Sandra arriva di corsa, sventolando un foglietto.
“Ho sclitto il tuo nome, ho sclitto il tuo nome!”
Ora, per una bambina che ancora non ha imparato a parlare, la cosa mi sembra alquanto strana… Apro il biglietto, pensando di trovare il mio nome scritto due volte: giocando alla scuola, l’avrà scritto prima Paola e poi Sandra l’avrà copiato. Invece no!
Il mio nome non è scritto due volte e neanche una volta sola in verità… Sul bigliettino leggo solo I O E A.
Sandra mi sorride con soddisfazione da Nobel. Io la guardo interdetta. E lei subito mi legge, seguendo col dito “NI…CO…LE…TTA! Tu ti chiami Nicoletta!”
“Sì”  ̶  le rispondo   ̶ “mi chiamo Nicoletta!”
Ed effettivamente le vocali ci sono tutte.
Le vocali.
Le consonanti … beh, verranno.
Tempo dieci minuti.
Sandra arriva sventolando un altro foglietto. Ancora più felice.
“Leggi, mamma, ho imparato a scrivere!”
Eh beh sta proprio imparando, almeno stavolta una parolina di senso compiuto l’ha scritta.
Aia, hai scritto aia, a mamma: brava!”
“Ma nooooo!”  ̶  mi fa lei con tono di disprezzo, come a dire: mia mamma, grande e grossa non sa ancora leggere
E comunque, bontà sua, mi svela l’arcano.
“C’è sclitto CA…MI….LLA!”
E inizia un balletto, sorridendo con tutti i dentini che ha!
“Ah certo, hai scritto Camilla, scusami, ero distratta!”
Mi complimento e la bambina torna saltellando in cameretta.
“Mammaaaa  ̶  correndo ancora più entusiasta, con quell’emozione tipica di chi ha scoperto tutti i segreti della scrittura  ̶  leggi che ho sclitto!”
Ah, stavolta faccio bella figura.
Sul foglietto c’è scritto di nuovo AIA, cioè Camilla.
“Hai scritto Camilla!”
“Ma no, mamma, seguendo col ditino AIA, ho scritto MA…RI…SA!”
Non ce l’ho fatta neppure stavolta …
Però Sandra non demorde.
Tempo un paio di giorni, arriva con un foglio bello grande, testo e immagine.
“Ho sclitto la lettela a Babbo Natale!”
“Ah bene, fammi vedere…”
“Qui”  ̶  indicando con l’indice la scritta UAI ̶   “ho sclitto BU…LA…TTI…NI … ma se Babbo Natale non sa quali bulattini, ho fatto anche il disegno di Cappuccetto Rosso” (e in effetti c’erano tutti: dal lupo alla nonnina!).
“E perché?”, domando.
Sandra mi fissa, tra l’avvilito e lo stizzito: “Perché non so scrivere Cappuccetto Rosso!”.
“Ah, ecco … [burattini, invece, sì!]”.

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook
Nicoletta Tancredi

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