Il flop compostaggio. De Luca, palude di rifiuti

l no all’impianto di Battipaglia ultimo fallimento per la strategia regionale. Frana il Piano del 2016: lontano il 65% di differenziata, i costi schizzano su

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L’ultima bandierina cancellata è Battipaglia, dove il sindaco Cecilia Francese ha annunciato lo stop definitivo: il sito di compostaggio non si farà. Dei 15 impianti previsti in origine, nel piano rifiuti della Regione, è il terzo a saltare. E intanto, la Campania paga circa 220 euro a tonnellata, per esportare la frazione umida dei rifiuti. E secondo i magistrati, anche l’Italia paga, e tanto, per l’assenza di un ciclo rifiuti completo: c’è una maxi multa europea, da centinaia di milioni. E in ultimo, beffa nella beffa: in Campania, per l’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, c’è la Tari più alta, con 421 euro. Salerno va perfino peggio: 467 euro, quinto capoluogo più caro. E insomma, sulla monnezza la Regione si incarta ancora. È una sorta di maledizione, lunga ormai 25 anni. Il Piano rifiuti è del 2016, ma i ritardi sono lì, sotto gli occhi. E a contestarli, da qualche mese, è pure la procura di Napoli. Per il filone compost, l’inchiesta coinvolge l’assessore regionale all’ambiente Fulvio Bonavitacola, braccio destro del governatore De Luca. Con lui, due funzionarie di Palazzo Santa Lucia. Le ipotesi di reato parlano di alcune omissioni d’atti d’ufficio, nella realizzazione degli impianti. Ad oggi, un solo cantiere aperto: a Pomigliano d’Arco. «Complessivamente realizzeremo 15 impianti per il trattamento dell’umido – giurava De Luca all’inaugurazione del marzo scorso-. Attraverso il nostro piano regionale per i rifiuti diciamo no alla realizzazione di nuovi termovalorizzatori, sì al potenziamento del compostaggio e alla raccolta differenziata». Sarà pure così, ma il quadro si presenta complicato, come sostengono i pm.
La mappa della procura. Nell’avviso di garanzia agli indagati, lo scorso febbraio, veniva riassunto lo scenario. Nell’atto – firmato dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso e dai sostituti Francesca De Renzis e Giulio Vanacore -, si legge che «all’8.1.2020 non era stato realizzato alcun altro impianto di compostaggio, in quanto: per l’impianto di compostaggio di Afragola il collaudo è previsto per il 13.4.2024; l’impianto di compostaggio di Avellino Pianodardine non verrà più realizzato; per l’impianto di compostaggio di Battipaglia il collaudo per la messa in esercizio è previsto per i 24.12.2021, per l’impianto di compostaggio di Cancello Arnone il collaudo è previsto per Il 15.9.2023; per l’impianto di compostaggio di Casai di Principe il collaudo è previsto per il 30.5.2023; per l’impianto di compostaggio di Casalduni il collaudo per la messa in esercizio è previsto per il 29.1.2023; per l’impianto di compostaggio di Caserta il collaudo è previsto per il 7.2.2024; per l’impianto di compostaggio di Castelnuovo Cilento il collaudo è previsto per il 20.5.2023; per l’impianto di compostaggio di Chianche il collaudo è previsto per il 2.7.2023; perl’impianto di compostaggio di Fisciano la funzionalità è prevista per il 30.11.2021; per l’impianto di compostaggio di Marigliano il collaudo per la messa in esercizio è previsto per il 25.9.2023; per l’impianto di compostaggio di Pomigliano d’Arco il collaudo è previsto per il 7.7.2022; per l’impianto di compostaggio di Pontecagnano alla data del 14.10.19 il relativo progetto non era stato ancora ammesso a finanziamento; l’impianto di compostaggio di S.Maria Capua Vetere non verrà più realizzato; per l’impianto di compostaggio di Teora il collaudo è previsto per il 24.3.2022; per l’impianto di compostaggio di Tufino il collaudo per la messa in esercizio è previsto per il 21.10.2023». La mappa va aggiornata, tra il via ai lavori di Pomigliano, e la soppressione di Battipaglia. Ma l’andamento può subire nuovi sbalzi. L’impianto di Fisciano, ad esempio, è al