Il Rettore si dimetta subito

La scelta di candidarsi alla elezioni europee con la Lega non è un atto individuale, ma è una decisione, fatta da una carica istituzionale, che investe l'intera istituzione che egli rappresenta. Per evitare questa sovrapposizione è necessario che lasci subito l'incarico

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La scelta del Rettore dell’Università di Salerno di candidarsi alla elezioni europee con la Lega non è un atto individuale, ma è una decisione, fatta da una carica istituzionale, che investe l’intera istituzione che egli rappresenta. Per evitare questa sovrapposizione e liberare l’Università di Salerno dall’associazione alla Lega è necessario che il Rettore si dimetta immediatamente.

Il Rettore dell’Università di Salerno Tommasetti candidato con la Lega alle Europee

Al tempo stesso, questa scelta ci parla di cosa è diventata, almeno in parte, l’università in Italia: uno spazio che permette di subordinare gli interessi collettivi alle ambizioni personali, un ambito di visibilità da utilizzare per carriere individuali.
Questo è stato possibile a causa delle trasformazioni imposte a questa istituzione, in parte svuotata dalle politiche vigenti negli ultimi due decenni delle sue funzioni formative, culturali e politiche rivolte all’emancipazione e alla liberazione sociale e culturale e subordinata alle logiche selettive della performance che premiano le diseguaglianze, le esaltano, ne fanno ideologia.
In queste senso, la candidatura con la Lega è l’esito coerente di un modo di governare e pensare l’università. Se la Lega è un’espressione del neoliberismo, in quanto partito che premia e esalta le disuguaglianze e le gerarchie (non solo razziali, ma anche sociali, economiche e territoriali), allora l’attuale Rettore è a casa sua. Chi ha condiviso politiche come quelle che penalizzano di molto la tassazione degli studenti fuori corso o ha esaltato i processi di utilizzo ad uso imprenditoriale dell’università attraverso gli spin off è coerente con il profilo neoliberista di un partito come la Lega.
Altrettanto coerente è la candidatura con una forza storicamente antimeridionale, che esprime politiche di discriminazione razziale oltre che di ingiustizia fiscale come la flat tax e, come riconosciuto dal suo stesso alleato di Governo Luigi di Maio, ha relazioni pericolose con altri partiti di estrema destra europei, anche con quelli con esponenti che negano l’Olocausto.
È coerente perché si allinea all’idea che si sta con il senso comune dominante, che per far carriera bisogna allinearsi alla corrente vincente, che per essere forti bisogna stare con i forti. E, magari, contro i deboli. È questo un altro tratto che caratterizza la pratica, oltre che l’ideologia, neoliberale. E, quindi, è coerente con la Lega e con le politiche universitarie praticate negli ultimi anni.
Dopo avere ribadito la richiesta di dimissioni, sarebbe utile per l’intera comunità universitaria interrogarsi sul significato di questo epilogo, evitando di ridurlo a fatto individuale, ma inquadrandolo nei cambiamenti vissuti nell’ultimo decennio. Chiedendosi, collettivamente, se, considerato l’epilogo raggiunto, sia il caso di continuare nell’immediato futuro su questa strada o non sia il caso di ripensare un’università in discontinuità con la deriva neoliberista: un’università meno diseguale e più solidale. Ad esempio, a partire dalle condizioni degli studenti e studentesse fuori sede e del personale delle pulizie vessato, negli ultimi 3 anni e mezzo, da un appalto che ne ha fortemente ridotto le condizioni materiali di vita e lavoro.
L’Università di Salerno si guarda allo specchio attraverso la candidatura del suo Rettore con la Lega e deve scegliere se ciò che vede è la sua immagine fedele o un errore da rimuovere quanto prima.