Il lancio pubblicitario, tre mesi fa, del nuovo quotidiano diretto da Napoletano

Da martedì 2 luglio “il Quotidiano del Sud – l’ALTRAVOCE dell’Italia” sarà distribuito anche in tutta la provincia di Salerno al prezzo di 1 euro. Il giornale, diretto da Roberto Napoletano, si propone di raccontare la vita economica, politica e sociale delle nostre comunità con disincanto e spirito di verità, segnalando vecchie e nuove “rapine” ai danni del Mezzogiorno. Da tre mesi nelle edicole delle maggiori città italiane, il quotidiano è già diventato un autorevole punto di riferimento per quanti intendono costruire una nuova storia meridionale caratterizzata da giustizia sociale ed equità. Qui di seguito l’intervista al direttore Roberto Napoletano, che negli anni passati ha diretto Messaggero e Sole 24 Ore.

Dopo soli tre mesi di vita “il Quotidiano del Sud”, già presente in Basilicata, in Calabria e nelle maggiori città italiane del Nord, approda da martedì nelle edicole di Salerno e della sua provincia, la più estesa d’Italia, con più di un milione di abitanti. Lei ha voluto con forza questa tappa, che rappresenta qualcosa di più rispetto a una semplice estensione dell’area diffusionale.
È proprio così. Salerno è una capitale del “Sud di dentro”, perché riassume e propone nella sua ricchezza storica e sociale pezzi del Mezzogiorno fino ad oggi raccontati senza spirito di verità. È una comunità allargata e aperta, nella quale si rivelano, più che in una metropoli, valori, storia e anima di un popolo. Si tratta di una conquista editoriale che rappresenta per noi e per i lettori un decisivo punto di incontro con Calabria, Basilicata e tutto il resto del Mezzogiorno. Direi che è uno sbocco naturale della nostra sfida editoriale.

Lei sottolinea spesso, anche nelle interlocuzioni vivaci con un potere spesso discutibile per scelte anti-meridionalistiche e storicamente datate, il tasso di controinformazione del suo giornale. È ciò che sente di assicurare anche per il futuro alla platea salernitana?
Non è una promessa, la mia, ma la presentazione ai lettori del nostro Dna e, quindi, della nostra funzione critica. Siamo una voce che ha l’ambizione, quotidianamente sperimentata da circa tre mesi, di raccontare un mondo politico, finanziario, sociale e culturale con gli occhi del Mezzogiorno. Intendiamo, cioè, descrivere la vita di intere comunità con alternative chiavi di lettura, dicendo ciò che, per complicità, superficialità e compromissioni, non si era mai detto, nonostante l’aspirazione repressa del nostro popolo alla verità e alla certezza dei dati informativi.

Nord-Sud, una polarità controversa che determina le letture critiche del quotidiano

Affinché il suo discorso non si traduca in una generica affermazione di alternativa giornalistica, spieghi in pratica che cosa significhi essere “l’ALTRAVOCE dell’Italia”?
Significa scoprire che non è vero che c’è un fiume di ricchezza che arriva nel Sud e lo attraversa, significa scoprire che la capitale dell’intelligenza artificiale non è Milano ma Cosenza, che non è vero che il primato degli impiegati pubblici è nel Sud e nelle isole (4,5) ma nel Nord Est con il 4,9 ogni mille abitanti. Significa scoprire quotidianamente un Sud che non si conosce e un Nord che non si vuole vedere.

In tre mesi, questa operazione-verità ha snidato rendite di posizione, ha determinato inedite assunzioni di responsabilità, amplificate spesso dai maggiori quotidiani nazionali, ha indotto politici di vari schieramenti e lo stesso premier Conte ad intervenire sul suo giornale con chiarimenti talvolta anche imbarazzati. È questa la linea che continuerete a seguire e che i lettori salernitani potranno rilevare da martedì mattina?
Abbiamo raccontato in questi tre mesi tutti i dati circolati sulla spesa pubblica, evidenziandone la falsità. Fino ad oggi, sono stati presentati, come spesa pubblica, i soli dati ministeriali, omettendo di parlare del settore pubblico allargato, mi riferisco alla spesa delle Regioni, dei Comuni, delle Province, delle Comunità montane, dell’Inps, delle Ferrovie, di tutti i soggetti a controllo pubblico. Ebbene, abbiamo scoperto e documentato che il Sud ha il 33,3 per cento di popolazione e riceve soltanto il 28,3 per cento in termini di spesa pubblica. Il Nord, con il 65,7 per cento di popolazione, riceve il 71,7 per cento. C’è un 6 per cento che balla e che sistematicamente viene sottratto al Mezzogiorno. Ecco, raccontiamo questa brutta storia, inquadrandola nei territori che abbiamo deciso di raccontare. È un dramma economico-finanziario, che diventa anche sociale, direi esistenziale.

