Il Corano non è nemico delle donne

La causa della discriminazione non è nel testo sacro ma nella religione vissuta in società patriarcali che l’hanno interpretato secondo le culture dominanti

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L’islam è nemico delle donne? È questa la prima domanda che sorge nel leggere notizie tristemente ricorrenti riguardo alla loro condizione nelle società islamiche.
Sappiamo, ed è innegabile, che in molti Paesi musulmani le donne vivono limitazioni alla libertà personale e discriminazioni sul piano giuridico, oltre che condizioni di povertà, analfabetismo e disagio sociale, ma all’interno delle comunità islamiche di oggi, si va ad affermare un nuovo pensiero musulmano progressista che studia la legge coranica distinguendo due princìpi fondamentali: da una parte le norme che definiscono il rapporto dell’individuo con Dio, come la preghiera o il digiuno, norme immutabili che ogni musulmano è tenuto a osservare, dall’altra parte le norme che regolano i rapporti dei singoli all’interno della comunità, come il diritto penale, il diritto di famiglia e così via.

Pregiudizi e faciloneria critica nella narrazione di un tema molto profondo e articolato

Queste ultime, si ritiene debbano cambiare in base al tempo e al luogo, purché ci si attenga allo spirito generale che le ha ispirate. Occorre quindi distinguere tra il testo e l’esegesi, cioè l’interpretazione che se ne è fatta nella storia. La causa della discriminazione delle donne non è il Corano, ma la religione vissuta in società patriarcali che l’hanno interpretato secondo le culture dominanti e hanno creato una tradizione religiosa sessista.
Questa nuova corrente di pensiero è impegnata nel lavoro di decostruzione delle precedenti interpretazioni maschiliste e di rilettura dei versetti in un contesto storico corretto, aggiungendo una prospettiva femminista, che giuristi, traduttori e interpreti hanno ignorato. Il risultato è una lettura che sembra molto diversa dal Libro che i detrattori dell’Islam criticano e che i misogini all’interno dell’Islam usano per giustificare la perpetuazione delle tradizioni patriarcali.
Se la donna nel mondo islamico è priva di ogni diritto non è la colpa della religione musulmana, ma è colpa del maschilismo e dell’analfabetismo maschile. La monarchia, il colonialismo e la dittatura violenta, che hanno colpito la maggior parte dei paesi musulmani a un certo punto della loro storia, hanno fatto il resto. Si potrebbe dire che gli uomini hanno interiorizzato i principi di autoritarismo in base ai quali hanno vissuto, governando donne musulmane nel modo in cui i paesi musulmani erano governati da autocrati locali o dalle potenze coloniali occidentali. Il patriarcato è servito a rafforzare il senso del potere personale maschile nel mentre il suo stesso potere politico gli veniva scippato.
L’Islam è religione universale e a-geografica, che si plasma sulla pelle della sensibilità e del carattere nazionale dei popoli che vi aderiscono. Oggi sono un miliardo e mezzo le musulmane nel mondo: dai Balcani all’Indonesia, dal Marocco all’Arabia Saudita, all’Europa. Per questa ragione generalizzazioni e stereotipi come “tutte le donne musulmane sono sottomesse”, andrebbero superate, non per negare difficoltà e problemi che in molti Paesi islamici le donne ancora affrontano, ma per dare coraggio, appoggio e speranza a tutte quelle che oggi lottano e rifiutano di sottomettersi docilmente.