Angelo Vassallo

Otto anni e cinque mesi dopo quella tragica serata d’inizio settembre c’è un uomo che aspetta di sapere chi gli ha ucciso il fratello, un omicidio tanto eccellente quanto ancora inspiegato: quello di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica. Un uomo che si è caricato da otto anni il peso della memoria e della testimonianza. E che, prendendo visione di atti giudiziari che non aveva mai letto prima, dichiara di diffidare, ormai, di chi ha indagato finora senza riuscire a cavare il classico ragno dal buco. L’ultimo sfogo di Dario Vassallo, medico, fratello del “sindaco pescatore” barbaramente assassinato il 5 settembre del 2010, è destinato a lasciare il segno. “A distanza di 8 anni e cinque mesi, altri dubbi si incrociano con quelli precedenti e di colpo svanisce la fiducia nei confronti della Procura di Salerno e di altri uomini delle istituzioni”.

Dario Vassallo

A quel caso giudiziario ancora irrisolto Dario Vassallo, presidente della Fondazione che porta il nome del fratello, sta dedicando tutta la sua vita. Ha chiesto a Antonio Ingroia, l’ex procuratore aggiunto di Palermo che ha lasciato la magistratura dopo una breve quanto sfortunata esperienza in politica, di curare gli interessi della famiglia. E quando Ingroia, uno dei pm che istruì il processo sulla famosa trattativa tra Stato e mafia, gli ha mostrato la perizia balistica e i risultati dell’autopsia sul cadavere di Angelo, Dario Vassallo si è sentito preso in giro: “Abbiamo scoperto, dopo quasi nove anni, una serie di elementi che nessuno ci aveva mai raccontato. Si legge che ad uccidere mio fratello sono stati nove colpi su nove. Per anni invece ci hanno raccontato che su nove colpi esplosi dall’assassino o dagli assassini, solo sette avevano raggiunto il corpo di mio fratello. Gli stessi media per anni hanno riportato questa notizia e rileggendo decine e decine di articoli, quasi tutti evidenziano che Angelo fu colpito da 7 colpi di pistola. Abbiamo trovato solo due articoli in cui l’unico a parlare di nove colpi era stato il vice capo della polizia Francesco Cirillo. Perché questa notizia non è mai stata rettificata dagli organi competenti?”. “La relazione balistica – prosegue Dario Vassallo – dice anche chiaramente che le lesioni obiettivate indicano chiaramente che si trattò di una o più armi caricate con cartucce a proiettile unico. Perché non ci hanno mai detto che le armi da fuoco potevano essere più di una? Inoltre, nella relazione si legge anche che l’assassino durante l’esplosione dei colpi si sarebbe trovato, in piedi o seduto sul sellino di un motorino, in posizione sopraelevata rispetto alla vittima. Perché non ci hanno mai raccontato della possibile presenza di un motorino?”. La conclusione è drastica: “Percorreremo altre strade, legali e istituzionali, perché nulla può essere lasciato al caso”