Il governo ha dato le coordinate ma De Luca non decide

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Le dichiarazioni di Andrea Crisanti, docente di Microbiologia all’Università di Padova,
a commento dell’ultimo Dpcm, rischiano di “infiammare” l’Italia. E chissà che non ci stia pensando il Presidente della Repubblica a dare voce al Paese, staccando per un momento il microfono agli addetti ai lavori. In fondo, se si chiedono altri sacrifici ai cittadini, essi non possono essere lasciati per lunghi mesi nel dubbio interpretativo su disposizioni, restrizioni e distanziamenti, che ormai infettano l’anima delle persone, mentre il virus ha ripreso a fare vittime. Sì, il virologo romano non si è trattenuto dall’usare parole pesanti che già frullavano nella testa di molti italiani. “Con questa politicizzazione e spettacolarizzazione di ogni cosa – ha detto – potrebbe esserci la gara tra governatori a chi è più bravo… si tratta di dati facilmente manipolabili a livello regionale. Per qualche settimana si potrebbe decidere di ricoverare il meno possibile sulla pelle dei pazienti”. Gli italiani, e soprattutto i campani, cittadini di una terra narrata come prossima a sprofondare nell’inferno, si sono visti dalla sera alla mattina allocati in purgatorio dal logaritmo governativo. Crisanti potrebbe aver esagerato, ma anche no. Gli scienziati in genere non hanno partito, parlando a nome della scienza e non della politica. Ma i cittadini per “obbedire e combattere” contro il virus hanno bisogno di conoscere la “verità”, almeno quella “attendibile”. Qualche analista dice che la Campania si troverebbe in zona gialla per il suo Rt (indice di trasmissione del contagio, al quale in questa fase il CTS attribuisce un valore decisivo per la sostenibilità del SSN) attestato l’altro giorno a 1,29 contro l’1,84 della Calabria, l’1,99 del Piemonte e il 2,01 della Lombardia. E ciò significa che in Campania, nonostante i numeri che leggeremo, la diffusione del contagio sarebbe al momento stabile. E questo smentirebbe un altro assunto di De Luca sulla maggiore contagiosità delle aree a più elevata densità demografica (il Piemonte ha 177 ab/kmq. e la Calabria 126, la Campania 423).
E veniamo ad alcuni dati interessanti (Fonte MS) del raffronto tra Lombardia (prima) e Campania (seconda) per numero di attualmente positivi. Venerdì 6 la Lombardia aveva 117.366 positivi contro i 62.196 della Campania, l’1,2% contro poco più dell’1% della popolazione. Più o meno alla pari. Nell’intera fase pandemica (tuttora ingravescente), i dimessi guariti sono stati 107.463 in Lombardia e 15.017 in Campania (44,2% contro il 19,2%). La Lombardia ha avuto 18.118 morti, la Campania 796 (7,5% contro poco più dell’1%). Casi totali: Lombardia 242.947, Campania 78.009 (2,4% contro 1,3% della popolazione). La Lombardia ha testato l’806,8% dei suoi casi totali e il 19,4% dei suoi abitanti, la Campania il 947,9% e il 12,8%. La Lombardia al 6 novembre aveva 111.233 contagiati in isolamento domiciliare (94,8% degli attualmente positivi), la Campania 60.339 (il 97%). La Lombardia 5.563 ricoverati con sintomi (4,8% attualmente positivi), la Campania il 2,7%). La Lombardia 570 in TI (0,5%), la Campania 180 pari allo 0,3%. In sostanza, i cittadini lombardi sono assistiti di più presso le loro strutture sanitarie. I campani vengono di più curati a casa. Dal 5 al 6 novembre la Lombardia ha avuto un aumento di casi di 9.934 (4,3%) e la Campania di 4.508 pari a + 6,1% rispetto al giorno prima. Deceduti tra il 5 e il 6 novembre: Lombardia 131 (+0,7% in un giorno), Campania 40 morti in un giorno, il 5,3% 24 ore. E solo 6 di loro si trovavano in terapia intensiva. Il resto veniva da quel mondo di mezzo in continua crescita: gli “esiliati” in isolamento domiciliare. Nasce lì la paura di De Luca. Uno che dice di aver fatto proprio il detto “prevenire è meglio che curare” dovrebbe sapere cosa è meglio fare. Tra zona rossa o lockdown. Il Governo gli ha fatto sapere dove si trova. Ora deve scegliere lui dove vuole portare la sua gente.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno in edicola oggi)