Il petrolio inquina, evitiamo di mettercelo addosso

Preferiamo una cosmetica responsabile e informata: una volta individuate le marche più attente, non sarà difficile cambiare le abitudini di consumo

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Le campagne di sensibilizzazione contro la plastica e le nuove normative, che prevedono a breve la sostituzione della plastica usa e getta con materiale compostabile, sono il segno di una coscienza ambientale che, pur con tanto ritardo, si diffonde a tutti i livelli. Il problema resta quello di un’economia fondata sul petrolio, di cui – come dicevano i contadini del maiale – non si butta niente…i derivati dal petrolio, infatti, sia sotto forma di plastica e che di fonti di energia, delle quali giustamente bisognerebbe drasticamente ridurre il consumo, sono responsabili dell’inquinamento dei mari dovuto al trasporto, delle emissioni dovute alla trasformazione e all’utilizzo come carburante, dell’inquinamento da plastiche e microplastiche.
Curiosamente, tuttavia, sebbene siano dannosi e inquinanti a diverso titolo per l’ambiente e per gli esseri viventi, ne facciamo grande uso per migliorare il nostro aspetto: ce ne spargiamo un bel po’ su viso, mani e corpo nell’incoscienza dovuta al miraggio di effetti miracolosi. Ed ecco comparire, negli ingredienti delle più comuni creme, make up, deodoranti e detergenti, destinati anche ai neonati, paraffina (es. paraffinum liquidum, petrolatum, cera microcristallina), vaselina, oli minerali (Mineral Oil), Siliconi (es. Dimethicone); e ancora ingredienti estremamente inquinanti e tossici per gli organismi marini (PEG e PPG, EDTA), tensioattivi derivati dalla raffinazione del petrolio (SLS: Sodium laureth sulfate, SLES: Sodium lauryl sulfate, ecc.)… Tutti elementi difficilmente biodegradabili, di cui non da oggi si comincia a dubitare (si pensi agli effetti di interferenza endocrina riscontrati in parabeni e ftalati): usati quotidianamente e presenti in una molteplicità di prodotti – dai profumi ai deodoranti, dagli shampi alle creme per il viso – producono un effetto “cocktail” con conseguenze nocive per l’ambiente e non solo.

Occhio ai prodotti cosmetici: sono tante le insidie che nascondono per noi e per l’ambiente

Infatti, in una visione integrata della salute e della medicina, che dovrebbe considerare il benessere dell’uomo in relazione a quello di tutti gli esseri viventi e del pianeta come unico ecosistema, la scelta di continuare a utilizzare queste sostanze risponde unicamente alla logica di risparmio – e di conseguente profitto – della grande industria, che poco ha a che fare con la sostenibilità ambientale e con la salute. Lo sport, il regimen alimentare, un’attenta esposizione al sole, assenza di inquinamento, ma soprattutto dei buoni geni, favoriscono la bellezza della pelle, dei capelli, del nostro fisico: è bene curarsi ma è altrettanto fondamentale farlo nel rispetto del pianeta, perché il nostro benessere è strettamente legato a quello dell’ambiente in cui viviamo. Orientamoci verso prodotti che non contengano petrolati, parabeni, SLES, PEG, ETDA, ecc. E nel caso non ci sia possibile appurare sul biodizionario on line la tossicità degli ingredienti guardando bene l’etichetta (l’INCI), cerchiamo farmacisti o gestori di negozi “ecobio” che siano sensibili e ci aiutino a vagliare bene la composizione di ciascun prodotto… È importante cominciare a essere consumatori responsabili e informati: una volta individuate le marche più attente (e ce ne sono tante, come la Domus Olea, Frais du Monde, Biophytorelax, Wileda ecc.), non sarà difficile cambiare le abitudini di consumo.
L’aspetto si curava anche ai tempi di Cleopatra con latte d’asina, miele, olio d’oliva e tanti altri ingredienti naturali anche oggi utilizzati nella cosmesi ecobio: preferiamoli a quelli derivati dal petrolio e saremo cittadini migliori e più sani oltre che più belli!