Il pianismo meraviglioso di Martha Argerich a Ravello

0
254

Il pianismo meraviglioso di Martha Argerich si è esplicato all’interno del Ravellofestival l’11 luglio scorso sul belvedere di Villa Rufolo, nella smagliante esecuzione del concerto n.3 di Prokofiev con la Slovenia Philarmonic Orchestra diretta da Charles Dutoit, incastonato tra due altri splendidi capolavori orchestrali del Novecento, di Stravinsky, entrambi nati originariamente come balletti: Jeu de cartes (1936)e L’oiseau de feu (1911).

L’esaltazione del gioco nel primo brano eseguito, Jeu de cartes, risalente al periodo americano, è stato colto nel giusto spirito dal complesso orchestrale da cui sono emerse sotto la guida puntuale di Dutoit le abilità dei singoli timbri, la precisione ritmica, l’estro nella resa ironica, financo sarcastica o in qualche punto malinconica delle fantasiose trovate di questo lavoro ricco di citazioni, appunto musica al quadrato, che si pone al culmine del neoclassicismo strvinskyano, le cui tre parti corrispondono alle tre mani di una partita a poker laddove il jolly la fa da padrone salvo essere battuto da una scala reale di cuori per poi di nuovo trionfare. L’orchestra, con equilibrato istrionismo di ciascuna sezione, dagli ottoni ai legni, dagli archi alle percussioni, ha brillantemente perseguito il trasformismo della composizione in cui ciò che conta è il “procedimento” più che il contenuto di un “gioco senza fine” .

Nella squisita atmosfera novecentesca aperta dal capolavoro stravinskyano, si è collocato lo splendido concerto per pianoforte op.26, dell’altro grande russo, Sergej Prokofiev, anch’egli trapiantato in America, eseguito per la prima volta a Chicago nel 1921. Una straordinaria Argerich ha ripercorso con il consueto piglio deciso, solo apperentemente burbero ma pronto all’abbandono e alla poesia, i tre movimenti di quest’opera ricca di contrasti, in bilico tra modernismo e romanticismo. Dall’spirato Andante introduttivo col suo tema affidato al clarinetto, seguito dalla sezione Allegro del primo movimento, la pianista argentina, in perfetto dialogo con l’orchestra ha snocciolato un’esecuzione concentrata e lucida di tale lavoro che ha costituito un suo cavallo di battaglia e che, forse non a caso, risulta ideale per il il suo modo di affrontare il Novecento, storicamente in controdendenza con determinate tradizioni interpretative fortemente influenzate dall’epoca dello strutturalismo, concilando invece da sempre lucidità e passione, esprit de géométrie ed esprit de finesse. I livelli contrapposti dell’opera in cui sono compresenti sia il trainante fattore rimico di stampo modernista che l’invenzione melodica e l’espressività nostalgica di derivazione ottocentesca russa, hanno consentito alla pianista di Buenos Aires di sfoderare con disinvoltura una vasta gamma di gradi espressivi e di sonorità comprese tra il brillante virtuosismo e le nuances più sofisticate di piano fino ai limiti dell’udibile. L’effetto è stato di incanto. Alernanza di impulso motorio spesso condotto dal pianoforte e episodi di distesione lirica hanno caratterizzato il primo movimento che si è risolto in un’effusione gioiosa di puro gioco sonoro in tutti i registri della tastiera. Con fantasia la pianista ha poi affrontato il secondo movimento, un tema con variazioni, ricco di caratteri, dal sarcastico al sognante al drammatico, per poi lasciare il posto alla serrata e alla fine luminosa vitalità del movimento conclusivo l’ Allegro ma non troppo in cui pure si stagliano spazi ampi di visionarietà e poesia. A ottant’anni compiuti, ancora una volta da questa eccellente interprete, che ha fatto la storia, nulla perdendo dell’energia e passione di sempre, è scaturita una lezione di grande musica, in cui si conciliano libertà e rigore, laddove ogni momento è una sorpresa e la comunicazione del discorso musicale avvince e tiene desta l’attezione prediligendo l’ispirazione e la dimensione immaginifica dell’arte.

L’orchestra è tornata protagonista nell’esecuzione della seconda suite(1919) da L’oiseau de feu di Stravinsky che ha concluso in linea il concerto, esprimendo della ricerca novecentesca russa del primo periodo dell’autore, accanto al colorismo orchestrale, l’implacabilità del ritmo, l’audacia armonica, l’esotismo fiabesco. Accattivante è stata l’esecuzione del complesso sloveno capace di virtuosismo tecnico, brillantezza timbrica, poliedricità dinamica obbediente al gesto incisivo e calibrato del suo direttore, fondamentale in una musica tutta fondata sulla compenetrazione di sfolgorio sonoro e precisione ritmica.

A chiusura, applausi scroscianti da un pubblico entusiasta.

Rosanna di Giuseppe

Rosanna di Giuseppe

Rosanna di Giuseppe

Latest posts by Rosanna di Giuseppe (see all)