Il Difensore Civico: in Regione solo nomine clientelari

Nella sua relazione, anche il nodo degli incarichi nelle Partecipate, in particolare presso l'Eav, l’holding regionale dei trasporti. Bocciato anche il Comune di Salerno

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La sede della presidenza della Regione Campania in via Santa Lucia a Napoli

Nomine “clientelari”, Il Difensore Civico frusta la Regione. E nella sua prima relazione annuale, Giuseppe Fortunato boccia pure il comune di Salerno, per l’assenza del regolamento sulla partecipazione popolare. Ma anzitutto, punta il dito contro l’istituzione regionale, alla quale imputa un metodo anti meritocratico negli incarichi. Una prassi di cui egli stesso è vittima, avendo conseguito la nomina dopo una battaglia legale di 6 anni. Un’odissea giudiziaria riassunta nella relazione, inviata a marzo alla redazione del Burc, ma non ancora pubblicata.

Giuseppe Fortunato, difensore civico della Campania, attacca duramente il metodo di concessione degli incarichi in Regione Campania e anche presso il Comune di Salerno

La «logica illegale» delle nomine. Il Difensore Civico della Regione ripercorre le tappe della propria vicenda, conclusa il 14 luglio 2018. Un excursus in cui non risparmia né centrodestra né centrosinistra, accusate di praticare la stessa protervia, per «favorire impropriamente taluni e osteggiare la legalità in otto travagliati anni dal 2010», data del primo avviso pubblico per il nuovo Difensore Civico. Una procedura in cui egli riscontra una «logica arbitraria, illegale e prepotente». Eppure, lo scenario non muta neppure dopo la capitolazione al Consiglio di Stato. «Credete Voi, lettori a qualunque titolo di questa relazione – scrive -, che la Regione Campania abbia ora capito che il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione, previsti nell’art. 97 Cost., comportino che la discrezionalità di tali nomine, per non sconfinare nell’arbitrio, deve essere fondata comparativamente? Nient’affatto». Fortunato spiega che «la Regione Campania (così come tante pubbliche amministrazioni) procede sempre con la medesima tracotanza, non esplicitando — innanzitutto ai Cittadini prima ancora che ai concorrenti — la ragione comparativa delle proprie scelte». Dunque, gli incarichi non verrebbero conferiti comparando le candidature. Cioè, valutando curriculum e titoli degli aspiranti nominati, e motivando le scelte. La motivazione, pur prevista per legge, sarebbe una perdita di tempo: le nomine soggiacerebbero ad altre logiche. «Prevale, pertanto – afferma la relazione-, una diffusa sensazione — ragionevole, ben comprensibile e sostanzialmente fondata — che è inutile per persone capaci e non legate a “carri imperanti” offrire le proprie competenze ed esperienze per il bene comune, tanto “i giochi sono già fatti”» . Tra gli esempi, c’è il caso del Garante campano dei Disabili. «Dopo l’annullamento di nomina arbitraria e non comparativa dal Tar Campania-Napoli (di Giuseppe Bove, ndr), la Regione Campania – riepiloga Fortunato – ha impugnato la nomina al Consiglio di Stato che ha appena pronunciato un’ulteriore chiara sentenza, evidenziando ancora come si devono effettuare tali nomine».

E in effetti, nella decisione dello scorso di febbraio, i giudici di Palazzo Spada demoliscono la nomina di Bove, eletto dal consiglio regionale (33 voti) a giugno 2018. La deliberazione è cancellata per “eccesso di potere per arbitrarietà, macroscopica illogicità, errato presupposto, violazione delle leggi regionali 25/2017 e 17/1996; per difetto di motivazione; per eccesso di potere per difetto di istruttoria; eccesso di potere per mancata predeterminazione di autolimiti”. Il Difensore Civico ritiene cruciale un’inversione di rotta: «Il futuro del funzionamento dei pubblici servizi e di ogni istituto pubblico è molto correlato al fatto che le scelte dei nominati siano affidate ai più competenti e non ai più raccomandati».
Il caso Eav. Nella relazione, il nodo degli incarichi tocca anche le partecipate. E si evoca il caso Eav, l’holding regionale dei trasporti. «Torno ancora sul tema delle buone nomine contro ogni arbitrio – dice Fortunato – perché la questione non riguarda solo la Regione Campania. In questi anni sono cambiati in tante amministrazioni musicanti ma mai la musica clientelare. Ora deve cambiare la musica. Anche nell’Ente Autonomo Volturno, dove il Direttore (il presidente Umberto de Gregorio, ndr) è stato nominato senza avviso e senza comparazione. E anche negli Uffici Stampa dei Comuni».
Il sindaco di Salerno, Enzo Napoli. Nel mirino del Difensore Civico anche gli incarichi conferiti dall’amministrazione da lui presieduta

Nel mirino i comuni di Salerno e Sassano. Sono tre i comuni campani diffidati dal Difensore Civico, per il mancato varo dei regolamenti sulla partecipazione popolare. Si tratta di Salerno, Sassano e Villarica. Fortunato si accinge ad esercitare i poteri sostitutivi, di fronte all’inerzia delle amministrazioni. «Per Sassano, Salerno e Villaricca – annuncia – ho invitato a provvedere subito per i dovuti regolamenti obbligatori per la partecipazione. Lo Statuto lo prescrive, i Comitati di Cittadini li richiedono e mi hanno presentato ricorsi legittimi e fondati ma i Comuni non provvedono ancora». Nello Statuto di Palazzo di Città, l’istituto è previsto all’articolo 34: lettera morta, sinora.

Difesa civica troppo esigua. Il Difensore Civico sottolinea pure i limiti dell’incarico che ricopre, il cui compito è tutelare il cittadino, anche mediando con la pubblica amministrazione. E stavolta bacchetta tutte le province, Salerno compresa. «In Campania il Difensore Civico è solo.- denuncia – Soppressi i Difensori Civici comunali dal legislatore nazionale, anche le Province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno hanno deciso (male!) di non inserire tale figura nel loro Statuto».