Ho accolto l’invito della mia amica Silvia e, per la prima volta, stasera porterò con me le mie figlie.
È una festa natalizia in casa. Magari ci saranno altri bambini…
Anzi, sicuramente ci saranno altri bambini, altrimenti Silvia non avrebbe insistito che io portassi le piccole pesti.
Così ho detto a mio marito, un po’ perplesso nel vedere che le preparavo tutte e tre…
Eccole, sono pronte!
“Venite qui che vi faccio una foto vicino all’albero, prima di scendere”.
Paola è molto romantica nel suo completo gonna argento e maglia grigio perla, con un cuore morbido sul davanti.
Camilla è molto chic con la sua gonna color oro e la sua maglia con la scritta “chic” (a scanso di equivoci).
Sandra è molto rock con la sua gonnellina di pelle e la scritta “Be You”, come se poi ci fosse bisogno di ricordarglielo di essere se stessa…
Quando svoltiamo l’angolo, dall’auto vediamo la luce accesa in cucina e la mamma di Silvia indaffarata ai fornelli.
Considero con mio marito “Forse la festa sarà a casa dei genitori!”.
Poi, passando sotto al portone del bello e antico palazzo, vediamo una coppia molto distinta ed elegante, che dell’adolescenza deve avere solo un lontanissimo ricordo…
Mio marito, sempre preoccupato che le dolci piccine gli facciano fare brutta figura, commenta: “Se questa è l’età media degli invitati, con le bambine stiamo a posto!”.
Quando varchiamo la soglia del cortile, non abbiamo più dubbi: le luci e l’albero addobbato portano chiaramente al paterno ostello, la casa di Silvia nel buio neanche si vede.
Ad accoglierci c’è Enrico, il fratello di Silvia.
Saliamo per la scala col rosso tappeto.
Poi Silvia, nella raffinata semplicità del suo abito: “Ah ah… ma le hai portate veramente!”.
Lo stupore della mia amica si riflette sul volto di mio marito che, repentino, mi rimbalza un’occhiata minacciosa.
Silvia si accorge del nostro imbarazzo e dice: “Non preoccupatevi, in realtà c’è una mia amica che ha una bambina …”.
“Ah bene!” penso io.
“Sì, ma ha la febbre e non viene più!” chiosa Silvia…
Ahi, sono le uniche bambine della serata!
“Ma staranno benissimo lo stesso”!, aggiunge subito Silvia, nel vederci avviliti.
Entriamo così con un po’ di imbarazzo nel salone.
E, mentre la nostra ospite annuncia con piglio trionfale l’ingresso della famiglia reale (NOI!), lanciamo una rapida occhiata agli invitati … beh, l’età media è proprio quella che avevamo intuito.
Entro per prima, salutando con un sorriso che vorrebbe essere disinvolto le persone che conosco.
Mi seguono, intimidite, le mie figlie: Paola, romantica nella sua maglia col cuore.
Camilla, chic nella sua maglia chic e Sandra, se stessa, nella sua maglia “Be you”.
In un contesto di signore e signori professionalmente affermati nel mondo accademico, della stampa e della giustizia, tra tacchi, profumi, cravatte, gioielli e discorsi molto seri, si apre il buffet.
Ed io, come una lupa che va a caccia per i suoi lupacchiotti, certo non devo sembrare una ortodossa del bon ton: con passo felpato mi avvicino al grande tavolo, sguiscio abilmente tra gli ospiti, mi infilo tra scie di profumo, giacche eleganti e capelli cotonati, riempio tre piatti alla volta e corro a sfamare le mie piccole, che mangiano allegre e beate, in compagnia di due amici… Tutto sommato sta andando benone!
Mangiano di gusto, passando dalla lasagna alla pasta e patate, dalle salsicce ai broccoli, alle patate al forno… fanno le brave Paola col cuore, Camilla chic e Sandra “Be you!”. Tant’è che mio marito, nel vederle così impegnate, finalmente inizia a rilassarsi.
Poi la serata entra nel vivo, assumendo tutt’altro stile: Silvia al pianoforte ed Enrico al microfono danno inizio a un intrattenimento musicale, con un primo pezzo dirompente: “Il pennello di Raffaello”. Le mie figlie mi vengono vicino.
Questa è la prima volta che Sandra sente musica dal vivo.

