Il pericolo di chi sa parlare alla “pancia” degli elettori

In quasi tutti i paesi europei e anche negli USA si sta alzando una nebbia impenetrabile che copre con un’oscura coltre la memoria di ciò che è stato fascismo, razzismo, xenofobia, comunismo staliniano e fa emergere il malessere profondo di ceti operai e di quel che resta delle masse contadine, di ceto medio impoverito e proletarizzato

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Muovo da due episodi che definire inquietanti è dir poco. Il primo è il risultato di un sondaggio che mostra come sia cresciuta, negli ultimi dieci anni, la percentuale di giovani italiani (dal 4 al 14%) che non conoscono cosa sia l’olocausto. Il secondo ancora più grave è l’alleanza in Turingia, uno dei Länder della Germania, tra la CDU (il partito della Merkel) e l’AFD il partito apertamente filonazista. È ben vero che la cancelliera ha subito parlato di un voto «imperdonabile che dovrà essere certamente annullato» e così è stato. Ma resta la gravità di un evento che ricorda l’analogo episodio avvenuto sempre in Turingia quando nel 1930 (dunque ben tre anni prima che liberali e centristi regalassero la cancelleria a Hitler) fu eletto governatore un esponente del partito nazista. Non vorrei apparire troppo economicista, ma l’espansione del consenso verso il partito nazista ha una ben chiara radice, quella del malessere di gran parte della classe operaia (è significativo il travaso di voti dalla Linke, il partito della sinistra postcomunista) e di larghi strati del ceto piccolo borghese. Il fenomeno è ormai diffuso non solo in Turingia, ma anche in Sassonia e in Brandeburgo, le due principali regioni della ex Germania dell’est. Il crollo della produzione industriale (3,5%) è il segnale preoccupante di crisi complessiva del settore e di ricorso ai licenziamenti. A tutto ciò si aggiunge – come sottolineava in un articolo recente la corrispondente di ”Repubblica” dalla Germania Tonia Mastrobuoni – la paura della perdita del lavoro, della casa, dell’assistenza sanitaria, aumentata a dismisura dall’arrivo in massa dei profughi nel 2015. In Germania come in Italia bisogna seriamente interrogarsi sui motivi che stanno a base della rinascita di un nuovo razzismo la cui onda lunga sta lambendo quasi tutti i paesi europei. Non credo a una stupidaggine del tipo la “storia si ripete” e non ci saranno dittatori come Mussolini e Hitler, Franco e Salazar, ma vedo con preoccupazione la crescita esponenziale di una pericolosa forma di dittatura, quella della maggioranza che vince democraticamente le elezioni, utilizzando un potente carburante: quello che sa parlare alla “pancia” dell’elettore. In quasi tutti i paesi europei e anche negli USA si sta alzando una nebbia impenetrabile che copre con un’oscura coltre la memoria di ciò che è stato fascismo, razzismo, xenofobia, comunismo staliniano e fa emergere il malessere profondo di ceti operai e di quel che resta delle masse contadine, di ceto medio impoverito e proletarizzato, che vive nel terrore di vedere ancor più aggravata la sua situazione a causa di chissà quale grande invasione di nuovi barbari dalla pelle nera o gialla che lo priverebbero del lavoro e della casa. Per combattere tutto questo, restando sul terreno di una democrazia autentica, diventa necessario dire la verità senza infingimenti e che è quella delle conseguenze di una crisi che dura da decenni e che ha riversato i nefasti effetti di carattere economico-finanziario su ogni aspetto della vita quotidiana di grandi masse: dal lavoro al ridimensionamento dei servizi sociali, dalla paura del diverso e dello straniero alla cancellazione della memoria storica, questo sì l’ultimo passo verso il trionfo dei nuovi progetti di coloro che sapranno sfruttare tutti i frutti avvelenati della grande paura.