Il sacro campano impero

Nel consueto cabaret settimanale De Luca fa la secessione: «Se riapriranno le regioni dove il contagio è più esteso chiuderò i confini»

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«Se ci saranno fughe in avanti nelle regioni dove il contagio è più forte, chiuderò la Campania». Vincenzo De Luca stavolta indossa l’elmo del secessionista, in un leghismo capovolto, cavalcando ancora la paura Covid 19. Nella diretta fiume del venerdì, il governatore alterna esaltazione autarchica a sinistri avvertimenti. Un copione antico, miscelato con sapienza teatrale. De Luca annusa nell’aria la voglia di riaprire tutto, nell’Italia segregata e allo stremo. Sono le pulsioni confindustriali, e le smanie produttive del nord. E risponde col cipiglio autoritario, la maschera acchiappa consensi, nell’era del mostro coronavirus. «Per la fase 2 serve senso di responsabilità – ammonisce-. Se una regione d’Italia con una situazione epidemiologica non tranquillizzante, come Lombardia, Veneto o Piemonte, accelera in maniera non responsabile rischia di rovinare l’Italia intera. Se dovessimo avere una corsa in avanti da parte di regioni con contagio così forte, la Campania chiuderà i suoi confini vietando l’ingresso ai cittadini provenienti da quelle zone». Così – tra un editto su Facebook e l’orgasmo dei fan da tastiera – minaccia di sigillare le frontiere. Nel monologo video, la cifra dominante è sempre la paura («Questa è una malattia grave, non è banale. Tutti i contagiati che hanno superato la malattia ci dicono di aver avuto paura perché hanno visto la morte con gli occhi. A volte si muore per soffocamento, qualcosa di straziante»). La paura è uno spettro immanente, penzolante tutto il tempo. Anche nell’emblematico elogio funebre in apertura. «Voglio ricordare una grande personalità della cultura che è scomparsa: Luis Sepulveda – esordisce il governatore -. Un grande intellettuale, un uomo di grandissima sensibilità che ha testimoniato valori di coerenza fino al sacrificio estremo. È una grande perdita, una delle tante che dovremo registrare in seguito a questa epidemia che sta cambiando il mondo. Nulla sarà più come prima». L’unico a restare uguale è proprio De Luca, il punto fermo, l’ancora a cui aggrapparsi nella tempesta perfetta. «Abbiamo salvato la Campania» chiarisce con inevitabile plurale maiestatis. Un merito rivendicato, perché «abbiamo registrato un tasso di decessi che in relazione alla popolazione è il più basso d’Italia». E di primato in primato, «se continuiamo così prima Regione a uscire dal tunnel». La terra promessa, con tono profetico, è già indicata: la metà di maggio. E dal suo Stivale ribaltato, De Luca frusta il padano invasore: «La cosa più drammatica sarebbe riaprire le attività economiche in maniera indifferenziata e poi dopo due settimane essere costretti a richiudere tutto. Una nuova stagione di isolamento non la regge il Paese intero». Sulla fase 2 in Campania, non prende impegni. E non concede nulla nemmeno a pizze e pastiere, fossero pure da asporto. Sarà «una ripresa graduale e non senza piano di sicurezza, sulle consegne a domicilio dipende dall’andamento epidemia». Ma soffiando questo vento indipendentista, dipende anzitutto da lui. Per ora, si limita ad annunciare: «Entro il 3 maggio completeremo la distribuzione di mascherine, poi ne renderemo obbligatorio l’uso». Inoltre, risponde alle domande inviate dai media, filtrate dalla Regione. «La Campania non ha cambiato idea – sostiene -, abbiamo detto che era illusorio poter fare milioni di tamponi perché non ce ne sono a sufficienza, così come i reagenti. Non era quello il modo per contrastare il contagio». Ma sui test arrivano gli attacchi dell’opposizione.
Il M5s: «Con più dialogo avremmo meno malati e più tamponi» «Se prima di pensare di chiudere i confini della Campania, De Luca avesse aperto al dialogo a chi da tempo sta tentando di proporgli soluzioni alternative a una strategia sanitaria che si è rivelata fallimentare – afferma il capogruppo del M5s, Valeria Ciarambino -, oggi probabilmente avremmo avuto meno sanitari contagiati, nessun ospedale lazzaretto, tempi più rapidi di diagnosi e migliore qualità di assistenza per i degenti Covid, faremmo molti più tamponi e avremmo risparmiato decine di milioni in ospedali da campo ultimati quando saranno inutili». E in una nota il gruppo consiliare “Caldoro Presidente” attacca: «De Luca vuole chiudere i confini? Apra le casse della Regione per dare contributi veri e diretti ad imprese e famiglie».

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)