centro di una guerra a carte bollate. Contro Regione e locale amministrazione, Mercato San Severino e Montoro. Il Tar ha accolto il ricorso dei due Comuni limitrofi, a dicembre, annullando il provvedimento di non assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale del progetto. Intanto Bonavitacola, le dirigenti Lucia Pagnozzi e Valeria Ruocco avrebbero omesso di «assumere tutte le iniziative necessarie e idonee per – sostengono i pubblici ministeri – la tempestiva realizzazione degli impianti di compostaggio a titolarità regionale, le cui realizzazione compete alla Regione». E inoltre, anche di «esercitare le dovute e prescritte funzioni di vigilanza e i conseguenti relativi poteri sostitutivi spettanti alla Regione, in ordine alla tempestiva realizzazione degli impianti di compostaggio a regia regionale, per i quali soggetti attuatori sono i Comuni, e, più in generale, in ordine all’attuazione del piano regionale di gestione del ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani». Con ciò, avrebbero concorso «a cagionare un danno patrimoniale di rilevante gravità per lo Stato italiano». Nelle carte dell’accusa, si rammenta che l’Italia «ha versato alla Comunità Europee, alla data del novembre 2015, la somma di euro 151.640.000 (anticipata dal Mef e richiesta senza esito alla Regione Campania, in quanto ritenuta responsabile per le infrazioni accertate dalla Corte di Giustizia europea con sentenza del 2015) e deve versare alla Comunità Europea altri 43.800.000 di euro per i periodi 17.7.18-16.1.19 e 17.1.19-16.7.19». Sull’eventuale responsabilità penale, gli indagati avranno modo di difendersi, nel corso del procedimento. Resta la responsabilità politica di Palazzo Santa Lucia. Per la differenziata, il piano rifiuti fissa l’asticella al 65%, entro il 2019. Anche qui c’è il fiato grosso: nel 2018 – ultimi dati certificati – la Campania è al 52,7%.
Le comunità in rivolta. I detrattori del piano rifiuti puntano il dito sui risultati: ritardi clamorosi, sugli impianti; i costi alle stelle. E poi le comunità in rivolta, contro lo sbarco degli scarti umidi. Spesso, sono riedizione delle sfide di campanile. La Campania sarebbe impantanata sui rifiuti, ancora una volta, per le scelte errate del 2016. Nel capitolo compostaggio, la zavorra sarebbe la modalità della manifestazione di interesse. A potersi candidare, per i siti, sono i Comuni. Alcuni ritengono più adatti gli ambiti territoriali, enti di visione più ampia. Con loro, magari si sarebbe optato per mini impianti di prossimità, invece di grandi contenitori. E calibrando su un orizzonte largo, si sarebbero evitate le proteste. Fisciano non è il solo caso. Anche Battipaglia, saturata dai miasmi, ha riesumato il derby con Eboli. «C’è stata una determinazione del fabbisogno, che ha portato a un dimensionamento degli impianti, fatta male – rileva Vincenzo Viglione, consigliere regionale del M5s -. La Regione si è dimenticata di tutti gli impianti piccoli e privati che già fanno il recupero di frazione organica. E quindi c’è un sovradimensionamento degli impianti. Se avessero fatto una valutazione mettendo in conto tutto, probabilmente avremmo raggiunto lo scopo più rapidamente. Avremmo ideato impianti più piccoli, molto più compatibili col territorio, rispetto a quelli di grossa dimensione. Soprattutto se avessero fatto una ricognizione delle soluzioni moderne, considerando che il meccanismo dell’aerobico è cambiato, e riesce a soddisfare il bisogno di smaltimento della frazione organica in maniera più veloce. Invece si sono utilizzati criteri del passato, basati su dimensionamento su larga scala, e questo ha provocato le proteste dei territori, pure legittime per certi versi». Senza scordare il fardello dei prezzi. «Se realizzi impianti sul tuo territorio, anziché portare l’umido fuori regione – aggiunge Viglione – abbatti i costi fino a 90-100 euro a tonnellata, dimezzando il costo di gestione».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)