E te pittasse a pelle, bella-be… / e te pittasse e spalle, bella-be… / quanne arrivasse o bello, bella-be… / so sicuro ca’ me dicesse «Che pennello! Che pennello! / Ma è il pennello di Raffaello o è il pennello che tieni tu?»”

Canzoni con testi allusivi men che mai.
Gli ospiti ridono e si divertono.
Le mie figlie, pur non cogliendo i sottintesi, sorridono.
Sandra, in particolare, non sta nella pelle.
Applaude entusiasta, mi tira e mi dice all’orecchio: “Mamma, dopo canto pure io: Jingle bells”.
“Ok” – le dico io, per tenerla buona.
Deve ancora sentire l’entusiasmo del protagonismo della recita delle suore, piccola mia…
In un repertorio misto tra italiano e napoletano, passando per lo spagnolo maccheronico, continua la musica, con vari successi di Tony Tammaro.
Quando c’è la parolaccia, Sandra mi guarda divertita, nascondendosi tra le spalle.
Certo non sono canzoni per bambini.
Eppure la piccola si sente chiaramente a suo agio, tanto che va ad accomodarsi sul divano, in mezzo a due ospiti che non conosce, ma tra le quali si fa spazio, senza cortesia.
C’è da dire che il divano dà le spalle agli artisti, quindi la piccola, per non perdersi neanche una delle espressioni del cabarettista Enrico, pensa bene di mettersi in ginocchio, affacciata alla spalliera.
A questo punto guardo mio marito, in fondo al salone, che mi guarda a sua volta, con sguardo allusivo…
Lo so a cosa sta pensando: la tappezzeria del divano è bianca e lui ha paura che la sporchi.
E, invece, Sandra, pur ridendo e applaudendo, è molto accorta nel tenere i piedini sollevati in modo che gli stivaletti con le stelline non tocchino il divano.
Mio marito può stare sereno.
La piccola sa come ci si comporta.
E lo fa con disinvoltura, tant’è che addirittura viene a toglierseli gli stivali, per non rischiare affatto di poter sporcare il divano.
Rivolgo di nuovo lo sguardo a mio marito nel fondo del salone, il suo volto è soddisfatto: Sandra, Camilla e Paola sono bambine a modo e bene educate, possono stare in qualsiasi contesto, anche di adulti colti e raffinati.
Mentre mio marito si bea in codesti pensieri, l’intermezzo musicale finisce.
Ed è a questo punto che Sandra non vuole sentire ragioni: deve cantare!
Silvia, intendendo il desiderio della bambina, accenna al pianoforte il motivetto del “Valzer del moscerino”. Ma Sandra non canta.
Eppure conosce tutto il repertorio dello Zecchino d’Oro.
No, no: insiste per “Jingle bells”.
Ma sì, in fondo ha ragione, siamo a una festa natalizia, che si cantino canzoni natalizie!
Con fermezza pretende di cantare al microfono, ma l’asta è troppo alta per lei.
Silvia mi dice di accontentarla. Così, perché la vocina candida della piccina che intona “Jingle bells” la sentano tutti forte e chiaro, le do il microfono.
“Jingle bells…” attacca Sandra, nella sua maglietta “Be you”.
Silvia suona e ride, anch’io, gli altri guardano mia figlia ammirati …
Un po’ di candore infantile, dopo tutte queste canzoni a doppio senso.
Un po’ di sentimento profondo, dopo qualche parolaccia.
Un po’ di inglese, dopo tutto questo napoletano.
Ma Sandra “Be you”, 5 anni d’età, ha evidentemente colto l’ironia della serata. Non le va proprio di vestire i panni dell’angioletto…
Perciò, altro che recita delle suore: ha deciso di cimentarsi opportunamente nell’unica parodia che conosce, quella messa in scena a scuola delle sorelle da una compagnia teatrale itinerante!
E così continua a cantare a voce bella alta: “Jingle bello, jingle bello, s’è scassato o CAMPANIELLOOO!”…
Dopo un attimo di silenzio, tutti, ma proprio tutti ridono a crepapelle.
Mio marito, paonazzo, non sa se unirsi alla risata generale o no. Intanto i capelli superstiti gli si irrorano di nuova vita …
“Beh” – gli dico – “tutto sommato ci siamo ben amalgamati al contesto”!
“Oh già già, indubbiamente …” mi risponde.
E proprio non capisco perché stenti ancora a rilassarsi.