La vicenda del murale cancellato a Baronissi ha dei caratteri che preoccupano dal punto di vista dei poteri e dei ruoli istituzionali. Da quanto si sa, è accaduto che è stato effettuato un murale ironico nei riguardi del ministro Matteo Salvini all’interno di una manifestazione alla quale l’autore non era stato invitato, che avrebbe così agito da clandestino. Il murale è stato rimosso in poche ore su intervento del Sindaco, sollecitato anche da una irritata presa di posizione del professore Aurelio Tommasetti dalla sua pagina facebook, espressa, tra l’altro, in gergo contemporaneo, con l’utilizzo del neo-aggettivo ‘piddino’, il quale si è chiesto “Vi sembra normale che a Baronissi un sindaco piddino autorizzi un murales di questo tipo contro un Ministro della Repubblica?”).
La stampa locale ha riportato la notizia, però, parlando di una protesta da parte del Rettore. Ed invece, va corretta, in quanto non si è trattata di una protesta del Rettore dell’Università di Salerno, ma di un militante della Lega, che, in quanto militante politico, esercita il suo diritto di espressione come ogni altra persona secondo le garanzie costituzionali. In questo ruolo, però, la sua parola non è in grado di influire direttamente in tale materia, eppure per la stampa è andata così: è stato il Rettore ad intervenire e non il militante della Lega Aurelio Tommasetti. Sarebbe, pertanto, utile avere chiarimenti in materia e anche sui ruoli che sono stati protagonisti in questa vicenda di censura del dissenso (tra l’altro, censura poco efficace in tempi di internet e realtà aumentata).
Una censura che si ripete in una provincia che si sta dimostrando sempre più chiusa e repressiva verso la libertà di dissenso, come già ricordato in una affollata assemblea pubblica in città a fine giugno e come rappresentato sia dallo striscione tolto durante il comizio di Matteo Salvini nel mese di maggio nel capoluogo su cui era scritto “Questa Lega è una vergogna”, sia dagli avvisi di garanzia ricevuti nello stesso mese da 12 attivisti per avere protestato ad una ronda-manifestazione della Lega a lungomare alla caccia di spacciatori e ambulanti. La libertà di critica è a fondamento della democrazia. La sua messa in discussione è un pericolo che dovrebbe allertare tutti, anche quando si applica ad un murale irriverente verso un Ministro.

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