Il governo c’è, dimostri di essere “di svolta”

Più ‘bassa’ la prenderanno i protagonisti più grigi saranno i risultati e più fiato si lascerà per le trombe del nazionalpopulismo. ‘Alta’ va presa: dal punto di vista dei contenuti programmatici e di visione del Paese

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Abbiamo chiesto a Gianfranco Nappi, direttore politico del bimestrale “Infiniti Mondi”, già parlamentare per diverse legislature, nonché segretario regionale dei Ds campani, una riflessione sul governo “giallorosso” che ha giurato nelle mani del Capo dello Stato

Auguri al nuovo Governo e all’Italia. Complimenti a tutti quelli che hanno lavorato a questo esito. Il varco lasciato libero da Salvini è stato attraversato. Non è un cattivo giorno quindi. Va dato atto ai 5S di avere avuto una buona dose di coraggio. Lo stesso dicasi per il PD e per il suo segretario che ha saputo anche affermare una squadra di ministri competenti e che segnano anche un salto generazionale. Indubbio è stato anche il successo tattico di Renzi. Durerà questa sua posizione? Ora tutto può accadere: da una riduzione minimalista, e magari rissosamente competitiva del percorso che si apre, ad un salto politico strategico per tutti i protagonisti in campo: una loro trasformazione in sintonia con la trasformazione del paese che riusciranno a guidare/accompagnare.

E ora cominciano i problemi veri.

Insisto: più ‘bassa’ la prenderanno i protagonisti più grigi saranno i risultati e più fiato si lascerà per le trombe del nazionalpopulismo.  ‘Alta’ va presa: dal punto di vista dei contenuti programmatici e di visione del Paese. I 26/29 punti presentati al momento non sembrano porsi all’altezza necessaria dal punto di vista degli indifferibili processi di riorganizzazione delle soggettività politiche, nella direzione della massima apertura alle dinamiche partecipative: tema che investe massimamente  il PD e quello che si muove alla sua Sinistra. La scelta di Roberto  Speranza di LEU Ministro, importante,  può, politicamente, voler dire due cose diametralmente opposte: indicare una sostanziale integrazione passiva della esperienza di Art.1 al margine del/dentro il PD, ma anche essere giocata come leva per sfidare a un ripensamento delle forme delle soggettività politiche esistenti che, senza rinunciare all’interlocuzione aperta con il PD, ambiscano ad avviare processi di ricomposizione dell’universo della Sinistra frantumata.

Credo che sarà anche importante che, nella fase che si apre, tutti provino, in tutti i modi in cui ciò sarà possibile,  a ‘disturbare il manovratore’ perché ne possa nascere il meglio possibile.

Vedo alcuni essenziali nodi che reclamano, per essere affrontati, una ‘svolta’ sostanziale rispetto agli andamenti precedenti: saranno ineludibili se non si vuol finire nel chiacchiericcio. Il primo è una politica per il Sud, uscito da ogni orbita possibile di attenzione negli ultimi anni. C’è un Ministro competente e giovane, Peppe Provenzano. Un buon segno. Ma occorrerà una terapia d’urto in termini di idee e di risorse da mettere in campo. Un altro è proprio la manovra finanziaria. Un dato qui è certo: qualunque cosa tu voglia fare devi porti il problema di dove reperire le risorse.  Fino ad ora si è provveduto molto con ricorso al debito;  molto con tagli ad una spesa pubblica ormai ridotta all’osso, fino a mettere in discussione servizi essenziali per i cittadini (salute, istruzione, infrastrutture); molto con una pressione fiscale squilibrata: pesantissima con lavoratori e pensionati e benevola con le grandi ricchezze e gli speculatori finanziari.

Riduzione del cuneo fiscale, blocco dell’aumento dell’Iva, risorse per gli investimenti: da dove si reperiranno le risorse necessarie? Secondo lo schema classico da più debito e più tagli. Ma se questa fosse la via, proprio i ceti più popolari e quelli medi si ritroverebbero truffati e si vedrebbero privare con una mano di quello che gli era stato affidato con l’altra (questa era esattamente l’idea di Flat Tax di salviniana memoria).

Tutto ciò non è più sostenibile.

Serve una vera lotta all’evasione fiscale, serve un grande piano europeo per gli investimenti che non sia calcolato nel debito dei singoli Stati e serve una politica fiscale che dopo anni nei quali sono potute crescere sottraendo risorse alla società, le grandi ricchezze siano chiamate, con il giusto, a concorrere in una misura aggiuntiva ai fabbisogni di tutti. E’ possibile che un reddito   da lavoro dipendente  che si trova tra i 15.000 e i 28.000 euro, quindi ai livelli più bassi della scala, debba vedere un prelievo fiscale  pari al 27% mentre la quota di profitti derivanti dalle rendite finanziarie ( gioco in borsa,  speculazioni finanziarie…) siano gravate da un prelievo addirittura inferiore, pari al 27%? Per non parlare degli scaglioni IRPEF successivi, dove, con un reddito di 55.000 euro anno, senza essere ricchi dunque, c’è un prelievo del 38%, superiore del quasi 50% a quello delle rendite finanziarie? Per non parlare dell’evasione fiscale coltivata da Salvini e dal precedente Governo con una serie lunga di condoni neanche tanto mascherati. Allora? Vogliamo abbassare la pressione fiscale? A chi, chiedo io? Io penso che vada abbassata a più dell’80% degli Italiani. Ma senza ricorrere al debito, perché poi gli interessi su di esso sempre quell’80% li pagherebbe; senza ulteriori tagli allo Stato sociale, che proprio il Sud sta già pagando in modo spropositato, altro che Autonomia differenziata… Un’altra strada c’è. Di svolta reale.

La possiamo praticare?