Il dono dell’ascolto

La liturgia della Parola di domani 21 luglio, che riprende il discorso sul prossimo da amare e da accogliere, non è galateo, ma illustra un’azione squisitamente religiosa perché nel forestiero che si riceve è celato il Signore

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“Io sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, entrerò presso di lui per rimanere io in lui e lui in me”(Ap 3,20). Queste parole dell’Apocalisse manifestano tutto il desiderio di Dio di venire da noi a ristabilire con Lui un vero rapporto di amicizia. L’ospitalità e l’accoglienza sono esaltate dalla liturgia della Parola, che riprende il discorso sul prossimo da amare e da accogliere. Non è galateo, ma un’azione squisitamente religiosa perché nel forestiero che si riceve è celato il Signore, l’esperienza di Abramo nella prima lettura. Egli accoglie tre misteriosi ospiti e manifesta la sua fede con premurose azioni concrete. Il racconto della visita di Dio ad Abramo invita ad accordare al Signore l’ospitalità non tanto delle nostre case quanto del nostro cuore. In Gesù Dio è diventato uno di noi ponendo la tenda in mezzo a noi. Egli gradisce essere ospitato e noi lo facciamo soprattutto quando accogliamo coloro che annunziano la sua parola (Mt. 10,40), i bambini (Lc. 9, 48) e bisognosi o deboli con i quali Gesù s’identifica (Mt. 25, 34-40). Il frutto dell’accoglienza va al di là di ogni speranza umana, perché “a quanti lo hanno accolto, Gesù ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

Giorgio Vasari: Gesù in casa di Marta e Maria

Il Vangelo invita a riflettere sull’ospitalità che Marta e Maria riservano a Gesù. Marta lo invita, stanco per il viaggio, a casa caricandosi di tutti i doveri dell’ospitalità anche per il seguito che accompagnava il Maestro. Indaffarata, rimprovera Maria che si era seduta ad ascoltare l’amico famoso. Gesù, attento osservatore, è consapevole del lavoro che assilla Marta, affannata “per troppe cose”. Il suo è un cuore generoso, ma vive il momento in agitazione per cui non nota cosa veramente Egli gradisce; non vuole Marta nel ruolo subalterno dei servizi domestici, intende condividere con lei i frutti migliori di una relazione di amicizia, come Maria, che ha scelto “la parte buona”, felice per la vicinanza del Maestro, che non cerca servi, ma amici (Gv 15,15 ). Maria Gli partecipa sentimenti tipicamente umani: affetto, bontà, tenerezza; quindi se Marta è l’icona dell’aiuto, Maria lo è dell’ascolto, pronta a far compagnia.
Noi necessitiamo di entrambe le cose offerte dalle due sorelle, ma Gesù esprime la sua preferenza. Le due donne aprono il cuore all’accoglienza svolgendo compiti diversi: Marta prepara il pranzo, Maria intrattiene l’ospite. Marta, indaffarata a predisporre cose, presta meno attenzione e Gesù la invita a mutare atteggiamento interiore, superare la tentazione del fare col rischio di dimenticare di ascoltare la parola di Dio e illuminare la propria esistenza. Egli non è un ospite muto.
Oggi molti sono disposti a dare cose, diminuisce il numero di coloro che sono disposti ad ascoltare; i vorticosi ritmi quotidiani riducono sempre più tempo e opportunità. Gesù sollecita invece la disponibilità all’ascolto, a prestare attenzione a cosa dice l’altro per consolidare le relazioni interpersonali. Alla mancanza di ascolto spesso deve attribuirsi il fallimento del matrimonio, il disgregarsi delle famiglie, la fine di amicizie. Gli stessi vescovi e i preti, se intendono svolgere la loro missione secondo l’esempio di Gesù, devono saper ascoltare soprattutto i più lontani. Possiamo trasformare noi stessi e il mondo prestando attenzione alla voce di Gesù che sollecita l’intimo della coscienza. Dio si fa nostro ospite per parlare al cuore; apriamoci, dunque, all’ospitalità.