“Io voglio la gelateria!” – dice Sandra.
Ma mio marito non lo trattieni e decide di prendere anche la valigetta del dottore.
Usciamo dal negozio di giocattoli con le buste piene.
Abbiamo accontentato tutti: Sandra, che vuole fare la gelataia; il papà, che sotto sotto (ma neanche tanto) sogna una figlia medico; Paola, che per l’onomastico ha scelto due cagnolini; Camilla, la più sdentata e ricca di casa, che, con i soldi della fatina dei dentini, ha preso una mini casetta; e me, che ho scelto un gioco per l’empatia.
La prima spesa post covid è fatta!
Ora si gioca!
Mio marito vede che sto fotocopiando le schede dei pazienti.
Fa una faccia di Pasqua: le bambine hanno scelto di giocare prima al dottore.
Ma io, fossi in lui, non mi lusingherei troppo.
Le nostre figlie, infatti, sognano altro: Paola, ad esempio, vuole fare la scrittrice/pittrice e Camilla la pittrice/pasticciera.
Insomma in due opzioni né l’una né l’altra contemplano la medicina.
Per non parlare di Sandra.
L’altra sera, mentre vedevo “Dottoressa schiacciabrufoli”, passa e fa: “Ma che schifezza! Io non farò mai la dottoressa, farò la gelataia: che bellissimo mestiere che mi sono scelta!”
E, in effetti, vuoi mettere vaschette piene di gusti deliziosi invece che sangue e bende?
Fatto sta, però, che stamattina hanno iniziato a giocare a dottore.
E la dottoressa è proprio Sandra!
Chissà che storia le avrà raccontato il papà ieri, prima di metterle a letto …
DIII-DOOO-DIII-DOOO … è la sirena dell’ambulanza.
Passano nel corridoio di corsa prima Sandra e poi Camilla.
La paziente è Camilla.
Mi sporgo per guardarle.
Sandra ha il visino serio.
È evidente che sente la responsabilità del ruolo.
Vuoi vedere che il regalo del papà ha aperto una breccia nelle sue aspirazioni per il futuro e che la piccola voglia diventare la nuova Sandra Lee, dermatologa “schiacciabrufoli”, e … addio gelati?
Camilla pure è entrata molto bene nella parte: “Sto maleeeee, sto maleeee” – si lamenta. Sembra davvero che abbia dolore.
Sono proprio curiosa di vedere cosa farà Sandra.
“Sto maleeeee, sto maleee” – continua Camilla – “portatemi in ospedaleeeee”.
Sandra la tiene per mano o più precisamente la trascina.
Camilla urlando si spinge all’indietro: “Sto male, sto male, portatemi in ospedaleee, portatemi in ospedaleee…”
Si avviano verso il soggiorno.
L’ospedale è il divano.
Non le vedo più ma sento Camilla: “portatemi in ospedaleee, portatemi in ospedaleee, portatemi in ospedaleee…”.
BUFF
“Ahia, Sandra, ma perché mi hai dato uno schiaffo?”, chiede Camilla.
E Sandra, con tono seccato: “Perché stiamo andando in ospedale! Che piangi?”.