«Il lockdown? Grave errore»

L’epidemiologo Donato Greco, origini salernitane: «Conto salato alla chiusura estrema»

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Il lockdown all’italiana? «Una scelta errata». Parola di Donato Greco, epidemiologo napoletano – con radici salernitane – di fama internazionale. Uno per anni alla guida della Direzione generale Prevenzione sanitaria del ministero della Salute.
In un articolo su quotidianosanità.it lei ha criticato il modello matematico dell’Imperial College di Londra, e le previsioni sballate per eccesso sulle vittime di questa ed altre epidemie. Si parla del modello utilizzato dal governo italiano?
Esattamente così.
Quindi il governo si sarebbe basato su un modello dai frequenti errori?
Assolutamente sì. Ma non solo il governo italiano, anche quelli di Stati Uniti e Gran Bretagna.
Questo cosa può aver determinato nelle scelte del governo?
Alcune restrizioni eccessive sul lockdown, e anche il non aver considerato il fatto che l’Italia è stata soggetta a epidemie differenti.
Quali sono queste epidemie differenti?
C’è un’epidemia lombarda, un’epidemia nel resto del nord e un’epidemia nel centrosud. Sono tre situazioni epidemiologiche completamente diverse.
Cosa non ha condiviso di più nelle decisioni governative?
Il contrasto principale è stato sull’apertura e chiusura delle scuole, i bambini difficilmente trasmettono questa infezione. Io ritenevo che non fosse necessario chiudere le scuole primarie.
Lei parla di tre epidemie diverse in Italia. Ma quindi in Campania quale strategia avrebbe attuato, invece del lockdown?
Era possibile modulare gli interventi, che non sono una sola parola. Il lockdown significa mille cose. Era possibile modulare gli interventi a seconda della situazione epidemiologica locale. Invece il governo è stato influenzato pesantemente dal terrore lombardo, gestito tutto dalla Lega, tanto per essere chiari. E ha preferito questa situazione di estrema chiusura precauzionale.
In Campania si è attuata una politica di contenimento molto restrittiva. Forse non era il caso?
Il problema è che le restrizioni hanno un costo sociale ed economico molto elevato. Cominciando dai bambini, che non trasmettono l’infezione. Li abbiamo forzati in casa per 4 mesi. E i ragazzi che hanno perso un anno di scuola. Per non parlare dell’economia, del commercio, dell’agricoltura. Bisognava avere un equilibrio tra i costi e i benefici.
Quindi potremmo al Sud prevedere delle riaperture vicine a quanto avveniva prima del lockdown?
Assolutamente sì. La garanzia delle non epidemia non sta in quante mascherine mettiamo, e in quanti metri rispettiamo la distanza degli uni con gli altri. Ma sta nella sorveglianza.
Vale a dire?
Sta nell’identificare prontamente i casi sospetti, isolarli e fare il contact tracing. Se non attrezziamo queste squadre di pronto intervento sul territorio, perdiamo tempo. Ma lei immagina i guanti di gomma sulla spiaggia? Facciamo ridere i polli.
Ma le severe precauzioni ipotizzate per gli stabilimenti balneari sono necessarie, o si potrebbe essere un po’ più soft?
Si dovrebbe essere più soft, ma ormai le disposizioni sono già date.
Si parla di una seconda ondata autunnale del Covid. Come la vede?
Non abbiamo nessun segnale che ci sia una seconda ondata. Le precedenti epidemie di coronavirus, quelle del 2003 e del 2009, non hanno avuto seconde ondate. Chiaro che la maggioranza della popolazione italiana è suscettibile al coronavirus. La prevalenza dell’infezione è inferiore al 3-4%. Significa che il 95-96% delle persone potrebbero ancora acquisire il virus. Ma questo non significa che verranno seconde ondate.
C’è qualcosa che invece l’ha convinta, nella strategia italiana?
Guardi, io sono un uomo di Stato. Ho servito il paese negli ultimi 45 anni, quindi non mi metto a criticare il governo. Il governo fa le sue scelte, qualche critica la faccio ai miei colleghi scienziati, che hanno esasperato. Il governo alla fine ha seguito fedelmente le loro scelte.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-l’ALTRAVOCE della tua Città)