Il mare non bagna Salerno, la città privata del suo elemento primigenio

Le politiche urbanistiche dal fascismo in poi lo hanno sempre di più allontanato dal centro storico: dalla palazzata di Conforti al Crescent di De Luca

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Salerno è una città di mare e, si direbbe, il mare ne ha determinato il disegno, almeno sino a quando gli uomini hanno ritenuto di fare meglio della natura. Come la Napoli di Benjamin, Salerno è, o meglio era, una città porosa i cui interni, gli alveoli costituiti dalle case, erano tutt’uno con l’esterno, tanto che a chi si aggirava per i vicoli e le strade poteva accadere di finire seduto a un desco sconosciuto. Le mura della vecchia città avevano una pianta triangolare con il vertice in alto, costituito dal castello longobardo, quasi a simulare nell’immagine la montagna su cui erano fondate. E come la montagna, che terminava in mare, anche le costruzioni toccavano le onde. La murazione, con le porte marine, infatti, dava direttamente sulla spiaggia, spesso, nei giorni di burrasca, coperta dall’acqua che risaliva per le strade unendosi a quella proveniente dall’alto lungo i labinari (via Canali, via Botteghelle, via Duomo). Giunta quasi intoccata sino al secolo dei lumi, la Salerno medioevale vide trasformato in edifici il muro marino, e uno dei monasteri, quello dedicato a Sant’Agostino, risalente al 1300, in palazzo del governo. L’orgoglio della ragione però non giunse a cambiare del tutto il volto della città ed anzi porre il suo governo al limite del mare più che segno di sfida era annuncio di accoglienza. Anche la strada nuova che sostituì la spiaggia per unire Salerno al sud e alle Calabrie non si opponeva ai marosi, i quali, come può testimoniare qualche raro abitante di inizio Novecento ancora in vita, quando il mare era in tempesta, si infrangevano sulla murata inondando il cortile della “Prefettura”. Con il tempo buono la strada era il luogo della passeggiata, dove si riversavano scugnizzi e vajasse, particolarmente nella parte più ampia tra Santa Lucia, dove era stato eretto su palafitte un teatro in legno, e l’Annunziata. Dopo l’Unità questo tratto fu il primo lungomare che dava sull’arenile posto tra l’attuale municipio e la chiesa di Sant’Anna adagiata sulla rena. Fu il sindaco Matteo Luciani, eletto in tornate elettorali diverse tra il 1862 e il 1884 a concepire la prima grande Salerno. La città cominciava a conoscere l’industrializzazione, localizzata a Fratte, e Luciani ne concepì lo sviluppo prolungandola, data la sua storia marinara, verso Vietri e la costiera amalfitana, incentivando cioè l’urbanizzazione con un nuovo teatro e una villa comunale. Lo spazio tra Santa Lucia e l’Annunziata divenne il salotto di Salerno con i bar che nella stagione buona allestivano per i clienti i “concertini” in cui si esibivano tenori e sciantose. Sulla strada, separati dalla “dolce vita”, scorrevano sferragliando i primi tramwai. E’ singolare il fatto che gli uomini della modernizzazione abbiano tentato di rimuovere questo disegno urbano con le sue abitudini mentre la città si è ripresa, nella movida, la sua memoria. Nel periodo fascista, per proteggere la strada marina e gli edifici dalle mareggiate si realizzò il primo riempimento che doveva accogliere un grande parco lungo il mare. Ma i costruttori salernitani videro nei nuovi terreni l’occasione di un arricchimento e spinsero il governo a sostituire il progetto dei giardini con quello di edifici residenziali “signorili”. Lo stesso podestà Antonio Conforti aderì a tale idea emanando nel 1926 il bando per la costruzione del nuovo municipio da collocare sull’ampia spiaggia di Santa Teresa. Si ripropose quindi il disegno delle fabbriche sul mare con la nuova palazzata separata dalle acque solo da una strada la quale, allargandosi progressivamente verso la villa comunale, riproponeva la vecchia passeggiata con i bar, il Vittoria e l’Augusteo, che, con il sorbetto o lo spumone offrivano la musica delle orchestrine. Una galleria posta sotto il nuovo palazzo prefettizio univa la vecchia passeggiata a quella moderna. Ripresa l’idea del parco a mare, nel dopoguerra, si giunse alla definizione dell’attuale lungomare che conserva in sé questa lunga storia, con una parte del primo giardino, ancora presente tra palazzo Natella e la sede della provincia. Purtroppo Salerno tende a non essere più città di mare. Già Gaspare Russo rimosse la sua tradizione marina eliminando i vecchi arenili sostituiti da un inutile porto commerciale foriero solo di inquinamento e danni nell’arricchimento di pochi. Vincenzo De Luca, forse in omaggio alle sue origini montanare, tenta ora di allontanare ulteriormente il mare dalla città storica rompendo del tutto l’antico equilibrio. Il presunto progetto di ripascimento allestito dall’amministrazione, con pontili verticali sede di nuovi, orribili, volumi a mare, infatti, nei parcheggi in costruzione sul lungomare che, per non intercettare le acque, probabilmente si eleveranno sull’attuale livello della passeggiata, già annuncia la devastazione del vecchio disegno urbano. Si potrebbero sollevare questioni di legittimità, dal momento il lungomare è un bene culturale vincolato. Ma in una città in cui sembra non vi sia più la legge forse è inutile ricorrervi. Del resto, se lo sfregio del crescent non ha visto la ribellione dei cittadini, si può ritenere che Salerno abbia del tutto perduto la sua memoria e i suoi valori culturali sì che a niente valga opporsi all’attuale declino. Ma chi sa, forse un giorno per i salernitani si affaccerà sull’orizzonte marino il Colombre o il Bellua per la definitiva morte, unica possibilità di avvio della rinascita.           .