la conformità alle norme…

La decisione di avviare la procedura di amministrazione straordinaria è una misura di intervento precoce finalizzata ad assicurare la continuità e a perseguire gli obiettivi di un piano strategico. Tale procedura comporta lo scioglimento degli organi di amministrazione e controllo della banca….

I commissari straordinari hanno il compito di salvaguardare la stabilità di una banca monitorandone attentamente la situazione, tenendo costantemente informata la BCE e, se necessario, adottando misure tese ad assicurare che la banca ripristini il rispetto dei requisiti patrimoniali in modo sostenibile.”

Poche e draconiane parole che sono altrettante tagliole per la banca. Vediamone alcune per capire il senso profondo di quel che sta accadendo a Genova. Purtroppo la stampa ha raccontato queste vicende in modo frettoloso, forse troppo.  Come se fosse un gioco al massacro tra pochi azionisti di peso. Una saga come Beautiful in salsa genovese, una pochade insomma. Invece non è così semplice.

Nel comunicato ufficiale, si invocano misure patrimoniali di lungo periodo e l’adozione di un credibile piano strategico. Infine, si precisa che il provvedimento del commissariamento è una misura di intervento precoce. Cioè adottato per evitare il peggio, il fallimento dell’ente.

Quindi, siamo davanti a una situazione aziendale completamente deteriorata che si trascina da tempo e che si traduce in deficit patrimoniali e anni e anni di perdite di esercizio. Non è solo una schermaglia tra azionisti sul ring. Secondo gli ultimi dati a settembre 2018, il conto economico era ancora in perdita di quasi 200 milioni, i depositi della clientela si stavano riducendo di un paio di miliardi e i crediti inesigibili erano molto alti. Sembra impossibile se non miracoloso che una banca sia potuta sopravvivere in queste condizioni eppure è quel che accaduto!

Quel che accadrà

Il fatto è che la banca non è soltanto affare di qualche famiglia, ma di ben 55.000 soci oltre che dei depositanti e correntisti. Ad oggi le azioni della Carige valgono pressoché zero e quindi gli azionisti hanno perso nel tempo diversi miliardi di euro.

Il commissariamento può andare avanti per un anno e poi può essere prorogato per un altro anno. Ma i tempi per raggiungere una soluzione saranno più brevi, per fortuna. Non ci saranno altre partite da giocare vista la rapidità con cui si è mossa la BCE.

Tre sono le strade che si possono prefigurare.

1 – Vendita della banca a un’altra banca italiana o straniera: assai probabile anche se i migliaia di azionisti della Carige non sono semplici da digerire.

2 – La banca è risanata e restituita agli azionisti che nominano nuovi organi sociali: quasi impossibile.

3 – Risoluzione della Banca previo fallimento della medesima: probabile.

Speriamo che prevalga la prima soluzione rispetto alla terza. Nel terzo caso oltre agli azionisti potrebbero rischiare di perdere i soldi gli obbligazionisti e i correntisti per le somme che superano i 100.000 euro.

E soprattutto auguriamoci che non si ripetano i meccanismi della liquidazione delle due popolari venete in cui “il residuo” che mancava fu accollato nel giro di poche ore allo Stato, addirittura con decreto legge dall’allora governo Gentiloni. Cioè che non paghi in tutta fretta  e ancora una volta Pantalone. Cioè noi tutti per le malefatte degli amministratori e per le distrazioni di chi doveva controllare.

 

(tutti i dati citati nell’articolo sono riferiti al conto consolidato di Gruppo riferito ai primi nove mesi del 2018)