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venerdì, 19 aprile 2019
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Il risparmio non è merce elettorale

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Tempo di lettura due minuti. Leggibilità ***.

Gli istinti populisti e sovranisti non mi sono mai dispiaciuti. Derivano dal contesto politico e sociale in cui una persona vive. Tuttavia, le competenze e le analisi sono da salvaguardare.

Non tutto si può ridurre a scomposte reazioni viscerali. Oggi una parte del nostro paese non capisce in quale realtà vive o finge di non riconoscerla.

E quindi i nostri governanti cercano di massimizzare il dividendo elettorale vendendoci un po’ di tutto, anche attraverso un decreto di ristoro dei truffati delle banche di riconosciuta complessità e a carico di Pantalone.

A questo andazzo si contrappone la politica di Palazzo che ovviamente continua ad esistere e non desidera perdere le sue prerogative.

Vorrei sviluppare il ragionamento servendomi di due articoli tratti dalla stampa odierna.

Due voci fuori dal coro, ma profondamente divergenti.

La prima è di Angelo De Mattia sulle nomine in Banca d’Italia in Milano Finanza. 

La seconda è di una signora che ha perso i suoi risparmi nel fallimento della Banca delle Marche. Scrive a Repubblica.

L’articolo di De Mattia è oggetto di riproduzione riservata e quindi lo riassumo nelle parole con cui egli punta il dito verso un futuro sfascio istituzionale e un inquietante silenzio del Governo se non si supera il problema delle “pendenze”, cioè delle nomine in Banca d’Italia.

Questo sembra essere per l’autore il vero problema del Paese. Una volta superato il quale tutto si aggiusterà. Tornerà tutto come prima. Anzi auspicabilmente meglio di prima, vorrei aggiungere con un pizzico di impertinenza, stanti i non pochi fallimenti bancari degli ultimi anni. Soprattutto non saranno messi in pericolo principi assoluti come l’indipendenza e l’autonomia della Banca Centrale.

Quindi Tertium non datur? Si sarebbero chiesti i romani. Invece a sorpresa non è proprio così e spunta proprio una terza posizione, contenuta nell’altra lettera che ho letto stamani.

Non la commento, perchè è di una civiltà e di una dignità sorprendente.

Anche colei che la scrive fa della tutela del risparmio questione istituzionale, ma nel senso che le Istituzioni dello Stato non hanno funzionato troppo bene. Ringrazio la Signora Tiziana per la chiarezza, come ringrazio il signor Faustinoni, che ella cita, e il dr. Augias per aver pubblicato la lettera.

Lo Stato persegua i banchieri di Tiziana Lorenzetti
“Sono una delle migliaia di persone che ha perduto parte dei suoi risparmi con il fallimento della Banca delle Marche. Sono d’accordo con la lettera del Signor Faustinoni “Lo Stato non può pagare le truffe dei banchieri”, pubblicata domenica 7 aprile, perché non è giusto far pagare tutti i cittadini per una truffa operata da manager di aziende private. Lo Stato però ha il dovere di perseguire  con tutti i mezzi possibili i responsabili (e che le pene siano severe) in modo da recuperare i crediti (in larga parte) e con questi risarcire i truffati. Lo Stato, dunque, si adoperi e celermente. Soprattutto, aggiorni noi truffati sull’andamento delle indagini. Se si riuscisse a far pagare i responsabili, questo sì sarebbe un ottimo deterrente per simili azioni future.”
E’ il tema delle responsabilità. Ma trattarne qui ci porterebbe troppo lontano! Spero solo che la sollecitudine mostrata dalle Autorità governative nell’ideare il fondo indennizzo risparmiatori (ancora in via di scrittura i tormentati decreti attuativi) sia riservata anche ad accertare le responsabilità dei tanti fallimenti bancari avvenuti in così pochi anni.