Un’operazione-verità che riguarda tutte le forze politiche, perché dovrebbe essere la base per nuove analisi e possibili conseguenti scelte?
La verità è il primo patrimonio di un giornalismo che voglia essere di servizio e, quindi, anche di denuncia. Siamo molto soddisfatti che, dopo le inchieste del nostro giornale, la presidente della Commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco, abbia avviato un’indagine conoscitiva sulla spesa pubblica, partendo proprio da quel dato sconosciuto a tutti di 61 miliardi che ballano non dal Nord verso il Sud, come tutti credono, ma dal Sud verso il Nord. Sono numeri e contraddizioni di difficile confutazione da parte di qualsiasi forza politica e dalle istituzioni. Entrambe hanno il dovere di tutelare l’economia, partendo dai diritti inviolabili dei cittadini.

Nuovi orizzonti, dunque, per una visione federale dello Stato?
La legge Calderoli del 2009, che non mi entusiasmò ma che si ispirava a principi in parte anche condivisibili, ipotizzò il federalismo che, per essere attuato con equità, avrebbe dovuto stabilire i livelli essenziali di prestazione (LEP) e i fabbisogni standard dei cittadini, questi ultimi riferiti a scuola, sanità e trasporti. Solo il rispetto di questi parametri avrebbe evitato un’Italia a due velocità, cittadini di serie A e di serie B. Cosa che non è avvenuta. Si disse, infatti, che nell’impossibilità di determinarli subito si sarebbe proceduto, nell’immediato, attraverso il parametro della spesa storica.

Dopo 10 anni siamo ancora a quel parametro, che è una sorta di meccanismo infernale, un premio garantito all’inefficienza: più spendi, più sei premiato.
Proprio così. Il ricco diventa più ricco e il povero più povero. Un gioco delle tre carte, portato avanti con la scomparsa delle due carte che avrebbero reso giustizia al Sud, appunto i LEP e i fabbisogni standard dei cittadini. Ed è così avvenuto, in questi anni, uno scippo di 60 miliardi di euro, che la richiesta di autonomia differenziata si propone di accrescere, sempre a discapito del Mezzogiorno.

Perché accrescere?
Perché le tre regioni richiedenti intendono attingere anche alla spesa centrale, che è l’unico ambito di spesa pubblica nel quale è sopravvissuto un principio minimamente solidaristico. Consideri che i redditi percepiti al Sud risultano già dimezzati rispetto a quelli dell’Italia più ricca e prospera, per cui l’autonomia si abbatterebbe su asili, trasporti, sanità, comprimerebbe cioè i diritti costituzionalmente garantiti dei cittadini del Mezzogiorno. Avremo, di fatto, la secessione con la neo-formazione di due Italie: la prima diventerebbe una colonia franco-tedesca e l’altra, cioè il Sud, sarebbe abbandonata a una deriva pericolosissima. L’Italia così non riparte mai: non si può puntare alla ripresa con 20 milioni di cittadini prima vittime dell’immobilismo e poi ridotti alla povertà.

Torniamo al giornale, dal momento che da martedì si allarga la vostra base diffusionale con Salerno e la sua provincia. Come può il suo quotidiano, il primo dichiaratamente meridionalista, contribuire ad una lotta che continua, con alterne fasi e senza successo, più o meno da 160 anni?
Esiste anche al Nord, lo abbiamo dedotto dai segnali che arrivano al nostro giornale, una parte non regressiva del Paese alla quale continuiamo a rivolgerci affinché si espanda e prenda coscienza dell’esigenza di un’equa redistribuzione della ricchezza pubblica. Per questo motivo la nostra contro-informazione intende operare con gli occhi di chi non ha mai avuto voce. È un’operazione giornalistica, ma anche di cultura, nella speranza di ripristinare un tessuto civile ed economico della nostra Italia ancora in parte dormiente. Le grandi tradizioni civili di Salerno e della sua meravigliosa provincia ci saranno di aiuto, perché ci consentiranno di allargare il nostro fascio di verosimiglianze. Saremo di conseguenza più puntuali, diretti e schieratissimi al servizio delle comunità.