Il Monte Stella parla e invita

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La grotta del Monte Steffa

La fede smuove le montagne?
Se è vero non so, ma è certo che da che sono qui non mi sono mai mosso.
Me ne sto tranquillo a farmi scaldare dal sole, lascio che le piogge scorrano su di me, che la notte alta geli la rugiada col respiro delle stelle, mi offro ai venti leggeri o impetuosi che accarezzano l’erba e scuotono gli alberi
Guardo la città che si stende ai miei piedi e ogni tanto allunga le sue dita rapaci verso di me per ghermirmi a brandelli con la sua inesauribile bramosia di spazi.
Lo confesso, a volte la città mi spaventa, e sì che nella mia vita ne ho viste tante; mi appare prepotente e conquistatrice.
A vederla dall’alto sembra una sirena sospesa sull’acqua, intenta a cantare la sua melodia pericolosa ed ammaliatrice, immemore del suo cuore che saldamente si ancora alla roccia.
L’ho vista nascere, quasi timida; poi crescere a dismisura ingoiando campi, frutteti, pallidi fiori selvatici.
Sento talvolta i suoi morsi voraci; la scruto, cercandone l’anima più riposta e segreta.
E aspetto.
Aspetto giorno dopo giorno l’approssimarsi di quel momento che sa d’antica ingenuità, che riporta a passate stagioni di sudore e di fatica, che riconduce a me nuovi sacerdoti di un vecchio credo che alberga tenace nei cuori senza che la modernità lo scalfisca.
Chi sono? Scusate, non mi sono presentato.
Sono il Monte Stella, per gli amici ‘a Stella.
Sì, avete capito bene, sono quello che sfiorate ogni giorno con occhi che non vedono. Immagino che siate sorpresi, eppure mi conoscete; sono qui da prima che voi nasceste, sono stato protagonista di avvenimenti gioiosi e tristi di pace e di guerra. Sono certo che molti si stupiranno, ma ho deciso di far sentire la mia voce anche se sono sicuro che non c’è la minima possibilità che diventi un grande ed affermato scrittore perché dopo secoli che uno fa la montagna non può cambiare attività.
Tuttavia non posso dire di no ai tanti amici che mi vogliono bene e fanno di tutto per dimostrarmi il loro affetto. Pensate, hanno per me tanto amore che hanno addirittura fondato un’associazione in mio onore e l’hanno chiamata, neanche a dirlo, La Stella.
Sono vecchi amici che mi conoscono da tempo, ed anche se qualcuno non c’è più io li porto tutti nel mio cuore che, a dispetto di quanto pensate, non è certo di pietra.
Forse non tutti sanno che da tempi remoti le popolazioni che mi circondano si ritrovano ogni anno qui per rinnovare la tradizione gentile dell’omaggio alla “Madonna del Monte Stella”, che si venera in un’antica chiesetta che sta qui addirittura dall’anno Mille.
Me li ricordo quei tempi: come formiche lungo i miei fianchi, la gente si arrampicava da Salerno e dalle sue frazioni, da Baronissi, da Fisciano, da Calvanico, da Castiglione del Genovesi, da San Mango Piemonte, da San Cipriano Picentino portando cesti di frutta in dono alla Madonna.
Quanta festa all’arrivo, ma poverini quanta fatica per salire fino a quota mille!
Non c’era strada, ma solo sentieri scavati dalla fede e dalla pietà del popolo e dei benedettini che presso l’Abbazia pregavano lavorando.
C’erano canti, e preghiere, e danze e spari a salve, e soprattutto gioia serena, religiosità incontaminata, smemoratezza d’ogni angustia.
È andata avanti così per secoli finché un bel giorno, erano i fantastici Anni Sessanta, un manipolo di Ogliaresi, capitanati da Gennaro De Maio, decise ch’era giunto il momento di creare una strada per raggiungere la chiesa.

Ogni sabato e domenica Gennaro girava per le stradine di Ogliara sulla sua campagnola strombazzando a più non posso per chiamare a raccolta i volontari che, smessi i lavori settimanali, offrivano le loro braccia e i loro averi per realizzare pietra dopo pietra, sforzo dopo sforzo, fra mille difficoltà ed epiche sfacchinate, un percorso più comodo per la Madonna che saliva da Ogliara a scambiar di posto con quella che era in chiesa, per i portatori – maschi e femmine – d’ogni età che s’alternavano fra le stanghe del baldacchino, per i mille e mille fedeli che col cuore traboccante di devozione affrontavano l’ascesa fra canti e preghiere.
Così anche quest’anno. Una domenica bellissima. Si è riso, cantato, pregato, i giovani ne hanno approfittato per scambiarsi sguardi e numeri di telefono, i meno giovani si sono goduti l’aria leggera in compagnia del vino da poco dissotterrato (un segreto di cui vi parlerò quando verrete a trovarmi).
Quando l’ora si è fatta dolce e stanca, come sospesa nella tiepida aria di settembre, lentamente è cominciata la discesa per tornare a casa.
Se ne sono andati via tutti lasciandomi l’eco delle loro voci che è andata a mescolarsi con quella delle voci del passato e mi fa compagnia nelle lunghe notti bagnate dalla luna.
Io sono qui, non dimenticatevi di me, non maltrattatemi, rispettatemi come ho rispettato voi senza farvi mai del male. Sono solo una montagna, ma sono la vostra montagna, la vostra amica, pronta ad accogliervi, a darvi sempre il meglio di me.
Venite a trovarmi, non solo a settembre, vedrete che insieme staremo bene.
Vi aspetto.
Il vostro Monte Stella, per sempre