Il diritto di sapere (e di non sapere)

Eccoci alla creazione del Bitcoin basato sulla blockchain, il ledger, libro mastro, registro permanente e immodificabile, di tutte le transazioni realizzate che non viene conservato su di un server centrale accreditato, la terza parte garante, ma distribuito tra i vari utenti che utilizzano la moneta digitale

0
193

31 Ottobre 2008, nel pieno della crisi finanziaria, dopo il fallimento della Lehman Brothers, un paper collaborativo vene lanciato su internet a firma di Satoshi Nakamoto Bitcoin: A Peer-toPeer Electronic Cash System
Satoshi Nakamoto non è un programmatore qualsiasi, un ricercatore come tanti, quasi certamente non è. Molto probabilmente si tratta di una intelligenza collettiva, un club di più persone sparse nel mondo di Internet che raccoglie l’eredità di un gruppo di giovani programmatori dotati di una ben precisa coscienza politica che nel 1988 diffonde The Cripto Anarchist Manifesto e che nel 1993 ribadisce le sue tesi in A Cyberpunk’s Manifesto. Quali tesi: il personal computer, ovvero potremmo dire tutti gli strumenti personali digitali –smartphone, tablet, ecc. – se da un lato sono strumenti per esprime il sé in un mondo iperconesso, dall’altro proprio questa loro iperconnessione li rende strumenti di controllo, tracciabilità delle azioni. La sfera personale di ognuno, la propria privacy, è costantemente monitorata, minacciata. Cosa propongono i Cyberpunk: “Privacy is necessary for an open society in the electronic age”. Qui si proietta il termine privacy ben al di là dell’originaria sua definizione come “diritto ad essere lasciato solo” (Warren-Brandeis nel 1890). Il riferimento alla privacy finisce con il simboleggiare l’insieme delle libertà che sono implicate dal trattamento dei dati personali. Insieme delle libertà che Stefano Rodotà nel 1995 pone nel diritto di non sapere, il diritto della sfera privata di ognuno poiché la tutela della sfera privata non può essere più circoscritta ai soli dati ‘in uscita’, ma deve riguardare anche quelli ‘in entrata’ (informazioni non desiderate, messaggi sgraditi, spamming). Nel quadro del diritto di non sapere, la tutela si specifica ulteriormente come diritto a mantenere il controllo delle proprie informazioni e di determinare le modalità della costruzione della propria sfera privata.

Qui l’aggancio con i Cyberpunk e Satoshi Nakamoto che propongono una soluzione: “Privacy in an open society requires cryptography”

La crittografia quale strumento per proteggere i cittadini in una società open, una maschera che garantisce l’anonimato. Il progetto di Satoshi Nakamoto è ambizioso: travolgere tutti i sistemi di interscambio economico gestiti dalle centrali finanziarie quali terze parti garanti permettendo ai singoli cittadini di andare oltre, farne a meno per potersi scambiare beni e servizi dove ognuno garantisce per sé e per gli altri. Un sistema fiduciario condiviso senza un centro e un garante unico esterno alle parti. Eccoci alla creazione del Bitcoin basato sulla blockchain, il ledger, libro mastro, registro permanente e immodificabile, di tutte le transazioni realizzate che non viene conservato su di un server centrale accreditato, la terza parte garante, ma distribuito tra i vari utenti che utilizzano la moneta digitale.
Possono i sistemi messi su dai giganti del web e quelli ipotizzati dai piccoli nostrani consulenti governativi rispettare questa filosofia o vedere nella blockchain un ennesimo tentativo, meramente economico, di costruire un diritto di sapere chi e cosa fa?
Il seguito alla prossima puntata.